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Videomessaggio da EpiCentro, sito dell'Istituto Superiore di Sanità in occasione della giornata mondiale della salute mentale (10 ottobre)

Epicentro cover Giornata Salute Mentale

11 ott - Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il peso globale dei disturbi mentali continua a crescere con un conseguente impatto sulla salute e sui principali aspetti sociali, umani ed economici in tutti i Paesi del mondo. In particolare l’Oms sottolinea che, nel mondo, il 10-20% di bambini e adolescenti soffre di disturbi mentali e che le condizioni neuropsichiatriche sono la principale causa di disabilità nei giovani di tutte le Regioni Oms. La metà di tutte le malattie mentali inizia all’età di 14 anni, dicono gli esperti, e tre quarti comincia entro i 25 anni. Se non trattate queste condizioni possono influenzare pesantemente lo sviluppo dei giovani e la possibilità di vivere vite soddisfacenti e produttive da adulti. È per questo che il tema lanciato per l’edizione 2018 del World Mental Health Day è dedicato proprio a: “Giovani e salute mentale in un mondo che cambia”. La Giornata, che si celebra ogni anno il 10 ottobre, è occasione per sensibilizzare opinione pubblica e operatori sanitari su un problema di sanità pubblica sul quale è fondamentale un sostanziale coinvolgimento da parte dei governi e dei diversi settori coinvolti (sociale, sanitario e dell'istruzione).

In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) – organo tecnico-scientifico del Sistema sanitario nazionale impegnato a fianco del Ministero della salute e delle Regioni nella ricerca scientifica e in interventi dedicati alla promozione e tutela della salute dei cittadini – conduce molteplici attività dedicate alla salute mentale. Attività di ricerca, di sorveglianza, di prevenzione e comunicazione che vedono l’impegno di ricercatori e diversi gruppi di lavoro.

La prevalenza dei disturbi psichiatrici tra i giovani

«Nel nostro Paese, lo studio PrISMA (Progetto Italiano Salute Mentale Adolescenti), condotto nel 2007 su 3418 ragazzi di 10-14 anni residenti in aree urbane, ha valutato i seguenti disturbi: disturbo d’ansia di separazione, fobia specifica, fobia sociale, disturbo di panico (con e senza agorafobia), disturbo post-traumatico da stress, disturbo ossessivo compulsivo, depressione maggiore (definiti nell’insieme disturbi emotivi), disturbo da deficit di attenzione e iperattività, disturbo della condotta, disturbo oppositivo provocatorio (definiti nell’insieme disturbi esternalizzanti) e altri meno comuni (disturbi da tic, disturbi dello spettro autistico, disturbi del comportamento alimentare). I risultati di PrISMA mostrano come la prevalenza osservata di uno o più dei suddetti disturbi è dell’8,2% (CI 4.2-12.3%), quella dei disturbi emotivi del 6,5% (CI 2.2-10.8%) e quella dei disturbi esternalizzanti dell’1,2% (CI 0.2-2.3%)» sottolinea Antonella Gigantesco (Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale-ISS).

Sintomi depressivi e percezione dello stato di salute tra la popolazione adulta

La sorveglianza PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), coordinata dall’ISS, effettua un monitoraggio a 360 gradi sullo stato di salute della popolazione adulta italiana (18-69 anni) andando quindi a raccogliere informazioni anche sullo stato di salute dei giovani adulti. PASSI utilizza un test, semplice e validato a livello internazionale, che consente di individuare le persone con “possibile” disturbo depressivo (Phq2). Questo test non consente di fare diagnosi di depressione ma, con una buona sensibilità (80%) e un’alta specificità (90%),è in grado di individuare persone con sintomi depressivi che potrebbero essere suscettibili di una diagnosi clinica di depressione maggiore. «Gli ultimi dati Passi riportano che in Italia, una contenuta quota di adulti di 18-69 anni (circa il 6%) riferisce sintomi depressivi e percepisce compromesso il proprio benessere psicologico per una media di 14 giorni nel mese precedente l'intervista. I sintomi depressivi sono più frequenti all’avanzare dell'età (sfiora l’8% fra i 50-69enni), fra le donne (poco meno dell’8%), fra le classi socialmente più svantaggiate per difficoltà economiche (14% fra chi riferisce molte difficoltà economiche) o per istruzione, fra chi non possiede un lavoro regolare (8%), fra chi riferisce almeno una diagnosi di patologia cronica (13%) e fra chi vive da solo (8%)» ricordano Maria Masocco e Valentina Minardi (Gruppo Tecnico PASSI-ISS). «La gran parte della popolazione adulta italiana (circa 7 persone su 10) giudica positivo il proprio stato di salute complessiva, dichiarando di sentirsi bene o molto bene» continuano Masocco e Minardi sottolineando, tuttavia, che «sono più soddisfatti della propria salute i giovani, gli uomini, le persone con un livello socio-economico più elevato, per istruzione o condizioni economiche, i cittadini stranieri rispetto agli italiani e chi è libero da condizioni patologiche severe».

