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Indice
Inizio
Prefazione
Obiettivo 1
Obiettivo 2
Obiettivo 3
Obiettivo 4
Obiettivo 5
Obiettivo 6
Obiettivo 7
Obiettivo 8
Nota per il lettore
Tutte le pagine
Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio 2006 

Il presente testo sarà a breve sostituito da una versione completa di grafici. 

Questo rapporto è basato su informazioni redatte da un Gruppo di esperti di diverse agenzie ONU sugli Indicatori degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM), diretti dal Dipartimento degli Affari Economici e Sociali (DESA) del Segretariato delle Nazioni Unite, in risposta alla richiesta dell’Assemblea Generale di una valutazione periodica dei progressi verso gli OSM. Il Gruppo comprende rappresentanti delle organizzazioni internazionali le cui attività includono la preparazione di una o più serie di indicatori statistici considerati appropriati per il monitoraggio dei  progressi verso gli OSM, come indicato nella lista di seguito. Molti esperti in statistica e consulenti esterni hanno inoltre prestato il loro contributo.

MDG report

ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DEL LAVORO

ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE  PER L’ALIMENTAZIONE E L’AGRICOLTURA

ORGANIZZAZIONE EDUCATIVA, SCIENTIFICA E CULTURALE DELLE NAZIONI UNITE

ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ

BANCA MONDIALE

FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

UNIONE INTERNAZIONALE DELLE TELECOMUNICAZIONI

COMMISSIONE ECONOMICA PER L'AFRICA

COMMISSIONE ECONOMICA PER L’EUROPA

COMMISSIONE ECONOMICA PER L'AMERICA LATINA E I CARAIBI

COMMISSIONE ECONOMICA E SOCIALE PER L'ASIA E IL PACIFICO

COMMISSIONE ECONOMICA E SOCIALE PER L'ASIA OCCIDENTALE

PROGRAMMA CONGIUNTO DELLE NAZIONI UNITE SU HIV/AIDS

FONDO DELLE NAZIONI UNITE PER L'INFANZIA

CONFERENZA DELLE NAZIONI UNITE PER IL COMMERCIO E LO SVILUPPO

FONDO DI SVILUPPO DELLE NAZIONI UNITE PER LE DONNE

PROGRAMMA DELLE NAZIONI UNITE PER LO SVILUPPO

PROGRAMMA DELLE NAZIONI UNITE PER L’AMBIENTE

CONVENZIONE QUADRO DELLE NAZIONI UNITE SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI

ALTO COMMISSARIATO DELLE NAZIONI UNITE PER I RIFUGIATI

PROGRAMMA DELLE NAZIONI UNITE PER GLI  INSEDIAMENTI UMANI

FONDO DELLE NAZIONI UNITE PER LA POPOLAZIONE

UNIONE INTERPARLAMENTARE

ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE E LO SVILUPPO ECONOMICO

ORGANIZZAZIONE MONDIALE PER IL COMMERCIO


Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio 2006
Prefazione 

SEI ANNI FA, i governanti mondiali giunsero ad un accordo su una visione comune per il futuro – un mondo con meno povertà, fame e malattie, maggiori prospettive di sopravvivenza per le madri e i loro figli, bambini educati in maniera migliore, pari opportunità per le donne, e un ambiente più sano; un mondo in cui i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo lavorino insieme per il bene comune. Questa visione è stata alla base degli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio, che forniscono ai Paesi di tutto il mondo un quadro di riferimento con mete e scadenze precise per consentire di misurare i progressi effettuati.

Questo rapporto mostra i progressi compiuti tra il 1990 e il 2006 verso il raggiungimento di questi obiettivi. Le sfide che gli Obiettivi rappresentano sono molto impegnative, ma esistono chiari segnali di speranza. I dati nelle pagine seguenti indicano che fornire ad ogni bambino l’istruzione primaria è un obiettivo raggiungibile. Il pur esiguo numero di paesi dell’Africa subsahariana che sta riuscendo con successo a diminuire la percentuale di contagio da HIV e a migliorare l’accesso all’assistenza sanitaria, dimostra che la battaglia contro l’AIDS può essere vinta. Gradualmente, assistiamo ad un aumento della partecipazione politica delle donne che favorirà il pieno riconoscimento dei loro diritti. I paesi industrializzati hanno confermato il loro impegno per gli obiettivi attraverso l’incremento degli aiuti e la cancellazione del debito. Collettivamente, i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo hanno dimostrato la volontà politica di trovare una soluzione alla riduzione dello strato di ozono, una dimostrazione che si può lavorare insieme sulle sfide ambientali globali.

Tuttavia, sappiamo anche di essere in presenza di grosse disparità sia tra i diversi paesi, sia all’interno dei paesi stessi. Disparità in alcuni casi enormi, in particolare nel caso di coloro che abitano in aree rurali e remote. È necessario un impegno maggiore sia da parte dei paesi industrializzati rafforzando il loro sostegno, sia da parte dei paesi in via di sviluppo utilizzando in maniera più efficace l’aiuto dall’estero e le proprie risorse.

QUESTA PUBBLICAZIONE È IL FRUTTO del lavoro delle agenzie e delle organizzazioni interne ed esterne al sistema delle Nazioni Unite, che hanno operato attraverso un loro gruppo di esperti sugli Indicatori OSM. Il rapporto contiene i dati più recenti e completi, disponibili attraverso un’ampia raccolta di informazioni e un monitoraggio effettuato su scala mondiale. Analoghe informazioni saranno raccolte e presentate ogni anno fino al 2015, data prevista per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, allo scopo di fornire una guida alla  cooperazione internazionale e all’azione nazionale.

