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Discorso dell'Alto Commissario ONU Zeid Ra'ad Al Hussein all'inaugurazione della 34° sessione del Consiglio dei diritti umani

High Commissioner Al Hussein

27 feb - Eccellenze, Distinti Capi di Stato e di Governo, Segretario Generale, Presidente dell’Assemblea Generale,Presidente del Consiglio Diritti Umani,Ministri, Colleghi e Amici,

A poca distanza da dove ci troviamo oggi, la Lega delle Nazioni fu dissolta, definitivamente e formalmente. l’8 aprile del 1946. A parte alcuni successi, essa fu ostacolata da aggressioni militari, l’assenza degli Stati Uniti e l’uscita della Germania, dell’Italia, del Giapppone e dell’URSS. Il suo modo di trattare il colonialismo fu minato fin dall’inizio dal rigetto del principio di non-discriminazione.

Come reazione, gli autori della Carta delle Nazioni Unite hanno inserito questo principio di non-discriminazione nel secondo paragrafo del preambolo.

Noi, popoli delle Nazioni Unite, abbiamo proposto di riaffermare la fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, negli eguali diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole. Questo impegno è scritto dopo la determinazione di salvare le future generazioni dal flagello della guerra, quindi prima di tutte le altre parole dedicate alla pace e alla sicurezza; prima di tutti i riferimenti allo sviluppo.

Questo è per noi, io credo, un punto importante da cogliere. I diritti umani sono stati collocati nel preambolo della Carta delle Nazioni Unite non come l’ultimo o terzo pilastro o come un florilegio letterario. I diritti umani furono considerati come una necessaria pre-condizione, perché il 26 giugno 1945, il giorno della firma della Carta, l’uccisione perpetrata su una ampiezza di scala fino ad allora sconosciuta agli umani, era appena terminata, con le città polverizzate e ancora fumanti, altrettanti monumenti alla immensa malevolenza e stupidità umana.

Le delegazioni (alla Conferenza di San Francisco) compresero che soltanto accettando primariamente i diritti umani tutto il resto – pace durevole e successo nello sviluppo – sarebbe divenuto possibile. E’ questo un punto che perfino oggi, forse specialmente oggi, attende ancora di essere recepito da molti attori politici i quali vedono i diritti umani solamente come fastidiosi vincoli o, anche, da persone che godono i loro diritti fin dalla nascita e semplicemente non si accorgono di quanto tali diritti significano.

Quando uno Stato accede ad un trattato sui diritti umani, inscrive i relativi obblighi nel proprio diritto costituzionale e li implementa, poi col passare del tempo il comune cittadino, il titolare individuale di quei diritti, finisce per considerarli per acquisiti una volta per tutte. E’ come l’aria che si respira. Uno non sta a pensare migliaia di volte al giorno circa la necessità di inalare ossigeno, anche se la propria esistenza dipende, ogni volta, da tale atto. Soltanto quando il rifornimento di aria viene tagliato il suo significato diviene drammaticamente acuto.
Similmente, soltanto quando i diritti non sono più realizzati l’individuo capisce in tutta chiarezza quanto cruciali essi siano per una degna esistenza.

Per i leaders politici che oggi fanno campagne contro i diritti umani universali, o minacciano di ritirarsi da trattati internazionali o regionali e dalle istituzioni preposte a farli valere, è il caso di ricordare ciò che il mondo ha conseguito nel corso di sette decadi e ciò che noi tutti stiamo per perdere se le loro minacce hanno successo nel soffocare i diritti umani universali.
Dopo la creazione delle Nazioni Unite, innovativi trattati multilaterali sono stati negoziati e adottati: la quarta Convenzione di Ginevra, la Convenzione sui rifugiati, e i due grandi Covenants internazionali che, insieme con la Dichiarazione Universale, formano il codice universale dei diritti umani.

