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Giornata Internazionale per la Tolleranza Zero sulle Mutilazioni Genitali Femminili (6 febbraio)

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5 feb - Le mutilazioni genitali femminili (MGF) comprendono tutte le pratiche che alterano o danneggiano gli organi genitali femminili per ragioni non mediche e sono riconosciute a livello internazionale come una violazione dei diritti umani di ragazze e donne.

Le MGF riflettono la profonda e radicata disparità tra i sessi e costituiscono una forma estrema di discriminazione contro donne e ragazze. Queste pratiche violano anche il loro diritto alla salute, alla sicurezza e all’integrità fisica, il loro diritto ad essere tutelate da torture e trattamenti crudeli, disumani e umilianti, e il loro diritto alla vita quando le procedure portano alla morte.

Per promuovere l’abbandono delle MGF è necessario un impegno coordinato e sistematico che deve coinvolgere intere comunità e focalizzarsi sui diritti umani e sull’uguaglianza di genere. Questo impegno deve dare rilievo al dialogo sociale e al potere delle comunità ad agire collettivamente per porre fine a queste pratiche. Deve anche affrontare le esigenze in materia di salute riproduttiva e sessuale delle donne e delle ragazze che ne soffrono le conseguenze.

UNFPA, insieme a UNICEF, guida il principale programma a livello globale per accelerare l’abbandono delle MGF. Attualmente il programma si focalizza su 17 paesi africani e supporta anche iniziative regionali e globali.

Fatti principali:

  • Secondo le stime, a livello globale sarebbero almeno 200 milioni le ragazze e le donne in vita ad essere state sottoposte a qualche forma di MGF.
  • Le ragazze di età pari o inferiore a 14 anni rappresentano 44 milioni delle vittime sottoposte a incisione, la più alta prevalenza di MGF in questa età è stata registrata in Gambia (56%), Mauritania (54%) e Indonesia, dove quasi la metà delle ragazze di età pari o inferiore a 14 anni è stata sottoposta a queste pratiche.
  • I paesi dove è stata registrata una diffusione maggiore tra le ragazze e le donne tra 15 e i 49 anni sono la Somalia (98%), la Guinea (97%) e il Gibuti (93%).
  • Sono principalmente giovani ragazze, talvolta nell’età compresa tra l’infanzia e i 15 anni, ad essere sottoposte a queste pratiche.
  • Le MGF causano gravi emorragie e problemi di salute tra cui cisti, infezioni, sterilità e anche complicazioni durante il parto e un maggior rischio di morte prematura dei neonati.
  • Le MGF sono una violazione dei diritti umani di ragazze e donne.
  • Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile del 2015 prevedono la fine delle MGF entro il 2030 nell’Obiettivo 5 sulla Parità di Genere, Traguardo 5.3 Eliminare tutte le pratiche dannose, come il matrimonio forzato e precoce di bambine e le mutilazioni dei genitali femminili.
  • L’eliminazione delle MGF è stata richiesta da numerose organizzazioni intergovernative, tra cui l’Unione Africana, l’Unione Europea e l’Organizzazione della Cooperazione Islamica, e appare anche in tre risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

Background

Le MGF sono riconosciute a livello globale come una violazione dei diritti umani di ragazze e donne. Riflettono la profonda e radicata disparità tra i sessi e costituiscono una forma estrema di discriminazione contro le donne. Le vittime sono quasi sempre minorenni e si tratta di violazione dei diritti dei bambini.

Queste pratiche violano anche il diritto alla salute, alla sicurezza e all’integrità fisica, il diritto ad essere tutelate da torture e trattamenti crudeli, disumani e umilianti, e il diritto alla vita quando le procedure portano alla morte.

Anche se si concentrano soprattutto in 29 paesi in Africa e nel Medio Oriente, le MGF rappresentano un problema universale e vengono praticate anche in alcuni paesi dell’Asia e dell’America Latina. Continuano a persistere tra le popolazioni immigrate che vivono in Europa occidentale, Nord America, Australia e Nuova Zelanda.

Anche se sono pratiche che persistono da più di mille anni, prove programmatiche suggeriscono che le MGF/C possono terminare in una generazione. UNFPA, insieme a UNICEF, guida il principale programma a livello globale per accelerare l’abbandono delle MGF. Attualmente il programma si focalizza su 17 paesi africani e supporta anche iniziative regionali e globali.