Il presente rapporto mostra che alcuni progressi sono stati fatti. Ciò deve rappresentare un incentivo a continuare ad andare avanti. Ma, come anche le pagine seguenti mostrano, c’è ancora una lunga strada da percorrere per mantenere le nostre promesse alle generazioni presenti e future.

JOSÉ ANTONIO OCAMPO
Sottosegretario Generale degli Affari Economici e Sociali


Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio 2006
Obiettivo 1
Eliminare la povertà estrema e la fame
META
Dimezzare, tra il 1990 e il 2015, il numero di persone il cui reddito quotidiano è inferiore a 1 dollaro.

L’Asia è prima nella riduzione della povertà globale

Nel 1990, più di 1,2 miliardi di persone – il 28% della popolazione del mondo industrializzato – viveva in condizioni di estrema povertà. Nel 2002, il numero era diminuito al 19%. Durante questo periodo, i tassi di povertà estrema sono scesi rapidamente nella maggior parte dell’Asia, dove il numero di persone che vive con meno di 1 dollaro al giorno è diminuito di quasi 250 milioni. Il progresso non è stato così rapido in America Latina e nei Caraibi, dove attualmente si registra un numero maggiore di persone che vive in povertà rispetto all’Asia sud-orientale e all’Oceania. I tassi di povertà nell’Asia occidentale e nell’Africa settentrionale sono rimasti pressoché invariati tra il 1990 e il 2002, mentre è aumentato nelle economie di transizione dell’Europa sud-orientale e nella Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). Dati recenti suggeriscono che i tassi di povertà di queste due regioni, che in passato avevano quasi eliminato le forme più estreme di povertà, si stanno nuovamente abbassando. Nell’Africa sub-sahariana, anche se il tasso di povertà è marginalmente diminuito, il numero di persone che vive nella povertà estrema è aumentato di 140  milioni. Molti paesi sub-sahariani mostrano un potenziale di crescita a lungo termine che potrebbe far innalzare gli standard di vita.

META
Dimezzare, tra il 1990 e il 2015, il numero di persone che soffrono la fame

Il numero di persone che soffrono la fame è in aumento, anche se le regioni più colpite mostrano miglioramenti e un abbassamento del tasso di persone che vivono con quantità insufficienti di cibo

La fame cronica, misurata attraverso la proporzione di persone a cui manca il cibo necessario per il fabbisogno quotidiano, è diminuita nel mondo industrializzato. Tuttavia, il miglioramento complessivo non è abbastanza rapido da ridurre il numero di persone che soffre la fame, visibilmente in aumento tra il 1995-1997 e il 2001-2003. Si stima che 824 milioni di persone nel mondo industrializzato abbiano sofferto la fame quotidianamente nel 2003.

Nelle regioni più colpite, Africa subsahariana e Asia meridionale, si sono registrati dei miglioramenti negli ultimi anni. Questi però non sono paragonabili a quelli avvenuti nei primi anni Novanta e oggi il numero di persone che soffre la fame è di nuovo in aumento. L’Asia Orientale desta particolare preoccupazione: nei primi anni Novanta si era verificato una diminuzione del numero di persone che soffrono la fame, ma  i dati recenti mostrano un nuovo aumento.


 

Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio 2006
Obiettivo 2
Assicurare l’istruzione primaria universale

META
Assicurare che entro il 2015, i bambini, in ogni parte del mondo e senza differenza di genere, siano in grado di portare a termine un ciclo completo di istruzione primaria. 

L’istruzione primaria universale resta un obiettivo raggiungibile, nonostante l’Africa sub-sahariana sia rimasta indietro

Gli indici di iscrizione alla scuola primaria hanno raggiunto la media dell’86% nel mondo in via di sviluppo, con un massimo (95%) registrato in America Latina e nei Caraibi e un minimo (64%) nell’Africa subsahariana. Nonostante la regione subsahariana abbia compiuto progressi significativi dal 1990/1991, in Burkina Faso, Gibuti, Eritrea, Etiopia, Mali e Niger, meno della metà dei bambini in età scolare sono iscritti a scuola. Saranno necessari progressi più rapidi in Oceania e in Asia occidentale per il raggiungimento dell’educazione universale; l’Asia meridionale, al contrario, ha compiuto grandi passi in avanti, specialmente nel periodo 1999-2004, in cui l’iscrizione è salita dal 72 all’89% – principalmente grazie ai progressi registrati in India.

I bambini delle aree rurali hanno minor probabilità di frequentare la scuola

Garantire un’educazione a tutti i bambini del mondo rappresenta una grande sfida per la comunità internazionale. Questa sfida è resa ancora più difficile dall’elevato numero di bambini che vive in aree rurali e remote, specialmente nei paesi in via di sviluppo. Alti tassi di povertà nelle aree rurali limitano le opportunità educative a causa della richiesta di lavoro infantile, del basso grado di istruzione dei genitori e della mancanza di accesso a un’istruzione di qualità. Sulla base di indagini sui nuclei familiari in 80 paesi in via di sviluppo, il 30% dei bambini delle zone rurali  in età da istruzione primaria non frequenta la scuola, mentre si registra un 18% nelle aree urbane. E poiché le aree rurali comprendono un maggior numero di bambini, si spiega l’82% di bambini che non frequenta la scuola nei Paesi industrializzati.