I due Covenants, insieme con altri fondamentali trattati internazionali sui diritti umani e i rispettivi organismi che ne sorvegliano l’applicazione, sono stati costruiti per proteggere una ampia gamma di diritti civili, politici, economici, sociali e culturali, per rafforzare i divieti contro la tortura, le sparizioni forzate, la discriminazione razziale, la discriminazione contro le donne. Essi proteggono i diritti dei bambini, i diritti dei lavoratori migranti e delle persone con disabilità.

Oggi, essi sono rinforzati da questo Consiglio con i suoi esperti indipendenti e l’Esame Periodico Universale.

Il mio Ufficio lavora con le istituzioni regionali e nazionali e con la società civile a tutti i livelli, con costante riferimento al diritto internazionale dei diritti umani per la promozione e la protezione dei diritti umani per tutti, ovunque.

Ma chiediamoci cosa questo ha effettivamente significato per la gente e quali conseguenze ne potrebbero derivare. Dopo tutto, anche prima della seconda guerra mondiale notevoli progressi erano stati conseguiti in un certo numero di paesi: fine della schiavitù, diffusione del suffragio universale, diritti dei lavoratori, sospensione della pena di morte, limiti alla crudeltà della guerra.

E tuttavia la seconda guerra mondiale ha distrutto tutto o quasi tutto, ma nelle sette decadi a seguire il progresso è ripreso con maggior vigore: fine del colonialsmo, rimozione della segregazione e dell’apartheid, riaffermazione dei diritti di una stampa libera e indipendente. I diritti delle donne sono venuti alla ribalta, così anche i diritti dei bambini, i diritti dei popoli indigeni e della comunità LGBTI e molti altri nella generale determinazione di essere liberi dalla discriminazione e dall’ingiustizia.

Con la riduzione delle distanze e dei tempi del trasporto, la gente ha viaggiato e si è mischiata con una intensità mai prima vista e rendendo chiara una cosa: l’umanità è indivisibile.

Senza l’impegno per i diritti umani fondamentali, per la dignità e il valore della persona umana e per gli eguali diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole, il nostro mondo diventerà caos, miseria e guerra diffusa.

Fra tutti i traguardi conseguiti nel dopo-guerra, l’asserzione della università dei diritti in virtù del diritto dei diritti umani è probabilmente il più degno di nota.

Un crescente numero di persone oggi sa che la tortura è proibita in qualsiasi circostanza. L’arresto e la detenzione arbitraria, il diniego del giusto processo, la repressione delle proteste pacifiche e della libertà di parola, compreso il ruolo della stampa, costituiscono altrettante violazioni di diritti. La gente sa che ha diritto allo sviluppo, al cibo, all’acqua, alla salute, all’abitazione, all’educazione e ad altro ancora.

La gente sa cosa significa la dignità e il valore di ogni essere umano.

Le marce del 21 gennaio di quest’anno, che non hanno precedenti, non hanno riguardato, io credo, un particolare individuo o governo, anche se molti le hanno considerate tali. Io credo che tali marce sono state per i diritti delle donne, per noi tutti, per una umanità educata e inclusiva. Sono orgoglioso che membri del mio staff vi abbiano preso parte. Noi difendiamo i diritti umani.
Noi dobbiamo difendere i diritti umani. Quando gli umani capiscono pienamente che hanno diritti, è quasi impossibile fare in modo che essi se ne dimentichino.

In presenza di attori politici che, come ai tempi della Lega delle Nazioni, minano il sistema multilaterale o intendono recedere da qualche sua parte, le sirene dell’esperienza storica devono suonare forte. Di fronte alla prospettiva di perdere molto occorre impegnarsi a proteggere molto.
I nostri diritti, i diritti degli altri, lo stesso futuro del nostro pianeta non possono, non devono essere messi fuori gioco da questi sconsiderati affaristi politici.

Vi chiedo di difendere i diritti di tutti e di farlo con noi.

 

Traduzione a cura del Professor Emerito Antonio Papisca,Cattedra UNESCO Diritti Umani, democrazia e pace, e docente del Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell'Università di Padova.

Per leggere la versione originale del discorso, clicca qui

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