Il 20 dicembre 2012 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione A/RES/67/146 in cui:

“Chiede agli stati, al sistema delle Nazioni Unite, alla società civile e a tutte le parti interessate di continuare a considerare il 6 febbraio come la Giornata Internazionale per la Tolleranza Zero sulle Mutilazioni Genitali, di usare questo giorno per promuovere le campagne di sensibilizzazione e di intraprendere azioni concrete contro le mutilazioni genitali femminili.”

Nel dicembre 2014 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato senza votazione la Risoluzione A/RES/69/150 “Intensificare gli sforzi globali per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili”, lanciando un appello agli stati membri per sviluppare, supportare e attuare strategie globali e integrate per la prevenzione delle MGF, comprendenti la formazione del personale medico, degli assistenti sociali, dei leader della comunità e dei leader religiosi per garantire che essi forniscano servizi competenti e d’aiuto e si prendano cura delle donne e delle ragazze che sono a rischio o che sono già state sottoposte alle MGF. La risoluzione riconosce anche la necessità di intensificare gli sforzi per eliminare le MGF e, a tale proposito, l’importanza di tenere debitamente conto della questione nell’elaborazione dell’Agenda di Sviluppo Post 2015.

Procedure

Le mutilazioni genitali femminili si suddividono in quattro categorie principali.

  • Clitoridectomia: rimozione parziale o totale del clitoride (una piccola parte sensibile ed erettile degli organi genitali femminili) e, in casi molto rari, solo del prepuzio (un lembo di pelle che ricopre la clitoride).
  • Escissione: rimozione parziale o totale del clitoride e delle piccole labbra, con o senza escissione delle grandi labbra (le labbra sono pliche cutanee che circondano la vagina).
  • Infibulazione: restringimento dell’apertura vaginale attraverso la creazione di una chiusura, che si ottiene tagliando e riposizionando le piccole, o grandi, labbra con o senza rimozione del clitoride.
  • Altro: tutti gli altri interventi reputati dannosi per gli organi genitali femminili eseguiti senza ragioni mediche, ad esempio la punzonatura, la perforazione, l’incisione, la raschiatura e la cauterizzazione dell’area genitale.

 

Nessun beneficio sulla salute, solo danni

La MGF (mutilazione genitale femminile) non ha effetto benefico sulla salute e nuoce a ragazze e donne in vari modi. Questa pratica implica la rimozione e il danneggiamento di tessuto genitale femminile sano e normale, con la conseguente interferenza con le naturali funzioni del corpo di ragazze e donne.

Le complicanze immediate possono comprendere dolore acuto, shock, emorragia (sanguinamento), tetano o sepsi (infezione batterica), ritenzione urinaria, ferite aperte nella zona genitale e lesioni al tessuto adiacente a quest’ultima.

Le conseguenze a lungo termine possono comprendere:

  • Infezioni delle vie urinarie e cistiti ricorrenti
  • Cisti
  • Infertilità
  • Un maggior rischio di complicazioni al momento del parto e di mortalità infantile
  • La necessità di interventi postumi. Per esempio, la procedura di MGF che sigilla o restringe le aperture vaginali (tipologia 3 sopraindicata) necessita la successiva riapertura per permettere l’atto sessuale e il parto. Talvolta, viene nuovamente suturata, anche a seguito del parto, motivo per il quale le donne si sottopongono a ripetute procedure di apertura e chiusura, aumentando ulteriormente sia i rischi a breve che quelli a lungo termine.

Sebbene la pratica della MGF non trovi giustificazione dal punto di vista medico, in molti paesi viene eseguita sempre più spesso da medici professionisti, fatto che rappresenta uno dei maggiori ostacoli al suo abbandono. Una recente analisi dei dati esistenti mostra come la MGF sia stata praticata da un operatore sanitario a più del 18% delle ragazze e donne che vi si sono sottoposte. In alcuni paesi tale percentuale arriva addirittura al 74%.

Chi è a rischio?

Le procedure sono il più delle volte eseguite su ragazze tra l’infanzia e i 15 anni d’età e, occasionalmente, su donne adulte. In Africa, si stima che siano più di tre milioni le ragazze che ogni anno rischiano di dover sottoporsi alla MGF.

