Lunedì, 19 Agosto 2019
UNRIC logo - Italiano

L'ONU nella
tua lingua! 

Evento in occasione della Giornata Internazionale della Pace - Chi vuole la Pace sale al Colle

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA PACE onu

19 set - Il 21 settembre si celebra la Giornata Internazionale della Pace delle Nazioni Unite e il tema scelto per quest'anno è "La pace sostenibile per un futuro sostenibile". La Campana dei Caduti di Rovereto e il simbolo universale dell'impegno quotidiano per la promozione del dialogo e il suo reggente Alberto Robol da oltre un decennio lavora per amplificarne la risonanza a livello mondiale. Il Prof. Alberto Robol, nato a Riva del 18/5/1945 Docente di Storia e Filosofia, dai primi anni '60 agli anni '80 ha animato la vita culturale trentina con la direzione del circolo Kennedy di Rovereto, del centro Rosmini di Trento (di cui a curato  diretto le varie pubblicazioni come sintesi delle manifestazioni) e, in ambito politico, con la fondazione del Movimento di Azione Politica. Alle elezioni regionali del 1988 è stato eletto Consigliere Regionale per la Provincia di Trento, Capogruppo per la Democrazia Cristiana in Consiglio Provinciale dal 1988 al 1991 e, dal 1991 al 2001, è stato Senatore della Repubblica è presente in varie Commissioni Parlamentari: Cultura e Sport, Difesa, Agricoltura, Antimafia. Dal 1998 al 2001 membro del Consiglio d’Europa e Vicepresidente della delegazione parlamentare italiana.

Come ha deciso di celebrare questo evento?

La Campana dei Caduti è stata ideata negli anni Venti del Novecento dal sacerdote roveretano don Antonio Rossaro, per onorare i caduti di tutte le guerre e per invocare pace e fratellanza fra i popoli del mondo intero. Per noi il lavoro sul dialogo è pane quotidiano da allora, e soprattutto da quel 30 ottobre 1924, quando la Campana venne fusa col bronzo dei cannoni offerto dalle nazioni partecipanti al primo conflitto mondiale. Il modo in cui abbiamno scelto di lavorare su questi temi è quello della valorizzazione del simbolo in tutte le sue dimensioni. Per questo 21 settembre abbiamo pensato agli scacchi. Abbiamo iniziato a riflettere per esempio su una frase di Ernst Jünger: "La partita a scacchi non finisce con una vincita o con una perdita. Finisce quando i pezzi bianchi e quelli neri vengono tolti dalla scacchiera e rimessi nella scatola. Rimane allora qualcosa di diverso dalla vittoria o dalla sconfitta, rimane il ricordo di una trama che è stata tessuta". Come sanno fare qualche volta i filosofi Jünger è riuscito a sintetizzare in poche righe  un significato profondo. Noi siamo quelli che tessono la trama e usiamo in questo caso gli scacchi, un gioco basato su norme che garantiscono l'onorabilità del confronto e soprattutto la disponibilità ad accettare un arbitrato esterno basato su regole certe. Come se i Curiazi giocassero da un lato della scacchiera e gli Orazi dall'altro, per ricordare i protagonisti della storia antica di Roma, accettando che qualcuno che non appartiene alle due famiglie controlli se le mosse che eseguono sono legali. Una grande metafora della diplomazia, del tentativo di risolvere all'interno di un quadro di norme condivise qualsiasi tipo di conflitto. Per questo invitando il 21 settembre sul Colle di Miravalle il Grande Maestro russo  Vladimir Dobrov e il Grande Maestro ucraino Valeriy Nevyerov, la Fondazione intende simboleggiare la possibilità di risolvere i contenziosi in maniera pacifica. Al tempo stesso regaleremo agli appassionati un'occasione unica per vedere all'opera due campioni assoluti, uniti dalla volontà di testimoniare la necessità di non abbandonare mai la via maestra del dialogo, anche tra i loro paesi che attualmente vivono una grave crisi bilaterale.

Come si articolerà la giornata?

Sul piano strettamente sportivo Vladimir Dobrov e Valeriy Nevyerov, si affronteranno in un match di partite  blitz (10 minuti di riflessione per ciascun giocatore per l'intera partita) al termine del quale verrà assegnato un riconoscimento simbolico. I due campioni offriranno inoltre la possibilità agli scacchisti del territorio trentino e a chiunque volesse raggiungere il Colle di Miravalle per l'occasione, di confrontarsi con loro in una sfida “simultanea” durante la quale ognuno dei Grandi Maestri affronterà contemporaneamente almeno venti sfidanti scelti tra quanti si iscriveranno all'evento. Il Maestro Fide Aldo Rossi, coordinerà la sfida, commenterà in diretta il confronto e realizzerà un volume digitale contenente le più interessanti partite giocate nella simultanea e tutte le sfide del match tra i Grandi Maestri analizzate mossa per mossa. In questo modo chiunque conosca il gioco, anche a un livello elementare, potrà comprendere quello che sta avvenendo sulla scacchiera e quale sia la reale profondità di pensiero che anima ogni decisione di un campione. Ma l'evento è stato preparato da una serie di iniziative che lo hanno preceduto, tutte incentrate sul tema dell'arbitrato, che è il nostro tema per il 2017.

