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Giornata Mondiale dell'Acqua (22 marzo) - Intervista a Rosario Lembo, Presidente del Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull'acqua

World Water Day 2

22 mar - La Giornata Mondiale sull’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, a conclusione della Conferenza di Rio, si propone di richiamare l’attenzione della comunità internazionale  sull’importanza di tutelare  acqua,un bene indispensabile per  la vita di ogni essere vivente e dello stesso Pianeta Terra  associando l’acqua ad usi, criticità, modelli di sviluppo. 

Nel corso degli ultimi otto anni  l’attenzione delle Giornate mondiali è stata posta su diversi tematiche : acqua e servizi igienici(2008),acqua risorsa da condividere(2009), acqua pulita(2010), acqua e città(2011), acqua e sicurezza alimentare(2012), acqua e cooperazione(2013), acqua e energia  (2014), acqua e sviluppo sostenibile), acqua e lavoro(2016), acqua reflue (2017). Il tema  del  2018  è  “Acqua e natura”. I danni ambientali, gli effetti sempre più ricorrenti dei cambiamenti climatici stanno accentuando nel mondo le crisi idriche legate alla disponibilità ed accesso all'acqua potabile, ma anche danni derivanti da inondazioni e siccità. Il ciclo naturale dell’acqua è sempre di più messo in crisi e conseguentemente si riduce la disponibilità di acqua dolce di cui abbiamo bisogno per sopravvivere e si assiste ad un depauperamento dei suoli, dei fiumi, dei laghi e quindi dei nostri ecosistemi.

C’è però una dimensione  prioritaria  finora ignorata dalle Giornata Mondiale e che purtroppo non è  rientrata neanche tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ Agenda 2030.  Questa priorità  è quella dell’accesso universale all’acqua  e ai servizi igienici di base come diritto umano, riconoscimento sancito da una risoluzione ONU del 2010.

Per affrontare questo tema UNRIC Italia ha chiesto un contributo a Rosario Lembo, Presidente del Comitato  italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua,una organizzazione  senza scopo di lucro  che da 20 anni è  impegnata per promuovere il riconoscimento dell’acqua come diritto umano universale e bene comune dell’umanità. Rosario Lembo,laureatosi in economia politica alla Università Bocconi, ha scelto di operare nel mondo dell’associazionismo e dell’impegno  civico.  La passione per l’acqua è nata nel 1998 in un gruppo di lavoro coordinato  da Riccardo Petrella  che a Lisbona ha redatto il primo Manifesto dell’acqua, intuendo che l’acqua sarebbe diventata la sfida del XXI secolo.  E’ stato tra i fondatori nel 2000  del Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua-Onlus  ricoprendo  dapprima la carica di segretario e poi di Presidente.  In precedenza ha  militato  nel mondo della cooperazione internazionale non governativa, ricoprendo l’incarico di segretario generale di Mani tese  fino al   1989 e poi come Presidente del CIPSI (Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale) fino al 2005.

Iniziamo chiedendo se l’acqua  è considerata oggi un diritto umano ? La giurisprudenza internazionale a difesa dei diritti umani, 70 anni fa,  non ha ritenuto necessario esplicitare il diritto all’acqua nella Dichiarazione Universale  ritenendo che questo riconoscimento fosse  implicito nel “diritto ad una vita dignitosa (art.25)” e che gli Stati se ne sarebbero fatti garanti.  Questi due principi non  hanno purtroppo trovato  una concretizzazione nelle politiche degli Stati ed ha reso possibile che il mercato e le  imprese private si appropriassero della gestione dell’acqua.

Dopo oltre 10 anni di mobilitazione da parte del Contratto  Mondiale sull’acqua e  dei Movimenti dell’acqua  nei diversi continenti per rivendicare il riconoscimento esplicito del diritto all’acqua come diritto umano, nel 2010, su iniziativa di alcuni Paesi Latino-americani, l’Assemblea Generale dell’ONU e il Consiglio dei Diritti Umani hanno approvato due importanti Risoluzioni che sanciscono il diritto umano, universale e inalienabile all’acqua ed ai servizi igienico-sanitari come un diritto autonomo e specifico :

  • La Risoluzione 64/92 (28 luglio 2010) riconosce che il diritto all’acqua potabile ed ai servizi igienico sanitari è un diritto dell’uomo “essenziale alla qualità della vita ed all’esercizio di tutti i diritti dell’uomo”.      
  • La Risoluzione 15/9 del Consiglio dei Diritti Umani (30 settembre) afferma che “il diritto umano all’acqua ed ai servizi igienico-sanitari deriva dal diritto ad un livello di vita adeguato ed è indissolubilmente legato al diritto a migliorare lo stato di salute fisica e mentale così come al diritto alla vita ed alla dignità”.