Un divario educativo di genere rimane

Più di una bambina su cinque in età scolare, rispetto a un bambino su sei, non frequenza la scuola. Oceania, Asia occidentale e Asia meridionale sono le regioni in cui il divario di genere è più evidente. Desta particolare preoccupazione l’ampio divario di genere nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale, dove vive quasi l’80% dei bambini che non frequentano la scuola.


Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio 2006
Obiettivo 3
Promuovere l’uguaglianza di genere e l’autonomia delle donne

META
Eliminare la disparità di genere nell’insegnamento primario e secondario, preferibilmente entro il 2005, così come in tutti i livelli di insegnamento entro il 2015. 

Nonostante il permanere di profonde diversità, le donne avanzano gradualmente nel mercato del lavoro in tutti le regioni del mondo

Le donne rappresentano una parte in crescita della forza lavoro mondiale, più di un terzo in tutte le regioni ad esclusione dell’Asia meridionale ed occidentale e dell’Africa settentrionale. Tuttavia, esse continuano ad incontrare difficoltà nello svolgere incarichi retribuiti. Differenze di retribuzione, segregazione occupazionale, percentuali maggiori di disoccupazione e un’eccessiva presenza nei settori informali e di sussistenza limitano il miglioramento economico delle donne. Le discrepanze esistenti nel mercato del lavoro sono ulteriormente alimentate da fattori culturali, politiche occupazionali e mancanza di alternative per bilanciare gli impegni lavorativi e familiari o gestire la maternità.

Sebbene gli uomini continuino a dominare, il potere politico delle donne è in aumento

Dal 1990 ad oggi, la presenza femminile in ambito politico è aumentata sensibilmente. Uno su cinque parlamentari eletti nel 2005 è una donna e nel 2006 le presenze femminili nei seggi parlamentari di tutto il mondo sono salite al 17%. In 20 Paesi le donne costituiscono oltre il 30% dei parlamentari. Nonostante questi progressi, notevoli differenze sono ancora presenti. Mentre in Ruanda e nei paesi nordici si è quasi raggiunta la parità di cariche politiche nazionali ricoperte da donne, la presenza femminile è piuttosto ridotta in Oceania, Africa e Asia occidentale. I dati più incoraggianti arrivano da America Latina e Caraibi, dove attualmente le donne occupano il 20% dei seggi parlamentari. 

Diversi fattori entrano in gioco. Opinione pubblica e gruppi di pressione hanno influito notevolmente sul panorama politico. Quote ed altre disposizioni hanno favorito l’abbattimento delle barriere portando a cambiamenti positivi. Oggi più di 95 paesi hanno applicato nuove disposizioni obbligatorie o volontarie, al fine di incrementare la partecipazione femminile nella sfera politica. In tal senso, le nuove costituzioni di paesi recentemente usciti da conflitti si sono rivelate particolarmente efficaci. Ad esempio, a seguito delle elezioni del 2005 in Afghanistan e Iraq, le donne oggi occupano nei due paesi rispettivamente il 27 e il 25% dei seggi parlamentari.

Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio 2006  
Obiettivo 4
Ridurre la mortalità infantile

META
Ridurre di due terzi, dal 1990 al 2015, la mortalità dei bambini al di sotto dei 5 anni

Oggi un maggior numero di bambini supera i primi anni di vita, sebbene la mortalità infantile continui a rappresentare una piaga profonda nell’Africa subsahariana

Nonostante il miglioramento delle prospettive di vita in ogni regione del mondo, nel 2004 10 milioni e mezzo di bambini non hanno superato il quinto anno di età, la maggior parte di essi per cause che potevano essere prevenute. La grande maggioranza di questi bambini (94%) proveniva da 60 Paesi. L’Africa subsahariana, con solo il 20% dei bambini del pianeta, ne vede morire la metà, una situazione che ha mostrato soltanto dei lievi miglioramenti. La sopravvivenza infantile, invece, è aumentata notevolmente in America Latina e nei Caraibi, in Asia sudorientale e orientale e in Africa settentrionale, dove la mortalità è scesa di oltre il 3% annuo.

Famiglie più ricche e madri istruite raddoppiano la sopravvivenza infantile

I tassi di mortalità infantile presentano delle differenze significative sia tra le diverse regioni del mondo sia all’interno dei singoli stati. La probabilità di sopravvivenza per i bambini con madri che hanno ricevuto almeno un’istruzione secondaria è due volte più alta rispetto a quelli con madri meno istruite. I bambini appartenenti al 20% delle famiglie più ricche hanno due volte più probabilità di sopravvivere rispetto a quelli appartenenti al 20% delle famiglie più povere. Concentrare gli sforzi su tali differenze e aiutare i gruppi più deboli rappresenta la sfida più grande per raggiungere entro il 2015 il traguardo fissato rispetto alla mortalità infantile.

Tre bambini su quattro vengono vaccinati contro il morbillo, che causa ancora oggi quasi mezzo milione di vittime ogni anno

La vaccinazione di tre quarti dei bambini del mondo si è rivelata in assoluto uno degli interventi di sanità pubblica più efficaci. Ciò nonostante, nel 2004, il virus del morbillo ha causato la morte di 454 mila bambini mentre altri sono rimasti ciechi o sordi. Due terzi dei bambini del mondo senza vaccinazione provengono dai seguenti sei Paesi: Cina, Repubblica Democratica del Congo, India, Indonesia, Nigeria e Pakistan. L’America Latina e i Caraibi sono al primo posto in quanto a progressi nell’immunizzazione dei bambini. Significativi sono anche i risultati conseguiti dall’Africa subsahariana, che tra il 1999 e il 2004 ha ridotto di circa il 60% il numero delle vittime colpite dal morbillo, superando così ogni altro paese. Questo miglioramento globale nasconde grandi diversità all’interno delle regioni: in Chad e in Nigeria, ad esempio, è facilmente riscontrabile che due volte su quattro i bambini vaccinati sono figli di madri istruite piuttosto che di madri prive di istruzione. Tali diversità sono ancora più evidenti se si mettono a confronto i bambini provenienti dalle famiglie più ricche con quelli delle famiglie più povere.

Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio 2006
Obiettivo 5
Migliorare la salute materna

META
Ridurre di tre quarti il tasso di mortalità materna dal 1990 al 2015

La mortalità da parto è ancora molto diffusa nelle zone con il maggior numero di decessi.

Nonostante abbia rappresentato negli ultimi vent’anni uno dei principali obiettivi delle organizzazioni internazionali, il tasso di mortalità da parto sembra essere variato di poco nelle regioni che già contano il maggior numero di decessi (Africa subsahariana e Asia meridionale). Dati poco attendibili e ampi margini di incertezza rendono difficile una chiara analisi della situazione. Strutture sanitarie adeguate ed un controllo delle nascite sono fondamentali per migliorare la salute delle madri e ridurne la mortalità da parto. Tuttavia, circa 200 milioni di donne che vorrebbero disciplinare il processo di procreazione non hanno accesso ai metodi di contraccezione. La presenza di personale sanitario qualificato al momento del parto e di strutture ostetriche d’emergenza adeguate può contribuire ad un’ ulteriore riduzione delle vittime, come dimostrato da un numero sempre maggiore di paesi.

Tre regioni mostrano notevoli progressi nel numero dei parti assistiti

Ricevere un’assistenza sanitaria qualificata al momento del parto rappresenta un fattore chiave per limitare la mortalità materna. Sebbene si registri un miglioramento in tutte le regioni del mondo, soltanto il 46% delle nascite nell’Africa subsahariana, che conta circa  la metà dei casi mondiali di decessi da parto, sono assistite da personale qualificato. In Asia meridionale la percentuale è addirittura inferiore. In Asia orientale e meridionale e in Africa occidentale si riscontrano i risultati migliori, con un aumento delle nascite assistite dal 55 all’80%.

Le donne delle zone povere e rurali si trovano ad affrontare da sole il delicato momento del parto.

La presenza di personale sanitario qualificato al momento del parto è l’indicatore dello stato di salute delle madri e dei bambini più irregolarmente distribuito all’interno dei paesi in via di sviluppo. Per le donne povere e provenienti dalle zone rurali è più difficile ricevere cure adeguate durante il parto rispetto alle donne più ricche delle aree urbane. Tale disuguaglianza è particolarmente accentuata nell’Africa subsahariana. Confrontando i dati provenienti da 33 paesi, le donne delle aree urbane hanno il triplo di possibilità di ricevere assistenza da personale qualificato durante il parto rispetto alle donne provenienti dalle zone rurali. Inoltre quelle appartenenti al quintile più ricco della popolazione hanno sei volte più possibilità rispetto a quelle provenienti dal quintile più povero. Riequilibrare simili diversità richiederà uno studio statistico continuo combinato a dei piani d’azione mirati.

Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio 2006
Obiettivo 6
Combattere l’HIV/AIDS, la malaria e altre malattie

META
Bloccare la propagazione dell’HIV/AIDS ed iniziare a invertire la tendenza entro il 2015. 

Gli sforzi mirati alla prevenzione hanno dato dei risultati soddisfacenti in alcune aree, tuttavia il numero di vittime e i nuovi casi di contagio sono in aumento

Diversi Paesi sono riusciti a ridurre la loro percentuale di persone affette da HIV attraverso  interventi mirati a promuovere un cambiamento di stile di vita. Tuttavia, il numero complessivo di persone affette da HIV è continuato ad aumentare, passando dai 36,2 milioni di casi nel 2003 ai 38,6 milioni nel 2005 (di cui circa la metà sono donne). Il 2005 ha registrato circa 4,1 milioni di nuove infezioni. E’ aumentato anche il numero di vittime dell’AIDS, toccando i 2,8 milioni nonostante un utilizzo più ampio del trattamento antiretrovirale e precauzioni migliori in alcune regioni.

Focolare dell’epidemia rimane la regione subsahariana dell’Africa. Ospitando poco più del 10% della popolazione mondiale, questa zona registra il 64% delle persone affette da HIV e il 90% dei bambini (sotto i 15 anni) portatori sani del virus. 12 milioni di bambini provenienti dall’Africa subsahariana sono orfani, mentre circa il 59% degli adulti affetti da HIV, per un totale di 13,2 milioni di persone, sono donne.

Alla fine degli anni Novanta, la percentuale di nuovi casi affetti da HIV nella regione aveva raggiunto i suoi valori massimi, mentre ultimamente in Kenia, Zimbabwe e nelle zone urbane di Burkina Faso si sono registrati dei lievi miglioramenti. La propagazione dell’HIV prevalentemente tra individui adulti dell’Africa subsahariana di età compresa tra i 15 e i 49 anni sembra essersi contenuta, sebbene le percentuali rimangano molto elevate. Questa apparente stabilizzazione è data dal fatto che, se da una parte nuovi individui hanno contratto il virus, dall’altra quasi lo stesso numero è deceduto vittima della malattia. 

META
Arrestare il flagello della malaria e di altre malattie e cominciare a invertire la tendenza entro il 2015. 

Al via la lotta contro la malaria.