Quali sono?

Un passo importante si è registrato il 7 maggio scorso, quando proprio  in vista della Giornata internazionale della pace, l'ambasciatore ucraino Yevhen Perelygin ha consegnato la bandiera del suo paese nelle mie mani lanciando un messaggio preciso: il simbolo della pace nel mondo si trova a Rovereto, è Maria Dolens, ed è il punto esatto da cui bisogna partire per progettare un percorso di confronto costruttivo e mai violento. Da parte mia ricevendo il vessillo ho rinnovato l'impegno a testimoniare la volontà di dialogo che viene da tutti i paesi che hanno scelto Maria Dolens per dire: “noi vogliamo la pace”. Quella dell'Ucraina è la 94 bandiera issata sul Colle.

Qual è stato il primo evento del 2017 ispirato all'arbitrato?

L'attività  è iniziata il 24 febbraio scorso, quando il cardinale Lorenzo Baldisseri, presidente del Sinodo dei Vescovi e stretto collaboratore di Papa Francesco, ha tenuto prima una conferenza sull'attività diplomatica della Santa Sede e poi un concerto nel quale si è seduto al pianoforte per sviscerare gli stessi concetti attraverso l'arte della musica. La due giorni roveretana del porporato, che avendo ricoperto per oltre quarant'anni il ruolo di Nunzio Apostolico ha partecipato direttamente a diversi negoziati tra Stati, è stata il segno di un'attività che intende sempre tenere assieme da una parte la riflessione intellettuale e dall'altra lo slancio artistico con chiavi di lettura sempre nuove. Quest'attività, come quella degli scorsi anni, è stata illustrata anche in una recente missione a Strasburgo, una seconda casa per la Fondazione che ricopre lo status di Osservatore presso il Consiglio d'Europa. Nella sede dell'Istituto italiano di cultura, di fronte ad ambasciatori di diversi paesi, ho avuto modo di illustrare le iniziative che si susseguono in onore di Maria Dolens e soprattutto di mostrare direttamente come funzionano, facendo seguire un concerto pianistico altamente simbolico alla riflessione filosofica sul significato del simbolo che da Rovereto deve parlare a tutto il mondo.

Qunidi oltre alo sport utilizzate anche la musica?

Sul Colle negli anni sono saliti numerosi grandi musicisti. Abbiamo ospitato per esempio l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai che ha eseguito in prima mondiale il brano Jerusalem, scritto apposta per la Campana dal maestro Ennio Morricone. Ma non utiliziamo solo la musica, ci serviamo più in generale dell'arte. Per questo il 22 marzo, che l’Onu dal 1992 ha stabilito essere la giornata mondiale dell’acqua, la Fondazione Campana dei Caduti ha presentato "H2O for Peace – iPhoneography for Human Rights", un concorso fotografico internazionale per sensibilizzare il mondo sui temi dell’acqua. Anche Papa Francesco, in un suo recente discorso, ha richiamato il mondo intero alla responsabilità di garantire questo diritto. “La formazione della coscienza è un compito difficile; richiede convinzione e dedizione. Io mi domando se in questa terza guerra mondiale a pezzi che stiamo vivendo non stiamo andando verso una grande guerra mondiale per l’acqua” ha detto il Pontefice. La nostra Fondazione fa proprio il “grido della terra che chiede il rispetto e la condivisione responsabile di un bene”, per citare ancora Papa Francesco.

Per questa campagna di sensibilizzazione abbiamo scelto l’arte che più di ogni altra oggi è sinonimo di condivisione: iPhoneography, ovvero la fotografia realizzata con il proprio smartphone condivisa attraverso internet e social network. Le enormi potenzialità di questo linguaggio lo rendono il mezzo ideale per concentrare la creatività di tutto il mondo su un tema forte come il diritto all’acqua.

Quindi si tratta di artisti che vengono da tutto il mondo?

La nostra è una vocazione internazionale e numerose iniziative si rivolgono a tutto il mondo. Una di queste è la mostra "Human Rights?#H2O" che è stata ingurata il 20 maggio e rimarrà aperta proprio fino al 21 settembre, che propone 160 opere di 160 artisti provenienti da 30 paesi. Dal 2010 la Fondazione organizza in collaborazione con Spazio Tempo Arte (associazione di Verona) e dal 2016 con AIAPI (Associazione Internazionale Arti Plastiche Italia con sede a Venezia) Human Rights?, una mostra d’arte contemporanea il cui tema di fondo sono i diritti umani che ogni anno viene declinato con un tema diverso. La mostra si tiene presso la sede della Fondazione e le opere sono collocate nel salone dell’edificio ingresso, nel tunnel adibito a spazio espositivo e nella zona monumentale esterna. Attraverso un bando internazionale vengono contattati artisti di tutto il mondo con l’invito a partecipare con una o più opere alle selezioni. Le opere selezionate vertono sul tema scelto per l’anno e possono essere costituite da: pittura, scultura, fotografia, arte digitale, video arte, istallazioni, performance. Il tema scelto per il 2017 è quello del diritto all’acqua, cui le Nazioni Unite hanno dedicato ampio spazio nell’agenda 2030, inglobando 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile - Sustainable Development Goals, SDGs - in un grande programma d’azione per un totale di 169 "target" o traguardi. L'evento si inserisce quindi tra le manifestazioni mondiali dedicate all'acqua e al suo valore sociale, educativo, ecologico, vitale, verso la quale risulta essenziale e urgente porre l'attenzione del mondo. E quale modo migliore dell'arte, che parla a tutti attraverso le immagini? L'arte ha potere educativo sopra ogni altra forma espressiva, perché abbatte le barriere linguistiche, culturali, sociali, religiose e di qualsiasi altro genere, rivolgendosi a tutti.