Circa 140 milioni di donne e ragazze in tutto il mondo stanno sperimentando le conseguenze della MGF. In Africa, si stima che siano circa 92 milioni le ragazze sopra i 10 anni ad aver subito la MGF. Tale pratica è più comune nelle regioni occidentali, orientali e nordorientali dell’Africa, in alcuni paesi dell’Asia e del Medio Oriente e tra i migranti di queste aree.

Ragioni culturali, religiose e sociali

Le cause dietro alla mutilazione genitale femminile includono un insieme di fattori culturali, religiosi e sociali presenti all’interno delle famiglie e delle comunità.

  • Là dove la MGF è una convenzione sociale, la pressione sociale a conformarsi con ciò che gli altri fanno o hanno fatto è una forte motivazione a continuare la pratica.
  • La MGF è spesso considerata una parte necessaria per l’adeguata crescita di una ragazza e un modo per prepararla all’età adulta e al matrimonio.
  • La MGF è spesso motivata dalle credenze su ciò che è considerato un comportamento sessuale adeguato. Tali procedure, infatti, vengono accostate alla verginità prematrimoniale e alla fedeltà coniugale. In molte comunità si ritiene che la MGF riduca la libido nella donna e che per questo l’aiuti a resistere dal compiere atti sessuali “illeciti”. Quando un’apertura vaginale viene coperta e suturata (tipologia 3 sopraindicata), la paura del dolore che porterebbe la sua riapertura e la paura che ciò venga scoperto, scoraggerebbe ulteriormente i rapporti sessuali “illeciti” da parte delle donne sottoposte a questo tipo di MGF.
  • La MGF è associata con gli ideali culturali di femminilità e semplicità, che includono l’idea che le ragazze siano “pure” e “belle” dopo la rimozione di parti del corpo che vengono considerate “maschili” o “impure”.
  • Nonostante tale pratica non sia imposta da nessun scritto religioso, spesso chi la pratica è convinto che abbia un fondamento religioso.
  • I leader religiosi assumono posizioni contrastanti al riguardo della MGF: alcuni la promuovono, altri la considerano irrilevante dal punto di vista religioso e altri ancora contribuiscono alla sua eliminazione.
  • Le strutture locali di potere e autorità, come per esempio i capi delle comunità, i leader religiosi, coloro che praticano la circoncisione e anche parte del personale medico possono contribuire al mantenimento della pratica.
  • Nella maggior parte delle società, la MGF è considerata una tradizione culturale e ciò viene spesso utilizzato come argomentazione a favore della sua continuazione.
  • In alcune società, la recente adozione di tale pratica è spesso dovuta alla simulazione di tradizioni tipiche di gruppi vicini. Alcune volte ha avuto inizio come parte di un più ampio movimento religioso o di rivitalizzazione tradizionale.
  • In alcune società, la MGF viene praticata da nuovi gruppi nel momento in cui si trasferiscono in aeree dove la pratica viene già utilizzata dalla popolazione locale.

Qual è il ruolo dell’UNFPA

Nel 2008, l’UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione) e l’UNICEF hanno avviato un Programma congiunto sulle MGF/E, il più ampio programma globale per accelerare l’abbandono della MGF e per fornire cure. Questo programma opera a livello comunitario, nazionale, regionale e globale per sensibilizzare in merito ai danni causati dalla MGF e per emancipare comunità, ragazze e donne a compiere la scelta di abbandonarla.

L’UNFPA aiuta a rafforzare i servizi medici per prevenire la MGF e per curare le complicazioni che può causare. Inoltre, collabora con organizzazioni della società civile impegnate in sessioni di educazione e dialogo di tipo partecipativo sugli aspetti relativi alla salute e al rispetto dei diritti umani di questa pratica. Il Fondo collabora con i leader religiosi e tradizionali per rompere le associazioni della MGF con la religione e per incentivarne l’abbandono. In più, l’UNFPA collabora con i media per promuovere un dialogo sulla pratica e per cambiare la percezione che si ha delle ragazze che non vi si sottopongono.

Grazie al supporto dell’UNFPA e delle altre agenzie dell’ONU, numerosi paesi hanno adottato leggi che proibiscono la MGF e sviluppato politiche nazionali a favore del suo abbandono.

Per saperne di più visita il sito web dell’UNFPA.

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