La crescente consapevolezza del flagello malarico si è associata ad un rinnovato impegno nel combattere questa malattia. I consistenti aiuti economici del Fondo globale per la lotta all’Aids, tubercolosi e malaria, la Strategia globale contro la malaria della Banca Mondiale, l’ Iniziativa contro la malaria del presidente degli Stati Uniti e la Fondazione Bill & Melinda Gates, tra gli altri, dovrebbero incentivare i principali interventi di controllo della malattia, in particolare l’utilizzo di zanzariere e di efficaci sostanze antimalariche.

In soli 4 anni (1999 – 2003), la distribuzione di zanzariere è aumentata di 10 volte nell’Africa subsahariana. Nonostante questo progresso, sulla base di dati ricavati da una serie di paesi della regione, si riscontra che gli abitanti dei centri urbani sono sei volte più inclini ad utilizzare le zanzariere rispetto agli abitanti delle zone rurali. Allo stesso modo, il quintile più ricco della popolazione è undici volte più propenso al loro utilizzo rispetto al quintile più povero.

Sono in aumento i nuovi casi di tubercolosi oltre che di malattie associate all’HIV

Il numero di nuovi casi di tubercolosi sta aumentando annualmente dell’1%, soprattutto nell’Africa subsahariana. Nella Comunità di Stati Indipendenti (CSI) si è verificato un forte aumento durante gli anni Novanta, ma il valore massimo è stato raggiunto nel 2001 per poi diminuire. La tubercolosi uccide 1,7 milioni di persone ogni anno. Dei quasi 9 milioni di casi registrati nel 2004, 741.000 riguardavano persone affette da HIV.


Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio 2006
Obiettivo 7
Garantire la sostenibilità ambientale

META
Integrare i principi di sviluppo sostenibile nelle direttive politiche dei paesi e nei programmi, ponendo fine alla distruzione delle risorse ambientali

La deforestazione continua a ritmo allarmante, tuttavia la perdita netta delle aree forestali sta lentamente diminuendo

Vista dapprima come trasformazione di aree forestali in territori adibiti all’agricoltura, la deforestazione continua a ritmi allarmanti, circa 13 milioni di ettari l’anno. La riforestazione, il ripristino del paesaggio e la naturale espansione delle foreste ne hanno ridotto notevolmente la perdita. I nuovi territori, comunque, non possiedono lo stesso valore ecologico di foreste più longeve e biodiversificate; inoltre non forniscono alle comunità locali gli stessi benefici e gli stessi mezzi di sussistenza.

Dal 2000 al 2005 la riduzione dell’area boschiva è stata di circa 7,3 milioni di ettari l’anno (un’area pari alle dimensioni della Sierra Leone o di Panama), rispetto agli 8 milioni di ettari tra il 1990 e il 2000. Attualmente si registra una perdita giornaliera di circa 200 kmq di foresta.

Un’azione decisiva e scrupolosa ha portato alla drastica diminuzione delle sostanze anti-ozono.

La protezione dello strato d’ozono è un successo globale. Nel 1987 il protocollo di Montreal portò ad un’azione globale per la riduzione dell’uso di sostanze chimiche dannose allo strato d’ozono, che funge da scudo alla terra contro le radiazioni ultraviolette. Da allora i paesi industrializzati hanno cominciato ad eliminare le sostanze con potenziale di riduzione dell’ozono, mentre i paesi in via di sviluppo sono prossimi a farlo. Senza questi provvedimenti, entro il 2050 la riduzione dello strato di ozono sarebbe stata di 10 volte superiore ai livelli attuali, dando seguito a ulteriori milioni di casi di melanomi, cancri e cataratte.

L’utilizzo di energia è diventato più efficiente in gran parte delle regioni del mondo, sebbene continuino ad aumentare ovunque le emissioni di carbonio

Dal 1990, la quantità di energia utilizzata per 1000 dollari di PIL è diminuita globalmente di circa il 10%, con primati di efficienza nelle economie in transizione e in Asia orientale e meridionale. Questo fattore ha contribuito a mantenere la percentuale d’incremento delle emissioni di carbonio, associate al cambiamento climatico terrestre, leggermente al di sotto dell’aumento mondiale del consumo di energia. La quantità di carbonio pro capite è rimasta piuttosto costante tra il 1990 e il 2003, registrando 4 tonnellate metriche a persona. Tuttavia, a causa dell’incremento economico e demografico, le emissioni di carbonio continuano ad aumentare, specialmente nei Paesi in via di sviluppo, dove si è registrata una crescita più rapida. Sono necessari degli sforzi maggiori per sviluppare ed introdurre tecnologie energetiche e combustibili più puliti nei paesi in via di sviluppo, che stanno iniziando ad investire in maniera più consistente in attività altamente energetiche.  

META
Dimezzare entro il 2015 la percentuale di persone prive di accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari di base

Con metà della popolazione dei paesi in via di sviluppo ancora priva di servizi sanitari di base, è difficile che il mondo riesca a raggiungere il suo traguardo

Tra il 1990 e il 2004 la presenza di servizi sanitari nei paesi in via di sviluppo è passata dal 35 al 50%. Ciò significa che durante questo arco di tempo, 1,2 miliardi di persone ha usufruito di servizi sanitari. Tuttavia, per far sì che il mondo riesca a raggiungere il suo obiettivo entro il 2015, altri 300 milioni di persone avrebbero dovuto disporne.

