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“Un viaggio mortale – la rotta del Mediterraneo centrale”: rapporto UNICEF sulle condizioni disumane dei bambini migranti verso l’Italia

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28 feb – L’ultimo rapporto pubblicato da UNICEF rivela le terribili condizioni che soprattutto donne e bambini devono affrontare per raggiungere l’Italia lungo la cosiddetta rotta del Mediterraneo centrale; una rotta fatta di violenze, sfruttamento, e sofferenze. Attraverso un’indagine condotta sul terreno, infatti, coadiuvata dalle esperienze dello staff UNICEF sia in Nord Africa sia in Italia, sono state raccolte testimonianze di situazioni scioccanti, che sottolineano la necessità di maggiori misure per la tutela di una categoria così indifesa come quella dei bambini.

I dati ottenuti fino a settembre 2016 stimano circa 256,000 migranti identificati in Libia, di cui il 9% sono bambini, un terzo dei quali non accompagnati; si pensa, però, che i veri numeri siano fino a tre volte maggiori, considerando soprattutto che solamente in Italia nel 2016 sono arrivati più di 26,000 bambini non accompagnati – il doppio rispetto all’anno scorso – tra i più di 181,000 migranti che hanno deciso di intraprendere la pericolosa ma unica rotta verso le coste italiane. La parte più pericolosa della tratta è un viaggio di circa mille chilometri dal confine meridionale del deserto della Libia fino alle coste mediterranee del Paese, a cui si aggiungono i 500 chilometri di passaggio in mare verso la Sicilia. L’anno scorso, più di 4,500 persone hanno perso la vita mentre tentavano di attraversarlo; si stima che almeno 700 di essi fossero bambini.

Durante il viaggio, infatti, spesso mancano acqua e cibo; donne e bambini si trovano di frequente preda di violenze sessuali, specialmente in prossimità dei confini e dei posti di blocco, dove è comune che essi vengano arrestati. Più di un terzo di donne e bambini intervistati, infatti, hanno riportato che i loro assalitori indossassero uniformi o sembrassero collegati a forze armate. Le storie riguardanti gli stupri sono talmente comuni che alcune donne prendono precauzioni preventive, ad esempio con iniezioni contraccettive o portando con sé contraccettivi d’emergenza. Inoltre, la maggior parte dei bambini che hanno partecipato allo studio UNICEF hanno rivelato di aver subito abusi verbali, emotivi o fisici da parte degli adulti, con una maggiore incidenza sulle bambine. Gli abusi, però, non vengono quasi mai riportati alle autorità, perché coloro che li subiscono hanno paura di essere deportati o rinchiusi nei centri di detenzione.

Particolarmente preoccupante è la situazione in questi centri detentivi, 34 identificati in Libia. Il Dipartimento per la lotta all’immigrazione illegale del governo libico ne gestisce 24, in cui sono trattenute dalle 4000 alle 7000 persone. I gruppi armati, invece, trattengono i migranti in un numero sconosciuto di centri non ufficiali. La comunità internazionale ha soltanto accesso a meno della metà dei centri gestiti dal governo. Le condizioni di vita in questi luoghi sono altrettanto allarmanti; alla mancanza di viveri o di beni di prima necessità soprattutto per le donne, si aggiungono gli abusi da parte delle guardie, per lo più uomini, e il sovraffollamento delle celle. Non c’è differenziazione tra adulti e bambini, spesso questi vengono assegnati a celle già occupate da adulti, aumentando così i loro rischi di subire violenze.

Certamente, gli abusi e i maltrattamenti a cui sono sottoposti avranno conseguenze gravissime sullo sviluppo fisico-psicologico dei bambini e delle donne che si trovano ad affrontare il viaggio fino all’Italia; è quindi necessario, sottolinea il rapportodell’agenzia ONU, fare in modo che essi siano protetti e che i loro diritti fondamentali siano rispettati.
“Cinquanta milioni di bambini sono in fuga, alcuni dalla violenza, dalla guerra, dalla povertà e dai cambiamenti climatici. Non dovrebbero essere forzati a mettere le loro vite nelle mani dei trafficanti. Occorre affrontare globalmente i fattori chiave della migrazione e, altrettanto importante, porre in atto delle misure maggiori per proteggere i bambini in fuga attraverso un sistema di passaggi sicuri per tutti i rifugiati e i bambini migranti. Se questi fossero i nostri figli, soli e spaventati, noi agiremmo,” ha ricordato Afshan Khan, il Direttore Regionale UNICEF e Coordinatore speciale per la crisi di rifugiati e migranti in Europa.

Per leggere il rapporto UNICEF completo, clicca qui.

SDG Poster 2018 2

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