La ricerca: le attività del Registro Nazionale Gemelli

Anche il Registro Nazionale Gemelli (RNG) gestito all’interno del Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale dell’ISS ha una propria linea di ricerca sulla salute mentale, in particolare negli adolescenti e nei giovani adulti. Tradizionalmente, infatti, gli studi sui gemelli hanno avuto proprio nella genetica comportamentale il loro principale settore di applicazione. Tramite questi studi, assumendo – come ormai è definitivamente riconosciuto – che i gemelli siano rappresentativi della popolazione generale per la quasi totalità dei tratti di interesse per la ricerca biomedica, ivi compresa la vulnerabilità alle patologie, è possibile stimare le influenze di geni (ereditabilità) e ambiente sulla salute mentale. Conoscere il ruolo dell’ambiente è cruciale per programmare e avviare interventi di prevenzione e di promozione.

«Gli studi iniziali del RNG in questo settore sono stati condotti in collaborazione con l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e si sono concentrati sull’età dello sviluppo» raccontano Emanuela Medda e Corrado Fagnani (RNG-ISS). «Questi studi hanno riguardato i tratti di tipo ansioso e hanno mostrato che i fattori genetici spiegano dal 40% al 60% della variabilità inter-individuale, con la rimanente quota di variabilità a carico delle esperienze ambientali individuo-specifiche (stili di vita, eventi traumatici, relazione con i pari). Sempre nell’età dello sviluppo, alcune indagini sono state rivolte ad approfondire la comorbidità tra le caratteristiche “internalizzanti” (per esempio, ansia e ritiro sociale) ed “esternalizzanti” (per esempio aggressività e impulsività). Gli studi condotti dal Registro hanno dimostrato che la comorbidità è in buona parte dovuta a influenze genetiche comuni alle due tipologie di comportamento. Attualmente il RNG sta lavorando sulla relazione tra la capacità di autoregolazione delle emozioni e la qualità del sonno nell’adolescenza: i risultati preliminari su un campione di gemelli di età 14-17 anni confermano l’esistenza di questa relazione, ma nello stesso tempo vanno contro l’ipotesi che vi possa essere un legame di causalità diretta tra queste due caratteristiche».

«Oltre all’età dello sviluppo, il Registro Nazionale Gemelli ha indagato l’età giovane adulta, con un’attenzione particolare per il benessere psicologico» continuano i ricercatori Iss. «Questo aspetto rappresenta la faccia positiva della medaglia: la salute mentale vista come risultato dell’azione congiunta della prevenzione di stati patologici e della promozione di stati di benessere. In particolare, in collaborazione con la Facoltà di Psicologia dell’Università Sapienza di Roma, sono stati studiati tratti quali l’ottimismo, l’autostima e la soddisfazione per la vita.

I dati hanno mostrato una componente genetica sostanziale per l’autostima e la soddisfazione per la vita, mentre per l’ottimismo è emerso un contributo predominante delle esperienze ambientali. Ciò suggerisce che l’ottimismo e la visione del futuro potrebbero maggiormente risentire della mutevolezza delle condizioni dell’ambiente di vita. Sono state indagate anche alcune dimensioni del benessere psicologico soggettivo (per esempio: autonomia, relazioni positive con gli altri, accettazione di sé) per le quali sono state ottenute stime di ereditabilità tra il 40 e il 60%. Sul fronte patologico, il RNG è coinvolto da anni in diversi progetti riguardanti le psicosi (come la schizofrenia), in collaborazione con le Università di Udine e Milano, e con l’IRCCS “E. Medea” di Bosisio-Parini. L’obiettivo generale di questi progetti, alcuni dei quali tutt’ora in corso, è individuare marker di vulnerabilità di natura ambientale, genetica, epigenetica, immunologica e cerebrale che possano essere utilizzati per pianificare strategie di diagnosi e trattamento precoce delle psicosi nell’adolescenza e nell’età giovane adulta.

