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Videomessaggio da EpiCentro, sito dell'Istituto Superiore di Sanità, in occasione della giornata mondiale del Diabete (14 novembre)

Epicentro cover Giornata Salute Mentale

14 nov - Giornata mondiale del diabete 2018

Chiara Donfrancesco, Marina Maggini, Maria Masocco, Valentina Minardi, Luigi Palmieri (Istituto Superiore di Sanità), in collaborazione con la Redazione di EpiCentro-Iss

Secondo i dati pubblicati nel 2017 dalla World Diabetes Federation nell’ottava edizione del “IDF Diabetes Atlas”, nel mondo sono 425 milioni le persone che vivono con il diabete (1 adulto su 11) e 212 milioni (1 adulto su 2) non sanno di averlo [1]. In Italia, l’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) stima che nel 2016 le persone con diabete sono oltre 3 milioni e 200 mila, cioè il 5,3% dell’intera popolazione [2]. Numeri che fanno riflettere anche alla luce dell’impatto sociale che questa patologia ha sia sui sistemi sanitari nazionali (SSN) come problema di salute pubblica sia sulle persone e sui loro familiari. E proprio per promuovere il ruolo della famiglia nella gestione, cura e prevenzione del diabete che l’edizione 2018 del World Diabetes Day (14 novembre) viene dedicata a “Famiglia e diabete” (The Family and Diabetes) [3].

Dalla gestione integrata del diabete al contrasto delle malattie croniche

Da oltre venti anni l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) – organo tecnico-scientifico del Sistema sanitario nazionale – conduce diverse attività su vari temi legati al diabete, studiando la diffusione della patologia, i fattori di rischio, le complicanze e i modelli di assistenza. In questo campo, così come in altri contesti, l’ISS lavora a stretto contatto con il Ministero della Salute, con le società scientifiche interessate e con le associazioni delle persone con diabete e con altre malattie croniche.

Nel 2004, lo studio QUADRI (Qualità dell’Assistenza alle persone Diabetiche nelle Regioni Italiane), condotto dall’ISS in collaborazione con le strutture di sanità pubblica di tutte le Regioni e Province autonome italiane, per la prima volta ha intervistato direttamente le persone con diabete: un campione di 3426 persone estratte dalle liste degli esenti ticket. Obiettivo dello studio era fornire un’immagine della qualità e delle modalità dell’assistenza usando il punto di vista delle persone con diabete. Lo studio QUADRI ha mostrato come, nonostante i miglioramenti terapeutici e assistenziali, fosse ancora grande la distanza tra la reale qualità dell’assistenza erogata e quanto raccomandato in sede scientifica. Tutto ciò ha indotto il Ministero della Salute a impegnare fortemente il SSN con la realizzazione di progetti regionali finalizzati a prevenire le complicanze del diabete tramite l’adozione di programmi di gestione integrata della malattia [4].

È nel 2006, che l’ISS, in collaborazione con il Ministero della Salute, ha dato il via al progetto IGEA (Integrazione, Gestione E Assistenza per la malattia diabetica) che ha definito una strategia complessiva di intervento per favorire il miglioramento della qualità della cura per le persone con diabete attraverso l’adozione di un modello di gestione integrata. Un modello basato fondamentalmente sulla collaborazione e il coordinamento tra i livelli di assistenza e sul coinvolgimento attivo del paziente nel percorso di cura. Il Progetto IGEA, attraverso le sue iniziative a vari livelli e con il contributo attivo delle sue reti (formali e informali), ha promosso il passaggio da un “sistema di progetti” aziendali e regionali a un “progetto di sistema” unitario e nazionale nell’ambito della gestione integrata del diabete mellito. IGEA si può definire la prima esperienza organica di un programma nazionale di “governo clinico” nel campo del diabete mellito e, più in generale, nel campo delle patologie croniche (considerata la potenzialità di valorizzazione di questa esperienza anche per altre patologie, quali lo scompenso cardiaco, la BPCO-insufficienza respiratoria, le demenze, ecc). IGEA ha rappresentato, inoltre, uno strumento importante per lo sviluppo di un disegno unitario di gestione integrata, condiviso e rispettoso dei diversi modelli organizzativi delle varie Regioni [5]. Questi anni di esperienza hanno portato l’ISS a collaborare alla definizione del Piano Nazionale Diabete (PND, 2012) e del Piano Nazionale della Cronicità (PNC, 2016). I due documenti hanno preso spunto dai Piani sanitari e dai Piani nazionali di prevenzione degli ultimi anni, rafforzandone le indicazioni, e dal progetto IGEA che ha rappresentato la tecnostruttura portante del nuovo disegno di gestione delle patologie croniche, improntato al pieno rispetto delle scelte attuative effettuate dalle varie Regioni, seppure in una logica di sviluppo di tendenze unitarie sul piano tecnico-scientifico, organizzativo e operativo.

