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Il cambiamento climatico costituisce un pericolo per ricchi e per poveri

climate change metereological world day

18 ott - Da Miami e Portorico a Barbuda e L’Avana, le devastazione della stagione degli uragani di quest’anno in tutta l’America Latina e nei Caraibi sono un promemoria del fatto che gli effetti dei cambiamenti climatici non conoscono confini.

Nelle ultime settimane, uragani di categoria 5 hanno distrutto la vita di milioni di persone nei Caraibi e nel continente americano. Harvey, Irma e Maria sono stati particolarmente devastanti. I 3,4 milioni di abitanti di Portorico stanno tentando ogni mezzo per reperire beni di prima necessità, come cibo e acqua, l’sola di Barbuda è diventata inabitabile, e decine di persone sono disperse o decedute sull’isola di Dominica, patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Le conseguenze non sono limitate a questa regione. Le inondazioni record in Bangladesh, India e Nepal hanno reso difficile la vita di 40 milioni di persone. Più di 1.200 persone sono decedute e molte altre hanno perso la casa; le colture sono state distrutte e molti luoghi di lavoro sono stati inondati. Parallelamente, in Africa, negli ultimi 18 mesi, 20 paesi hanno dichiarato lo stato di emergenza a causa della siccità, registrando ingenti spostamenti di popolazione nella regione del Corno d'Africa.

Per i paesi meno sviluppati, l’impatto delle calamità naturali può essere grave, privando le popolazioni dei mezzi di sussistenza e ritardando il progresso nella sanità , nell'istruzione; per i paesi sviluppati e quelli a reddito medio, le perdite economiche solo alle infrastrutture possono essere enormi; per entrambe le categorie questi eventi sollecitano la necessità di agire sul cambiamento climatico che minaccia disastri sempre più frequenti e gravi.

Un segno (scioccante) delle cose a venire?

Gli effetti di un clima più caldo su questi recenti eventi climatici, sia per la loro gravità che per la loro frequenza, sono stati molto rivelatori, poiché anche la stragrande maggioranza di coloro che credono nella scienza riconosce che il riscaldamento globale è causato dalle attività umane. 

Mentre la catastrofe silenziosa della morte prematura di 4,2 milioni di persone provocata dall’inquinamento ambientale, nella maggior parte legata all’uso di combustibili fossili, ha ricevuto scarsa attenzione da parte dei media, le conseguenze dell'emissione dei gas ad effetto serra sui fenomeni meteorologici estremi sono sempre più al centro dell’attenzione.

Non potrebbe essere altrimenti visto l’enorme impatto di questi eventi meteorologici. Negli ultimi due anni, più di 40 milioni di persone, perlopiù dei paesi che meno contribuiscono al riscaldamento globale, sono state costrette ad abbandonare la loro casa in modo permanente o temporaneo a cause di disastri naturali.

C’è un chiaro consenso sul fatto che le temperature sempre più elevate accrescono la quantità di vapore acqueo nell’atmosfera, con conseguenti precipitazioni più intense e inondazioni in alcune area, e siccità in altre. Alcune zone sono colpite da entrambe condizioni, come è accaduto quest’anno in California, dove le inondazioni da record hanno fatto seguito ad anni di intensa siccità.

TOPEX/Poseidon, il primo satellite in grado di misurare in modo preciso l'innalzamento del livello dei mari, fu lanciato due settimane prima che l'Uragano Andrew approdasse in Florida 25 anni fa. Le misurazioni effettuate al tempo registrarono un aumento a livello globale di 3.4 millimetri l'anno, per un totale di 85 millimetri in 25 anni.

L'innalzamento del livello e della temperatura dei mari sta contribuendo all'aumento di intensità delle tempeste tropicali in tutto il mondo. Saremo costretti a convivere con le anormali e spesso impreviste conseguenze dovute agli attuali livelli dei gas serra presenti nell'atmosfera per molti, molti anni a venire.

Nel 2009, la Swiss Re ha pubblicato un caso di studio incentrato sulle contee di Miami-Dade, Broward e Palm Beach, che ipotizzava uno scenario moderato riguardo l'innalzamento del livello dei mari per il 2030, che coincide con quello che abbiamo già al giorno d'oggi. Se una tempesta della potenza pari a quella di Andrew avesse colpito questo prosperoso angolo degli Stati Uniti recentemente, la valutazione dei danni economici si sarebbe aggirata tra i 100 e i 300 miliardi di dollari. Le stime effettuate oggi lasciano intendere che le perdite economiche dovute agli uragani Harvey, Irma e Maria potrebbero addirittura superare queste cifre.

Ridurre il rischio di catastrofe adesso; affrontare i cambiamenti climatici a lungo termine

Miami sta lavorando sodo sull'espansione del proprio programma di protezione dalle inondazioni; 400 milioni di dollari sono stati stanziati per il finanziamento di pompe idriche marine, il miglioramento delle strade e delle dighe marine. Tuttavia, spese di questo tipo sono fuori dalla portata dei paesi a basso e medio reddito che rischiano di perdere una grossa fetta del loro prodotto interno lordo ogni qualvolta vengono colpiti da inondazioni e tempeste.

Sebbene l'Accordo di Parigi abbia indirizzato il mondo verso una strada che porterà ad un futuro in cui le emissioni di carbonio saranno ridotte, si tratta di un percorso tortuoso che riflette il pragmatismo e le realtà di ogni singolo stato. Pertanto, mentre si prevede una diminuzione delle emissioni grazie all'impegno dei paesi nel perseguire i propri auto-dichiarati obiettivi, è probabile che l'impatto del cambiamento climatico venga sentito per un po' di tempo, non lasciando al mondo molte possibilità se non quella di impegnarsi per adattarsi ai cambiamenti climatici e allo stesso tempo ridurre i rischi di catastrofi naturali. I vantaggi di tutto questo hanno senso da un punto di vista economico quando li si compara ai costi a cui si andrebbe incontro ricostruendo da zero.

Tutto ciò richiederà una cooperazione internazionale ad un livello senza precedenti: avremo il compito fondamentale di rafforzare il nostro pianeta mentre continuerà a subire gli effetti dei gas serra che si protrarranno per gli anni a venire. Il principale obiettivo a lungo termine che ci si pone è quello di riportare l'equilibrio ecologico tra il quantitativo di emissioni e la capacità assorbente del pianeta. È essenziale ricordare che la riduzione di emissioni nel lungo termine è LA strategia più importante per la limitazione dei rischi, e bisogna credere in questo progetto.

La Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite che si terrà a novembre a Bonn e che sarà presieduta dalle piccole isole Fiji, fornisce non solo l'opportunità di accelerare la riduzione di emissioni ma anche di incoraggiare un importante lavoro per garantire che la gestione dei rischi legati al clima sia integrata alla gestione dei rischi di catastrofi, come fossero una cosa sola.

Povertà, rapida urbanizzazione, uno scarso utilizzo del territorio, il declino degli ecosistemi e altri fattori di rischio amplificheranno l'impatto del cambiamento climatico. Oggi, nella Giornata Internazionale per la Riduzione dei Disastri Naturali, chiediamo che questi vengano affrontati con un approccio olistico.

Gli autori dell'articolo sono:

Achim Steiner, Amministratore del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo http://www.undp.org

Patricia Espinosa, Segretario Esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici www.unfccc.int

Robert Glasser, Rappresentante Speciale del Segretario Generale per la Riduzione del Rischio Disastri e capo dell'Ufficio delle Nazioni Unite per la Riduzione dei Disastri www.unisdr.org

SDG Poster 2018 2

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