Promozione della salute mentale

La crescente consapevolezza delle elevate prevalenze e il carico di sofferenza e di disabilità dei disturbi mentali nei giovani sostengono la necessità di fare qualcosa anche nel campo della prevenzione e non solo della terapia. «Attualmente» spiega Antonella Gigantesco «ci sono sempre più evidenze che gli interventi precoci nel campo delle psicosi – per esempio – possono impedire lo sviluppo pieno dei disturbi e che interventi nelle scuole, e con i genitori, possono ridurre i disturbi della condotta e verosimilmente i disturbi depressivi e ansiosi nei bambini, nei ragazzi e negli adolescenti. Gli studi effettuati suggeriscono che gli interventi più efficaci sono quelli condotti nell’ambito di attività scolastiche curriculari finalizzati alla promozione delle capacità di autoregolazione e autoefficacia, fronteggiamento e risoluzione dei problemi, abilità sociali ed empatia». In questa ottica, l’ISS ha realizzato fin dal 2010 un programma, rivolto ai ragazzi del primo biennio delle scuole secondarie superiori, focalizzato sul promuovere la cosiddetta “salute mentale positiva” degli studenti, cioè il benessere psicologico, il senso di autoefficacia e la soddisfazione per la vita. «Il progetto si ispira a diversi programmi di insegnamento di abilità sociali, ma si caratterizza per una maggiore importanza data alla definizione di obiettivi personali, al metodo strutturato di soluzione dei problemi e alle abilità di comunicazione, negoziazione e controllo degli impulsi», racconta Antonella Gigantesco. L’Iss ha inoltre avviato la collaborazione sul tema con altri Paesi europei, nell’ambito di progetti internazionali per il settore dell’istruzione scolastica finanziati dai Programmi Erasmus Plus. «In particolare» conclude Gigantesco «il recente progetto Well School Tech condotto dall’Italia e altri 4 Paesi europei ha inteso promuovere e diffondere buone pratiche educative per la promozione della salute mentale degli studenti delle scuole secondarie di primo grado, fornendo agli insegnanti strumenti pedagogici innovativi per agevolare lo sviluppo e il miglioramento delle competenze cognitive, sociali e di regolazione emotiva dei giovani studenti».

L’Oms sottolinea come la prevenzione e la promozione della salute mentale siano basate sulla consapevolezza e sulla comprensione dei segni premonitori e dei sintomi del disturbo mentale. «In questo senso» spiega Barbara De Mei (CNAPPS-ISS) «l’ISS è impegnato, in un’ottica intersettoriale, con il Ministero, le Regioni e altre istituzioni presenti sul territorio (come la scuola) a sostenere i ragazzi nel loro percorso di crescita. È molto importante che sin da piccoli i ragazzi siano facilitati e sostenuti nella costruzione di abilità di vita (life skills) che possano aiutarli a far fronte alle sfide quotidiane. Dunque, la scuola, la famiglia, la comunità locale e il sistema sanitario hanno un ruolo fondamentale. La scuola intesa come luogo non solo per apprendere contenuti ma anche come contesto dove poter sviluppare life skills che consentono alla persona di scegliere in modo consapevole, di affrontare problemi, di confrontarsi con le proprie emozioni e di saperle gestire, di ascoltare e di rapportarsi con gli altri, di orientarsi e produrre un cambiamento nel proprio ambiente di vita. L’educazione alla salute è stata introdotta, per via legislativa, tra le finalità primarie della scuola. In particolare, è molto importante che le iniziative di educazione e promozione della salute non siano improvvisate ma piuttosto strutturate e in linea con il Piano Sanitario Nazionale, con il Piano nazionale della Prevenzione (declinato nei Piani regionali) in costante confronto con la rete europea. In linea generale è fondamentale che questi interventi di promozione della salute e del benessere siano attivati fin dai primi 1000 giorni di vita per poter garantire una vita in salute a livello individuale e di comunità».  ·        

Ecco il videomessaggio di Barbara de Mei.

 

Consulta la sezione dedicata alla “Salute mentale” sul sito EpiCentro dell’Istituto Superiore di Sanità.

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