Dal 2010 dunque,  l’acqua è  un diritto umano perché rappresenta il diritto alla vita e alla dignità della persona  e  costituisce quindi un prerequisito per tutti i diritti umani di base .  L’acqua è dunque un diritto universale ,  che deve essere  garantito a tutti  e non può trasformato in un diritto soggettivo lasciato alla discrezionalità degli Stati o del mercato. L’acqua è diritto autonomo che non può essere condizionato dalla discrezionalità dei singoli Stati o subordinato a vincolo di accessibilità economica . L’acqua è  un diritto specifico e quindi deve essere quantificato il minimo vitale che gli  Stati e la comunità internazionale devono garantire a tutti i cittadini con la presa a  carico della  copertura dei costi.

Purtroppo a distanza di 8 anni da questo riconoscimento della comunità internazionale, il diritto umano all’acqua, a livello di accesso garantito ad un minimo vitale, non è garantito da nessun Stato perché purtroppo le risoluzioni dell’ONU non sono vincolanti.

L’accesso universale all’acqua potabile e di buona qualità non solo  non è garantito  come diritto  umano a tutti  gli esseri viventi e  ma l’acqua potabile non è ancor oggi accessibile per molti.

Il Rapporto UNICEF 2017 “Thirsting for a Future” prevede che nel 2040 circa 600 milioni di bambini vivranno in zone con scarsità d’acqua e si troveranno ad affrontare alti rischi di morte, malattie e malnutrizione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Fondo internazionale dell’infanzia delle Nazioni Unite nel loro rapporto del 2015 (Joint Monitoring Programme), denunciano che  ancora oggi : 

  • più di 663 milioni di persone non hanno accesso a fonti d'acqua potabile
  • oltre 2,6 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari di base, che è la causa primaria di contaminazione dell'acqua e delle malattie legate all'acqua.

Quali sono le criticità da superare per concretizzare il diritto umano all’acqua?

Questa situazione di ingiustizia e di non concretizzazione del diritto umano all’acqua sono imputabile a tre   fattori.

La prima  è l’assenza di una volontà politica da parte degli Stati  a :

  • rispettare l’obbligo sancito da una risoluzione delle Nazioni Unite approvata il 28 luglio del 2010
  • adottare quadri legislativi che sanciscano a livello nazionale le modalità di concretizzazione del diritto umano all’acqua.
  • contrastare i processi di accaparramento di acqua , ma anche di terra, cibo e a considerare i beni della Terra capitali naturali che possono essere sfruttati anche per garantire profitto agli investitori
  • eliminare il principio chi inquina paga e quindi a prevenire e contrastare i crescenti inquinamenti
  • contrastare i processi di privatizzazione e finanziarizzazione delle risorse idriche e farsi carico di una gestione pubblica del servizio idrico e dell’acqua come bene comune pubblico
  • inserire il diritto umano all’acqua, a livello di minimo vitale, tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile da realizzare attraverso Agenda 2030

La seconda criticità è determinata dalla visione dominante della “accessibilità economica”  ai diritti umani e  più in generale a tutti i beni comuni, che dalla definizione di “risorse naturali” sono oggi definiti “Capitali naturali” e come tali valutabili economicamente. Le conseguenza di questa visione è che si sono andati consolidando questi principi:

  • L’accesso economico viene presentato come la risposta sufficiente a garantire il diritto umano all’acqua
  • L’accesso all’acqua come diritto umano viene subordinato al pagamento di un prezzo  accessibile a tutti e garantito da una gestione efficiente e sostenibile da parte del mercato e dei privati
  • Riconoscimento declaratorio del diritto da parte  degli Stati anche quelli che hanno inserito diritto in  Costituzione  
  • La discrezionalità di regolamentazione dell’accesso privilegiando un modello di gestione economica  fondata sul profitto e remunerazione degli investimenti come  obiettivo della efficienza gestionale
  • La formalizzazione di questa visione economica sancita attraverso Agenda 2030 degli SDGs dove è stato eliminato ogni riferimento al diritto umano all’acqua sostituito con il principio dello “accesso”.

La terza criticità risiede nell’assenza di una Autorità Mondiale, sovranazionale , di governance dell’acqua, dotata di poteri sanzionatori rispetto alle violazioni degli Stati e degli operatori del mercato.

L’insieme di questi fattori ha consentito alle Multinazionali dell’acqua di dar vita a ad un organo sovranazionale  privatistico, il Consiglio Mondiale dell’acqua  e di imporre, a partire dagli anni 90, attraverso i Forum Mondiali dell’acqua una visione dell’acqua come una merce e l’accesso all’acqua come un bisogno individuale.

 Proprio il 22 Marzo si concluderà in Brasilia l’VIII edizione del Forum Mondiale dell’acqua nel corso del quale i portatori di interesse affronteranno  il  tema del “water sharing” (“condividere l’acqua”)  considerata una risorsa a cui tutti hanno diritto di accesso e di utilizzo in termini utilitaristici.

La visione del diritto all’acqua, oggi prevalente  presso la Comunità internazionale  è  che l’acqua è una risorsa economica, un  Capitale naturale  messo a disposizione dalla natura la cui gestione sostenibile  può essere garantita solo attraverso una gestione economica  che remuneri i capitali investiti.