Intanto a partire dal 2006, il Ministero della salute, in collaborazione con le Regioni, affida all’ISS la sperimentazione, lo sviluppo e l’implementazione di sistemi di sorveglianza di popolazione sui fattori di rischio comportamentali connessi all’insorgenza delle malattie croniche non trasmissibili (MCNT) quali strumenti cruciali per le Regioni e le ASL per programmare e valutare azioni e interventi di prevenzione e promozione della salute e monitorare così i progressi verso il raggiungimento degli obiettivi di salute indicati nei Piani Regionali della Prevenzione.  Nascono dunque i sistemi di sorveglianza dedicati a diverse fasce di età, tra questi PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) che, avviato nel 2007 e a regime dal 2008, con l’obiettivo di effettuare un monitoraggio a 360 gradi sullo stato di salute della popolazione adulta italiana, raccoglie in continuo informazioni sugli stili di vita e sui fattori di rischio (quali fumo, alcol, sedentarietà, scarso consumo di frutta e verdura, eccesso ponderale e altri fattori di rischio cardiovascolare  come ipertensione e ipercolesterolemia) e sul grado di conoscenza e adesione dei cittadini ai programmi di intervento che il Paese sta realizzando per prevenzione delle MCNT. I dati sono raccolti attraverso indagini su campioni rappresentativi per genere ed età della popolazione di 18-69 anni residenti in Italia, attraverso interviste telefoniche, effettuate da operatori sanitari delle ASL, su questionario standardizzato, opportunamente formati [6].

In questo stesso periodo, l’Istituto continua a indagare la salute della popolazione italiana con indagini nazionali e internazionali. Per esempio, nel 2008-2012 nell’ambito dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey (OEC/HES) del Progetto CUORE viene condotta una seconda raccolta dati (la prima risale al 1998-2002) su fattori e condizioni di rischio cardiovascolare, stili di vita (alimentazione, attività fisica e fumo), patologie cardiovascolari e altri determinanti e indicatori di patologia cronico-degenerativa [7, 8].

Le competenze raccolte dall’ISS nelle diverse attività portate avanti nel campo delle patologie non trasmissibili sono diventate un vero e proprio “bagaglio” da portare in Europa per condividerlo con gli altri Paesi membri. Nel 2014 la Commissione europea, seguendo un processo di riflessione sui meccanismi di contrasto alle malattie croniche, ha promosso la Joint Action CHRODIS (Addressing chronic diseases & healthy ageing across the life cycle) dedicata al contrasto delle malattie croniche e alla promozione dell’invecchiamento “in salute”. L’obiettivo di CHRODIS (2014-2017) è stato promuovere e facilitare un processo di scambio e trasferimento di buone pratiche tra i Paesi per un’azione efficace contro le malattie croniche, con un focus specifico sul diabete come caso studio (case study). Il work package sul diabete “Diabetes: a case study on strengthening health care for people with chronic diseases” è stato coordinato dall’ISS. Le attività di CHRODIS sono state ulteriormente sviluppate attraverso la nuova Joint Action CHRODIS-PLUS (2017-2020) che prevede il trasferimento dei risultati di CHRODIS nella pratica, attraverso azioni pilota nei vari Paesi europei partecipanti. L’ISS coordina il work package che prevede l’implementazione di buone pratiche e attività basate su prove d’efficacia per migliorare la qualità della prevenzione e della cura del diabete e, più in generale, delle malattie croniche [9, 10]. 

