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Giornata Mondiale del Donatore di Sangue (14 giugno) - intervista e videomessaggio del Dott. Argentoni, Presidente nazionale AVIS

Argentoni AVIS 2

13 giu - In occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue del 14 giugno, UNRIC/Italia è lieta di ospitare nella sua pagina l'intervento del Dottor Alberto Argentoni, Presidente Nazionale dell' Associazione Volontari Italiani del Sangue (AVIS). 

Qui di seguito l'intervista:

Il 14 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue. Perché è stata scelta questa data e qual è lo scopo di questa celebrazione?

Nel 2004 l’Organizzazione Mondiale della Sanità decise di istituire questa Giornata associandola al giorno di nascita di Karl Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni e co-scopritore del fattore Rhesus. Da allora questa ricorrenza ha assunto vari significati: è un’opportunità per ricordare che il sangue è un bene prezioso che salva vite umane e non è riproducibile in laboratorio. Ma non è tutto: fin dalla prima edizione, l’obiettivo dell’OMS è stato anche quello di porre l’attenzione dell’opinione pubblica e politica sulle tante problematiche connesse alla donazione di sangue , che è ancora poco diffusa tra la popolazione e in molti Paesi viene sostituito dalla dazione retribuita.  Infine, è un’occasione per ringraziare chi compie o ha compiuto questo gesto.

Ci può fornire qualche dato in più? Qual è la situazione attuale nel mondo?

Sono 112,5 i milioni di donazioni di sangue effettuate ogni anno nel mondo ma ci sono grandi differenze tra i vari Paesi.  Circa la metà delle donazioni proviene da Paesi ad alto reddito, dove però vive solo il 19% della popolazione mondiale, inoltre in più di 70 Paesi oltre il 50% del sangue raccolto proviene dai familiari degli ammalati o da donatori retribuiti.

Ecco che promuovere il dono gratuito, anonimo, volontario, periodico e associato è uno degli obiettivi principali dell’OMS. E' un gesto di grande valore etico e di solidarietà  ma anche una garanzia di qualità e sicurezza per i pazienti e per i donatori stessi. Devo dire che negli anni sono stati compiuti dei significativi passi in avanti, sebbene ci sia ancora molto da fare.

A confermare il grande divario esistente tra le varie regioni nel mondo è anche il tasso di donazione ogni mille abitanti, che è pari a 32,1 nei Paesi ad alto reddito, 14,9 in quelli a reddito medio-alto, 7,8 a reddito medio-basso e 4,6 nelle nazioni più povere.

Spostando la nostra attenzione all’Italia, è un Paese autosufficiente?
L’Italia è una delle patrie della donazione volontaria non remunerata  ed è autosufficiente rispetto al fabbisogno interno di globuli rossi.  I dati parlano di oltre 2.560.000 unità di globuli rossi raccolte a fronte di 2.470.000 trasfuse, ma i margini di questa autosufficienza si stanno assottigliando sempre di più. Per questo motivo, è essenziale informare e diffondere i valori alla base della donazione di sangue, soprattutto tra i giovani affinché possano diventare cittadini responsabili e donatori.

Una riflessione a parte va fatta per la raccolta di plasma che serve alla produzione di farmaci (cd. plasmaderivati) sempre più  utilizzati nella cura di numerose malattie. Il nostro Paese, infatti, non ha ancora raggiunto l'autosufficienza in questo settore ed è costretto a importare dall’estero alcune scorte di tali medicinali. Alla luce di questa situazione, da poco è stato approvato il Primo Piano Plasma Nazionale in cui tutti gli attori del sistema trasfusionale sono chiamati a incentivare maggiormente tale forma di donazione, attraverso strategie di informazione e sensibilizzazione ad hoc. AVIS sta lavorando proprio in questo periodo ad una campagna di comunicazione dedicata che sarà presentata nei prossimi mesi. 

La legge italiana riconosce al volontariato del sangue un ruolo fondamentale nel conseguimento dell’autosufficienza nazionale. Può spiegarci meglio in che cosa consiste il vostro impegno?

Da oltre novant’anni AVIS opera in Italia per garantire la disponibilità di sangue ed emocomponenti in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento dell’anno.  Sottolineo che ogni giorno vengono trasfusi più di  1.700 ammalati per cui sono utilizzati oltre 8.000 emocomponenti.  Il compito della nostra e di tutte le altre associazioni del dono presenti nel nostro Paese è proprio quello di promuovere la donazione e favorire la diffusione di una cultura della solidarietà e della cittadinanza attiva. Ma non è tutto: ci occupiamo anche di gestire la chiamata programmata dei donatori  e l’accoglienza dei donatori nei centri di raccolta, favorendone così la fidelizzazione. Infine, in alcune realtà partecipiamo direttamente anche alle attività di raccolta di sangue ed emocomponenti, d’intesa e ad integrazione con le strutture sanitarie pubbliche presenti sul territorio. Un impegno molteplice, quindi, che richiede un livello di preparazione e organizzazione sempre più elevato, ottenuto da un lato attraverso la formazione costante dei volontari, ma soprattutto grazie a una forte motivazione che spinge tutti i nostri soci, oltre 1.300.000, a dedicare una parte di sé agli altri.

Qui il videomesasggio del Dottor Argentoni:

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