Anche l’Agenda ONU2030 ,che fissa gli obiettivi di sviluppo sostenibili dei prossimi 15 anni, prevede infatti    ( obiettivo n.6)   che l’accesso universale all’acqua deve essere subordinato ad un prezzo accessibile e  la promozione della gestione economica dell’acqua  subordinata alla sostenibilità economica.

A questa visione economica dell’acqua,  sempre a Brasilia, dal 17 al 22 Marzo, i Movimenti dell’acqua contrapporranno , attraverso un Forum Alternativo Mondiale, (FAMA) che prevede circa 130  seminari autogestiti, tre giornate di dibattito assembleare ed una Manifestazione che  il Forum in occasione della giornata mondiale dell’acqua.

Come è quantificabile il diritto umano all’acqua ?  

Se si porge questa domanda ai cittadini, sono pochi coloro che sono in grado di  definire  in cosa consiste il diritto umano all’acqua e come possono rivendicarlo.  Genericamente si intende il diritto all’acqua come  accesso all’acqua potabili ed  alcuni sostengono che il diritto  all’acqua non è uguale per tutti, perché i bisogni delle persone sono differenziate in funzione del territorio in cui si vive, delle culture ed abitudini. 

In realtà, a seguito del riconoscimento del diritto umano all’acqua, l’organizzazione Mondiale della sanità (OMS- WHO)  ha definito alcuni parametri che consentono di quantificare il diritto umano all’acqua Questi parametri possono essere così  sintetizzati :

  • Il minimo vitale è fissato tra i 50/100 litri di acqua per persona al giorno per tutti gli usi personali e domestici
  • Per acqua di buona qualità per uso personale e domestico si intende acqua priva di microrganismi, di sostanze chimiche e radiologiche, di sostanze nocive alla salute umana.
  • Per fisicamente accessibile si intende che ognuno deve poter accedere all’acqua e ai servizi igienici ad almeno 1000 metri dalla propria abitazione ed il tempo necessario non deve superare i 30 minuti.
  • Per accessibilità economica si intende che il costo per accedere all’acqua non deve superare il 3% del reddito familiare

Come è possibile garantire il diritto umano all’acqua a livello universale. Il Contratto Mondiale sull’acqua (CICMA)  dopo essersi impegnato per oltre 10 anni a promuovere il diritto umano all’acqua e la salvaguardia dell’acqua come bene comune, a distanza di 8 anni della risoluzione dell’ONU si è posto il problema di  “come” implementare la concretizzazione del diritto umano all’acqua da parte degli Stati.

Per superare la debolezza, cioè il carattere non vincolante  delle Risoluzioni ONU e avanzare verso la realizzazione del diritto umano all’acqua,  il CICMA ritiene che il diritto internazionale in materia di diritti umani deve dotarsi di un nuovo strumento che abbia la forza di imporre norme vincolanti agli Stati nazionali. C’è bisogno di un Trattato specifico che regoli le modalità per realizzare il diritto umano all’acqua e definisca le modalità con cui gli Stati possono garantire il diritto umano all’acqua, almeno a livello di acceso garantito al minino vitale a tutti i cittadini, assumere obbligazioni a tutela dell’acqua come bene comune e strumenti di giustiziabilità delle violazioni subite dai cittadini.

Il CICMA  si è impegnato in questi ultimi anni ad identificare lo strumento giuridico più adatto a favorire la realizzazione del diritto umano all’acqua. Con un gruppo di esperti in diritto internazionale dell’Università Milano-Bicocca, lo ha identificato in un Protocollo Internazionale sull’implementazione del diritto umano all’acqua e ai sevizi igienici di base , legato come “Secondo Protocollo Opzionale” al Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali già in vigore (ICESCR)

L’adozione di un Protocollo, cioè di uno strumento di diritto internazionale  in materia di diritti umani da parte della comunità internazionale necessita di un processo internazionale di negoziazione.  Per promuovere questa  proposta è stata lanciata la Campagna  Waterhumanrighttreaty.org finalizzata ad attivare Comitati di sostegno  di cittadini che si impegnano a sollecitare i rispettivi Governi  a sostenere la proposta attraverso l’avvio di un negoziato internazionale, ma  possibile dare il proprio sostegno alla campagna anche a livello personale attraverso il sito.

L’obiettivo non è facile da raggiungere e richiede una rivoluzione culturale che deve portarci a riscoprire che l’acqua  non appartiene all’uomo, al contrario è l’uomo che appartiene all’acqua, dato è presente nella  misura del 65/70 % nel corpo di una persona adulta( circa 40lt)

L’acqua è fonte di vita e alla sopravvivenza del ciclo naturale dell’acqua  legata quella del nostro Pianeta e di ogni essere vivente.  Garantire il diritto all’acqua cosi come  un Ambiente sano, significa garantire il diritto alla vita . Questo impegno  è una sfida di civiltà, un impegno di giustizia, una precondizione per garantire la pacifica convivenza dei popoli e delle generazioni future.

CICMA – www.contrattoacqua.it

Campagna Waterhumanrighttreaty :  www.waterhumanrighttreaty.org

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Foto Lembo

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