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Il riconoscimento dei lavoratori migranti come titolari di diritti è essenziale per l'economia agraria dell'Italia, ha dichiarato la Relatrice Speciale ONU sulle forme contemporanee di schiavitù, Urmila Bhoola

Bhoola

12 ott - La Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle forme contemporanee di schiavitù ha oggi affermato che i lavoratori agricoli migranti in varie località dell'Italia meridionale fanno fronte a livelli estremi di sfruttamento del lavoro e coercizione, oltre a condizioni di vita e di lavoro disumane.

La signora Urmila Bhoola, in occasione di una conferenza stampa tenutasi a Roma al termine di una missione condotta in Italia per dieci giorni, ha sostenuto di essere preoccupata per il fatto che le esigenze fondamentali dei lavoratori in termini di acqua, servizi igienici e assistenza sanitaria non fossero soddisfatte negli insediamenti informali visitati.

La Relatrice speciale ha affermato che costringere i lavoratori che generano miliardi di euro nelle esportazioni agricole a vivere in baraccopoli e lavorare fino a 14 ore al giorno ha costituito un grave reato.

"Ciò solleva importanti interrogativi in merito a se si stia facendo abbastanza per garantire i diritti umani e la dignità umana dei lavoratori migranti che sono indispensabili per l'economia agraria dell'Italia", ha dichiarato Bhoola ai giornalisti.

Si stima che oltre 400 000 lavoratori agricoli in Italia rischiano di essere vittime di sfruttamento e circa 100 000 fanno probabilmente fronte a condizioni disumane.

Durante la sua visita, l'esperta indipendente ha incontrato funzionari del Governo, associazioni dei datori di lavoro e sindacati, così come i lavoratori sfruttati. Ha altresì visitato aziende agricole, un centro di accoglienza straordinaria (CAS) per migranti, centri di accoglienza ufficiali per lavoratori migranti in Calabria, Puglia e Latina e gli insediamenti informali di Borgo Mezzanone (Foggia) e di San Ferdinando (Calabria).

Gli insediamenti informali sono lontani dalle aziende agricole e dai centri urbani e, vista l'assenza di trasporti pubblici, i lavoratori sono sfruttati dai caporali, intermediari del lavoro privati che forniscono anche il trasporto.

"Il sistema del caporalato consiste non solo di intermediari del lavoro che forniscono migranti irregolari e regolari alle aziende agricole, ma si sostiene inoltre che esso si fonda su una rete di associazioni per delinquere e gruppi mafiosi che traggono vantaggio dallo sfruttamento in condizioni analoghe alla schiavitù dei lavoratori migranti", ha affermato Bhoola.

La maggior parte dei lavoratori proviene dall'Africa sub-sahariana, ma in provincia di Latina circa 30 000 lavoratori sikh di origine indiana sono soggetti a forme estreme di coercizione, ad esempio sono forzati, tra l'altro, ad assumere sostanze che migliorano le prestazioni, vietate dalla loro religione, in modo da poter lavorare le 10-14 ore al giorno nei campi.

Altre forme di coercizione comprendevano la violenza fisica e sessuale o le minacce di violenza, il trattenimento dei salari e dei documenti e minacce alle loro famiglie nei paesi di origine in caso di rifiuto a continuare a svolgere il lavoro illegale, ha sostenuto la Relatrice speciale.

L'esperta ha elogiato l'Italia per aver modificato il proprio codice penale nel 2016 vietando il caporalato e prevedendo gravi sanzioni per le violazioni da parte dei datori di lavoro e dei caporali che sfruttano i lavoratori poveri. L'applicazione di questa legge, nonché l'aumento della prevenzione, della protezione e dell'identificazione delle vittime e degli autori dei reati, è fondamentale per affrontare le violazioni dei diritti umani dei lavoratori migranti, ha dichiarato l'esperta.

La relazione sulla visita in Italia e le raccomandazioni della Relatrice speciale saranno presentate al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nel settembre 2019.

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