  • Guarda il videomessaggio di Marina Maggini (Centro nazionale per la ricerca e la valutazione preclinica e clinica dei farmaci, ISS)

La ricerca sul campo, i dati misurati e il “diabete non noto”

Nell’ambito dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey (OEC/HES) condotto dall’ISS nell’ambito del Progetto CUORE in collaborazione con l’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (ANMCO) e la Fondazione per il tuo cuore-HCF, tra il 2008 e il 2012 sono state esaminate, con procedure e metodologie standardizzate, 9111 persone di età compresa tra 35 e 74 anni. Dai dati raccolti emerge che ci sono più uomini con diabete (12,6%) che donne (8,2%) e che la prevalenza di diabete tipo 2 aumenta in entrambi i sessi con il progredire dell’età.

Il dato più interessante riguarda però il grado di percezione della malattia da parte della popolazione esaminata. Le persone classificate come diabetiche (cioè con pregressa diagnosi clinica di diabete, o con glicemia a digiuno ≥126 mg/dl o in trattamento farmacologico specifico) sono state suddivise in:

  • non consapevoli di esserlo (le persone a cui non era mai stato detto da un medico o da un altro operatore sanitario che avessero il diabete)
  • consapevoli di esserlo ma non trattati
  • consapevoli e trattati farmacologicamente.

Dall’indagine è risultato che circa il 28% delle donne e il 30% degli uomini non sapeva di avere il diabete. Questa proporzione diminuisce con l’avanzare dell’età indicando che, in termini di prevenzione, molto potrebbe essere fatto in età più giovane. Questo dato è confermato anche nelle persone in condizione di disglicemia (11,1% degli uomini e 5,6% delle donne), cioè da coloro che hanno un valore elevato della glicemia (glucosio nel sangue tra i 110 e i 125 mg/dl, in assenza di trattamento con farmaci per il diabete) ma sotto il limite per la condizione di diabete.  Un dato importante che deve far riflettere è anche che circa un quinto delle persone diabetiche (il 18,7% degli uomini e il 21,3% delle donne) non è in trattamento farmacologico. Inoltre, dallo screening OEC/HES emerge che la prevalenza del diabete di tipo 2 e della disglicemia negli uomini e nelle donne risulta significativamente più alta nella popolazione con bassa scolarità (elementari e medie) rispetto a quelle con elevata scolarità (liceo e università) [11, 12].

Consapevolezza e trattamento del diabete. Uomini e Donne di età 35-74 anni

tabellaEpiCentro

Fonte dei dati: OEC/HES 2008-2012, Istituto Superiore di Sanità

 

  • Guarda il videomessaggio di Luigi Palmieri (Malattie cardiovascolari, dismetaboliche e dell’invecchiamento, ISS)

I dati della sorveglianza PASSI

Secondo i dati della sorveglianza di popolazione PASSI, su un campione di oltre 138.000 persone di 18-69 anni intervistate fra il 2014 e il 2017, poco meno del 5% riferisce una diagnosi di diabete. Questa prevalenza – che non si modifica sostanzialmente dal 2008 – cresce con l'età (è inferiore al 2% nelle persone con meno di 50 anni e raggiunge il 10% fra quelle di 50-69 anni), è più frequente fra gli uomini che fra le donne (5,5% vs 4,1%), nelle fasce di popolazione socio-economicamente più svantaggiate per istruzione o condizioni economiche, fra i cittadini italiani rispetto agli stranieri, e nelle Regioni meridionali rispetto al Centro e al Nord Italia.

Il diabete risulta essere fortemente associato ad altri fattori di rischio cardiovascolare, quali l’ipertensione e l’ipercolesterolemia, l’eccesso ponderale e la sedentarietà, che risultano molto più frequenti fra le persone con diabete rispetto agli altri. Oltre il 50% delle persone con diabete riferisce anche una diagnosi di ipertensione (vs 18% fra le persone senza diagnosi di diabete), oltre il 40% riferisce una diagnosi di ipercolesterolemia  (vs 22% osservato nelle persone senza diagnosi di diabete); il 72% risulta in eccesso ponderale (Imc ≥ 25) (vs 41% nelle persone senza diagnosi di diabete) e solo il 42% di loro (diabetici in eccesso ponderale) sta seguendo una dieta per cercare di perdere peso; il 46% delle persone con diabete risulta completamente sedentario (vs 33% nelle persone senza diagnosi di diabete). Inoltre, resta alta la prevalenza di fumatori fra le persone con diabete, pari a circa il 21% (vs 26% nelle persone senza diagnosi di diabete).