Gli obiettivi mondiali di accesso all’acqua potabile sono raggiungibili, tuttavia le aree rurali ne usufruiscono ancora in maniera frammentata

La percentuale della popolazione che usufruisce di acqua potabile da sorgenti adeguate è continuata ad aumentare nei Paesi in via di sviluppo, arrivando all’80% nel 2004 rispetto al 71% del 1990. Ciò significa che il processo per il raggiungimento dell’obiettivo è stato avviato con successo. L’aumento della popolazione rappresenta una nuova sfida da affrontare, mentre persistono profonde diversità tra i paesi e tra zone urbane e rurali. A tal proposito, le maggiori discrepanze si registrano in alcune zone dell’Africa subsahariana, dove gli abitanti delle zone urbane hanno il doppio delle possibilità di usufruire di acqua potabile rispetto agli abitanti delle zone rurali.
 

META
Raggiungere entro il 2020 un significativo miglioramento delle condizioni di vita di almeno 100 milioni di persone che vivono in baraccopoli. 

Nell’Africa subsahariana i centri urbani e le baraccopoli stanno crescendo rapidamente

Nel 2007, per la prima volta nella storia, la maggioranza della popolazione mondiale vivrà nelle aree urbane. Ciò comporterà un aumento delle baraccopoli nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo. L’Africa subsahariana è il Paese che registra la più rapida crescita urbana del mondo, concentratasi quasi interamente in baraccopoli, dove i nuovi residenti si trovano ad affrontare problemi di sovraffollamento, abitazioni inadeguate, mancanza di acqua potabile e servizi sanitari insufficienti. Anche in Asia occidentale la maggior parte dell’incremento urbano si concentra in baraccopoli. La rapida espansione di queste aree in Asia meridionale e orientale sta favorendo la nascita di città di grandezza e complessità senza precedenti, lanciando la nuova sfida di fornire soluzioni abitative adeguate alla popolazione più povera. L’Africa occidentale è l’unica regione in via di sviluppo dove la qualità della vita urbana sta migliorando. Qui la percentuale della popolazione che risiede nelle baraccopoli è diminuita dello 0,15% all’anno.

Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio 2006
Obiettivo 8
Sviluppare un partenariato globale per lo sviluppo

L’aiuto allo sviluppo, reso possibile principalmente dalla riduzione del debito, è in netto aumento, sebbene gli obiettivi non siano stati ancora raggiunti.

META
Affrontare i bisogni specifici dei paesi meno sviluppati, dei paesi privi di sbocco sul mare e degli stati insulari in via di sviluppo

Gli aiuti ai paesi in via di sviluppo sono aumentati in maniera costante a partire dal 1997, raggiungendo nel 2005 i 106 miliardi di dollari, pari a un terzo dell’1% del totale del reddito nazionale dei paesi donatori.

La riduzione del debito ha rappresentato più della metà dell’aumento verificatosi dal 1997 e per quarti di esso nel 2005. Tale riduzione, sebbene positiva, non garantisce un futuro aumento degli stanziamenti per la riduzione della povertà. In modo analogo, gli aiuti forniti in casi di emergenza e di catastrofi naturali, che rappresentano una gran parte dell’aumento della quota totale di aiuti, anche se essenziali, non soddisfano tuttavia i fabbisogni dello sviluppo a lungo termine. 

Altre forme di aiuto sono aumentate del 9% nel 2005, proseguendo la ripresa iniziata nel 2004. I 50 paesi meno sviluppati del mondo ricevono oggi  circa un terzo di tutti i flussi di aiuti e i paesi donatori si sono impegnati a raddoppiare entro il 2010 gli aiuti all’Africa, continente che ospita gran parte di tali paesi.

Soltanto cinque paesi - Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia - hanno raggiunto l’obiettivo stabilito dalle Nazioni Unite di destinare lo 0,7% del reddito nazionale lordo agli aiuti per lo sviluppo. Altri undici paesi appartenenti all’Unione Europea si sono impegnati a raggiungere tale obiettivo entro il 2015. Se tutti i paesi donatori rispettassero i propri impegni, gli aiuti dovrebbero raggiungere i 130 miliardi di dollari entro il 2010.

META
Sviluppare ulteriormente un sistema finanziario e commerciale aperto, basato sul diritto, affidabile e non discriminatorio

Tre quarti delle esportazioni provenienti dai paesi in via di sviluppo entrano ora esenti da dazio nei mercati dei paesi industrializzati

I paesi in via di sviluppo hanno guadagnato maggior accesso ai mercati nell’ultimo decennio.

Tre quarti delle esportazioni provenienti da tali paesi sono penetrate nel 2004 esenti da dazio nei mercati dei paesi industrializzati, con un picco del 79% per i paesi meno sviluppati.

Tuttavia, alcuni beni che ricoprono un’importanza strategica per le economie dei paesi in via di sviluppo, come ad esempio abbigliamento e prodotti agricoli, sono ancora soggetti a forte tassazione.

Uno degli obiettivi principali delle trattative in corso all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) è ridurre ulteriormente tali barriere commerciali.
I paesi industrializzati si sono impegnati principalmente per le importazioni dai paesi meno sviluppati esenti da dazi e da aliquote. Una forte volontà politica è però necessaria per garantire ulteriori riduzioni. 

META
Affrontare in maniera globale il debito dei paesi in via di sviluppo

Il livello del debito è  in calo ma per molti paesi poveri, è ancora troppo elevato.