La vostra attività si articola quindi in ambiti molto diversi tra loro?

La Fondazione Opera Campana dei Caduti è capace di creare relazioni e collegamenti tra realtà che sembrano inconciliabili tra loro,  utilizzando l'arte come mezzo di trasmissione dei valori profondi rappresentati da Maria Dolens. Valori espressi nella Dichiarazione diritti umani, che negli ultimi decenni ha guidato un processo politico, culturale e diplomatico che è ancora in corso e che necessità di ulteriori sviluppi e approfondimenti. Convenzioni giuridiche si sono succedute in materia di razzismo, tortura, discriminazione nei riguardi delle donne, diritti dei bambini, dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie. Ma la caratteristica essenziale e unificante di tutte queste iniziative è rappresentata dal recepimento di principi etici universali da traghettare nelle norme giuridiche, in tutti i campi, dalla politica all’economia passando per la cultura. Su questi temi il 28 luglio scorso abbiamo invitato a salire sul colle di Miravalle monsignor Paolo Rudelli, scelto nel 2014 da Papa Francesco per ricoprire il ruolo di Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa. Il suo intervento si inserisce nel novero delle iniziative della Campana dei Caduti organizzate a Rovereto e a Strasburgo per approfondire i meccanismi diplomatici che consentono di lavorare concretamente sui valori rappresentati da Maria Dolens. Monsignor Rudelli ha tenuto una conferenza sulla promozione dei diritti umani nell'azione internazionale della Santa Sede proprio per sottolineare l'importanza di una azione concreta e quotidiana in un ambito che rimane troppo spesso relegato alle dichiarazioni d'intenti e ai proclami. Sulla stessa falsa riga si è mosso il cardinale Lorenzo Baldiseri, presidente del sinodo dei vescovi, come ho già ricordato prima, quando il  24 febbraio scorso ha tenuto, su invito della Fondazione, una affollatissima conferenza sull’azione internazionale della Santa Sede a favore della pace. In quell'occasione il porporato ha ricordato, tra l'altro, come Papa Francesco dia molta importanza a queste tematiche in particolare chiamando a combattere "la causa remota dei conflitti e cioè l’indifferenza". E la serie di incontri non è ancora finita. Il 20 ottobre salirà al Colle il presidente Corte europea dei diritti dell'uomo Guido Raimondi accompagnato dall’Ambasciatore italiano presso il Consiglio d'Europa Marco Marsilli e dal preside della facoltà di giurisprudenza dell'Università degli Studi di Trento, Giuseppe Nesi.

Tutte iniziative ad alto livello, come quella degli scacchi.

Per realizzare questo progetto la Fondazione si è rivolta alla comunità dei Grandi Maestri, l'eccellenza mondiale della disciplina. E anche il titolo stesso di Grande Maestro è estremamente simbolico in quanto fu conferito formalmente per la prima volta da Nicola II di Russia che nel 1914 lo assegnò ai cinque giocatori di paesi diversi. Lo zar non lo riservò, come avrebbe potuto fare, solo a giocatori della sua nazione, ma decise di farne un simbolo di unione tra i popoli, scegliendo campioni provenienti da ogni parte del mondo. Ancora oggi essere Grande Maestro di scacchi significa rappresentare una volontà di confronto leale e solo lo 0,02  per cento e dei giocatori attualmente in attività agonistica possono vantare il titolo. Per questo sarà un evento eccezionale ospitare due di loro alla Campana. Uno russo e un ucraino seduti uno davanti a l'altro che si confrontano lealmente seguendo regole condivise. Un altro modo di vedere l'arbitrato.

In fondo si tratta di declinare in modi diversi sempre lo stesso concetto veicolato dalla Campana

Sul manto di “Maria Dolens” sono incisi gli autografi dettati da Pio XII che recita  “Nulla è perduto con la Pace. Tutto può essere perduto con la guerra”, e da  Giovanni XXIII: “In pace hominum ordinata concordia et tranquilla libertas”. Noi cerchiamo di mettere in pratica questi insegnamenti e ogni sera la Campana dei Caduti con i suoi cento rintocchi ci aiuta a trovare nuove idee per mettere in pratica il suo monito:  “Non più la guerra”.

SDG Poster 2018 2

Banner
Banner
Banner
Banner

united to reform web banner 250px