Circa 8 diabetici su 10 riferiscono di aver misurato la pressione arteriosa e/o aver controllato il colesterolo nell’ultimo anno. Tra i diabetici ipertesi, oltre il 90% è in trattamento farmacologico per la pressione arteriosa, mentre circa il 68% dei diabetici ipercolesterolemici assume farmaci per il trattamento dell’ipercolesterolemia.

Dal 2011 Passi raccoglie le informazioni sul monitoraggio metabolico e la terapia di persone con diabete dai quali si evince che la maggior parte (32%) è seguito principalmente dal centro diabetologico, o dal medico di medicina generale (31%), o da entrambi (32%). Pochi dichiarano di essere seguiti da altri specialisti (meno del 4%) e meno del 2% riferisce di non essere seguito da nessuno.

Poco più del 60% delle persone con diabete ha effettuato il controllo dell’emoglobina glicata negli ultimi 12 mesi (36% negli ultimi 4 mesi). Aumenta nel tempo la conoscenza di questo esame ma 1 persona su 4 con diabete non lo conosce o non ne conosce il significato.
Oltre l’85% delle persone con diabete dichiara di essere sotto trattamento farmacologico per il controllo del diabete, la gran parte (più dell’80%) con ipoglicemizzanti orali [13].

Tirando le somme

Le evidenze epidemiologiche raccolte negli ultimi decenni mostrano che il diabete è largamente prevenibile intervenendo sui fattori di rischio comuni alla maggior parte delle malattie croniche: fumo di sigaretta, scorrette abitudini alimentari, inattività fisica. Uno degli obiettivi lanciati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel Global Action Plan for the Prevention and Control of Non-Communicable Diseases 2013-2020 è quello di ridurre del 25% la  mortalità prematura dovuta a malattie cardiovascolari, cancro, malattie respiratoria croniche e diabete entro il 2025 [14]. Un obiettivo raggiungibile solo diffondendo una maggiore consapevolezza del proprio stato di salute e un radicale cambiamento negli stili di vita delle persone. Per far questo diventa necessario un approccio trasversale life course che abbraccia tutte le fasi della vita, ma anche la presenza di ambienti favorevoli e sistemi sanitari centrati sulle persone. Nello stesso tempo, è necessario migliorare la qualità della vita delle persone con diabete e delle loro famiglie agendo soprattutto sulla organizzazione delle cure così come indicato nel Piano Nazionale Diabete e nel Piano Nazionale della Cronicità.

Riferimenti

  1. il rapporto “IDF Diabetes Atlas. Eighth edition 2017”.
  2. l’annuario statistico ISTAT 2016
  3. le pagine dell’International Diabetes Foundation dedicate al World Diabetes Day 2018
  4. le pagine del Progetto IGEA dedicate allo studio QUADRI
  5. le pagine di EpiCentro-ISS dedicate al Progetto IGEA
  6. le pagine di EpiCentro-ISS dedicate alla sorveglianza PASSI
  7. le pagine del sito del Progetto CUORE dedicate all’OEC/HES
  8. Giampaoli S, Vanuzzo D, e il Gruppo di Ricerca dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey. La salute cardiovascolare degli italiani, 3° Atlante Italiano delle Malattie Cardiovascolari, Edizione 2014; Giornale Italiano di Cardiologia 2014; 15 (4 Suppl 1): 7S-31S
  9. le pagine del Progetto IGEA dedicate alla JA CHRODIS
  10. le pagine del Progetto IGEA dedicate alla JA CHRODIS PLUS
  11. CuoreData, il sistema di interrogazione dati del Progetto Cuore
  12. Giampaoli S, Palmieri L, Donfrancesco C, Lo Noce C, Pilotto L and Vanuzzo D on behalf of The Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey Research Group. Cardiovascular health in Italy. Ten-year surveillance of cardiovascular diseases and risk factors: Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey 1998–2012. European Journal of Preventive Cardiology 2015; Vol. 22(2S): 9–37
  13. le pagine della sorveglianza PASSI dedicate al diabete
  14. il Global Action Plan for the Prevention and Control of NCDs 2013-2020

SDG Poster 2018 2

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