Il debito per 29 paesi altamente indebitati è sceso dal 1998 a 59 miliardi di dollari, rappresentando oggi meno del 7% dei proventi delle esportazioni. Per molti paesi poveri, questo livello di debito, sebbene ridotto, è ancora troppo elevato. Nel 2005, i leader degli 8 paesi più industrializzati (G8) si sono impegnati a cancellare il debito dei paesi più altamente indebitati che rispondano a determinati parametri, tra i quali la presenza di precedenti prestazioni macroeconomiche positive. L’Associazione internazionale per lo sviluppo della Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale ed il Fondo per lo sviluppo africano cancelleranno i debiti di 19 paesi che avranno soddisfatto i requisiti dell’Iniziativa per i paesi poveri altamente indebitati (HIPC).
Altri undici paesi restano potenziali beneficiari dell’iniziativa di riduzione del debito, ma ne sono esclusi a causa di conflitti, malgoverno e pagamenti arretrati. 

META
Sviluppare ed attuare strategie di concerto con i paesi in via di sviluppo per offrire ai giovani un lavoro dignitoso e produttivo

Le prospettive di lavoro per i giovani sono diminuite in gran parte delle regioni del mondo

Il numero dei giovani, e la loro percentuale all’interno della popolazione, è notevolmente aumentata nei paesi in via di sviluppo. Per molti di essi si profilano prospettive di lavoro molto incerte. Dal 1995 il numero di giovani in tutto il mondo è aumentato di 135 milioni; contemporaneamente il numero di giovani disoccupati è passato da 72,8 a 85,7 milioni.

Oggi i giovani costituiscono circa la metà dei 192 milioni di disoccupati nel mondo. In molti paesi i giovani in cerca di lavoro sono il triplo degli adulti.

In assenza di adeguate opportunità di lavoro, cresce in molti giovani un senso di scoraggiamento e di inutilità.

Ciò costituisce una sfida impellente per i paesi in via di sviluppo, in cui risiedono l’85% dei giovani di tutto il mondo. Inoltre, essere giovane e donna può essere un doppio svantaggio: proprio le giovani donne spesso incontrano maggiori difficoltà ad accedere al mondo del lavoro e a ottenere un  impiego dignitoso. Molte di esse sono costrette a lasciare il paese di origine per cercare lavoro altrove, affrontando il rischio di essere coinvolte in traffici illeciti o di essere sfruttate.

L’integrazione dei giovani nel mercato del lavoro, soprattutto di quelli provenienti da famiglie disagiate, è importante per la crescita futura e per porre un freno alla trasmissione intergenerazionale della povertà. Come ha affermato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, i giovani sono la nostra risorsa più preziosa per il futuro e in quanto tali devono essere aiutati.  

META
Fornire accesso ai medicinali di prima necessità nei paesi in via di sviluppo in collaborazione con le case farmaceutiche

In aumento le cure contro il virus dell’HIV

Nei paesi in via di sviluppo è in aumento la disponibilità di medicinali di prima necessità, in particolare quelli per combattere il virus dell’HIV. Tra il 2001 ed il 2005, il numero di persone sottoposte a terapia antiretrovirale nei paesi con basso e medio reddito è aumentato di cinque volte, passando da 240.000 a 1,3 milioni di persone. L’aumento è stato più significativo nell’Africa subsahariana, dove si è passati da 100.000 persone alla fine del 2003 a 810.000 in appena due anni. I prezzi degli antiretrovirali sono diminuiti in modo significativo, i farmaci generici sono diventati più accessibili e sono migliorati anche i sistemi di approvvigionamento dei farmaci.

Tuttavia l’obiettivo stabilito nel 2003 di provvedere all’assistenza di almeno metà delle persone che necessitano di terapie è fallito e solo una persona su cinque oggi ha accesso ai farmaci antiretrovirali.

META
Collaborare con il settore privato per rendere accessibili i vantaggi delle nuove tecnologie, soprattutto i nuovi mezzi di informazione e comunicazione

L’accesso ai mezzi d’informazione e comunicazione è in crescita costante, tuttavia persiste il cosiddetto “divario digitale”

La continua espansione dell’accesso ai mezzi di informazione e comunicazione sembra non essere correlata alla crescita economica. Il numero di abbonati alla telefonia fissa e mobile è passato da 530 milioni nel 1990 a circa 3 miliardi nel 2004 (circa metà della popolazione mondiale).

La crescita è stata particolarmente rapida nel settore della telefonia mobile, che offre accesso a telecomunicazioni in regioni dove il numero di linee fisse è limitato: nel 2004 l’Africa ha aggiunto circa 15 milioni di nuovi utenti, cifra che equivale al numero totale di utenti di linee telefoniche fisse e mobili nel continente nel 1996. A tutto il 2004, il 14% della popolazione mondiale aveva accesso ad internet, con un profondo divario digitale tra regioni industrializzate e regioni in via di sviluppo: più della metà della popolazione residente nelle regioni industrializzate ha accesso ad internet, mentre nelle regioni in via di sviluppo questa percentuale è pari solo al 7% e corrisponde a meno dell’1% nei 50 paesi meno sviluppati.


Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio 2006
Nota per il lettore

Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) sono uno dei risultati della Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, sottoscritta da 189 paesi nel 2000. La maggior parte degli obbiettivi è stata pensata per essere realizzata entro il 2015 sulla base della situazione globale degli anni ’90. Proprio in quel periodo hanno avuto luogo varie conferenze a livello mondiale e sono stati definiti la maggior parte degli obiettivi riguardanti il tema dello sviluppo. Il 1990 è quindi l’anno di riferimento per la valutazione dei progressi compiuti in vista del raggiungimento degli Obiettivi. Per molti dei parametri, il 2004 è l’anno più recente a cui risalgono dati completi.

I dati per verificare il progresso degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) sono stati raccolti da agenzie specializzate all’interno della loro area di competenza e tratti da statistiche nazionali fornite dai governi al sistema statistico internazionale – la Divisione Statistica delle Nazioni Unite e gli uffici statistici di varie organizzazioni internazionali – ed in seguito ordinati per analisi comparativa.

In alcuni casi, i governi nazionali potrebbero avere statistiche più recenti non riportate all’interno del sistema statistico internazionale. In altri casi, alcuni paesi non forniscono i dati richiesti alla compilazione degli indicatori. In tal caso, le agenzie statistiche internazionali fanno calcoli basandosi sui dati dei paesi vicini oppure sui dati di quelli con analoghi livelli di reddito. La maggior parte delle organizzazioni e delle agenzie del sistema delle Nazioni Unite, insieme con l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE) e l’Unione Interparlamentare, contribuiscono a tale lavoro. Molti indicatori - riguardanti ad esempio la mortalità infantile, la malnutrizione, la prevenzione e la cura della malaria e le informazioni divulgate sul virus dell’HIV e la sua diffusione nel mondo – sono il risultato di studi sostenuti e condotti da agenzie internazionali.  Tali studi comprendono soprattutto i moduli di indicatori multipli di ricerca (MICS) e quelli per le ricerche demografiche e sanitarie, i quali aiutano a colmare il frequente divario esistente sui dati.

Inoltre, alle percentuali regionali e mondiali vengono aggiunti i dati nazionali derivanti da studi internazionali e da fonti nazionali o stimati da agenzie competenti; tali aggiunte vengono impiegate in questo rapporto al fine di fornire la valutazione generale del progresso in corso.

Da quando è iniziata la valutazione periodica del progresso degli Obbiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) cinque anni fa, la comunità statistica internazionale si è preoccupata per la mancanza di dati adeguati per istituire gli indicatori richiesti in molti paesi in via di sviluppo. Allo stesso tempo, gli stessi strumenti di monitoraggio si sono concentrati su questa carenza di dati e sulla crescente consapevolezza della necessità di lanciare iniziative per far progredire la capacità di raccogliere dati statistica. Nonostante i molti passi compiuti in questa direzione, c’è ancora molto da fare affinché tutti i paesi siano in grado di produrre un flusso continuo di dati in materia sociale ed economica, necessari per informare sull’andamento delle politiche di sviluppo dei governi e sugli eventuali progressi ottenuti.

Questa rapporto presenta alcuni dati relativi al progresso degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM),  sia per quanto riguarda lo sviluppo del mondo nel suo insieme e sia per quello di gruppi di paesi.

Questi ultimi vengono suddivisi in: regioni “in via di sviluppo”, che includono le economie di transizione del Commonwealth of Independent States (CIS) in Asia ed in Europa, e regioni industrializzate.

Le regioni in via di sviluppo sono state a loro volta suddivise nelle sotto regioni mostrate nella cartina sopraindicata.

Tali gruppi regionali si basano sulle divisioni geografiche proposte dalle Nazioni Unite, con alcune modifiche volte a creare, per quanto possibile, un’analisi più approfondita per alcuni gruppi di paesi. La lista completa dei paesi inclusi in ogni regione e sottoregione è disponibile sul sito: www.mdgs.un.org

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(1) Poiché non è stata stabilita una definizione di paesi  “in via di sviluppo” e paesi “industrializzati” o aree nel sistema delle Nazioni Unite, tale suddivisione è relativa alla sola analisi statistica.

Le definizioni impiegate nel suddetto materiale e la sua presentazione non implicano alcuna espressione di opinione da parte del Segretariato delle Nazioni Unite sullo status legale di alcun paese, territorio, città o area delle sue autorità o  concernente le delimitazioni delle sue frontiere o confini.

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Traduzione a cura dell’Ufficio italiano di UNRIC Bruxelles
(Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite per l’Europa Occidentale)
E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Per ulteriori informazioni consultare i seguenti siti:

UN Statistics Division Millenium
Development Goals, mdgs.un.org

Obiettivi di Sviluppo del Millennio
http://www.unric.org/index.php?option=com_content&task=view&id=135

Ufficio per la Campagna del Millennio dell’ONU
www.millenniumcampaign.org

Foto: Adam Rogers/UNCDF

Copyright © United Nations, 2006
Diritti riservati.

 
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“Noi, capi di stato e di governo …. ribadiamo che i nostri valori fondamentali comuni: libertà, uguaglianza, solidarietà, tolleranza, rispetto per i diritti di tutti gli esseri umani, rispetto per la natura e responsabilità condivise, sono fondamentali per i rapporti internazionali … Riconfermiamo il nostro impegno al fine di sradicare la povertà e a promuovere una crescita economica sostenibile, uno sviluppo sostenibile e prosperità globale per tutti … Ribadiamo la nostra determinazione ad assicurare la realizzazione piena e tempestiva degli Obbiettivi del Millennio per lo sviluppo. Sottolineamo il bisogno di un’azione multilaterale tempestiva, nonché il bisogno di strategie più ambiziose di sviluppo nazionale e di sostegno internazionale”.

-    Dal documento finale del Vertice Mondiale 2005, Nazioni Unite, 16 settembre 2005
pubblicato dal Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (DESA)
Giugno 2006

SDG POSTER IT UN Artboard Poster

“Together - Rispetto, sicurezza e dignità per tutti”

 La campagna mette in luce i contributi economici, culturali e sociali che migranti e rifugiati offrono ai paesi di origine, transito e destinazione. Inoltre, mira a contrastare la disinformazione e le percezioni sbagliate sull'argomento.

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