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Giornata mondiale della Radio - intervista con Gavino Moretti, corrispondente di Radio Rai da Bruxelles

radio 1 Gavino Moretti 

10 feb - In occasione della Giornata mondiale della Radio, il corrispondente di Radio Rai da Bruxelles, Gavino Moretti, ci ha rilasciato un’intervista sull’attualità e le prospettive del mezzo radiofonico.

Domanda. la giornata mondiale della radio è da sempre un momento adatto per riflettere su questo mezzo di comunicazione in passato considerato “superato” ma che a dispetto di ogni innovazione tecnologica dimostra di avere un suo spazio, per certi versi più importante oggi rispetto a qualche anno fa, quando ad esempio la tv sembrava l’unico media importante. E’ cosi? 

R. Prima di diventare corrispondente a Bruxelles ho lavorato per dieci anni fa al Giornale Radio Rai, nella redazione politica, e il dibattito sulla crisi della radio mi ha sempre accompagnato. In realtà con molti colleghi abbiamo osservato quanto la radio fosse importante in tante campagne elettorali, perché è un mezzo capace di raggiungere un tipo di pubblico particolare, che ascolta mentre lavora, o si sposta in auto. Un pubblico che spesso arriva a casa la sera e guarda poca televisione, o se lo fa sceglie programmi di intrattenimento. Secondo molte ricerche sono invece i programmi di approfondimento radiofonici che in molti casi aiutano gli ascoltatori a farsi un’opinione o semplicemente a porsi qualche domanda. Senza entrare nel dettaglio , anche nelle recenti elezioni americane la radio ha giocato un ruolo importante, e in Italia molti leader politici sanno che la partecipazione a talk radiofonici permette di raggiungere proprio quell’elettorato che ancora non ha deciso per chi votare.

D. Per questo per quanto riguarda la politica. Ma a livello sociale quale può essere l’utilità del mezzo radiofonico?

R. Se pensiamo all’emergenza migranti, che sta segnando questa epoca, abbiamo un esempio pratico di quanto la radio possa essere utile. Gli uomini e le donne che si spostano dai loro paesi di origine verso l’Europa spesso perdono i contatti con il loro mondo di partenza e la radio è l’unico mezzo che può tenerli in contatto facilmente con le comunità da cui sono partiti, grazie all’utilizzo di Internet che permette di ascoltare la radio via Web anche indipendentemente dalle frequenze radio. Ma la radio può essere un modo per aggregare e comunicare anche per i migranti approdati in Europa. Perché se i profughi potessero ascoltare un programma nella propria lingua si sentirebbero più integrati e sarebbe anche più facile comunicare alcuni messaggi sulle regole comuni da rispettare e sul percorso da compiere nei paesi di approdo o di destinazione finale. Sarebbe anche importante avviare dei programmi dove gli stessi rifugiati potessero parlare delle proprie problematiche ai migranti appena arrivati oltre ad ascoltare le storie di chi ha affrontato un viaggio difficile e pericoloso.

D. Sul piano pratico cosa rende la radio un mezzo importante anche oggi?

R. La radio è un mezzo “leggero” ed economico. Per “montare” un servizio può bastare un pc portatile e le voci si possono registrare con un microfono o uno smartphone. Poi si possono inviare dei servizi brevi o dei reportage lunghi utilizzando semplicemente wi-fi. Per un giornalista radiofonico è importante raccogliere “voci” sul campo e la leggerezza della radio è fondamentale rispetto alla televisione che ha bisogno di mezzi più “pesanti” (telecamera, cavalletto, attrezzatura per il fonico). Quando ci si trova di fronte a una calamità naturale ad esempio, la radio riesce spesso a dare per prima le informazioni necessarie. Molti cronisti radiofonici hanno raccontato degli avvenimenti in diretta con il proprio cellulare, in attesa che arrivassero le telecamere che naturalmente sono insostituibili per una informazione completa. Inoltre la radio può essere ascoltata con facilità in situazioni di disagio. Ricordo che dopo il terremoto in Abruzzo del 2009 con alcuni colleghi consegnammo delle piccole radio portatili alla protezione civile che le distribuì nelle tende dove si trovava una parte della popolazione colpita dal sisma. La radio era al tempo stesso intrattenimento e aggiornamento sulla situazione post-sisma grazie al fatto che i notiziari sono sempre aggiornati di ora in ora, e questo se posso permettermi, è anche un piccolo vanto del Giornale Radio Rai. anche se naturalmente non siamo gli unici.

D. Ma i giovani continueranno ad ascoltare la radio?

R. Penso proprio di sì. Nelle università si diffondono sempre di più delle proprie radio di “ateneo” perché sono facili da creare anche con costi ridotti. Le radio universitarie possono facilmente trasmettere dibattiti, convegni, o perché no? Lezioni. Inoltre hanno spesso una propria classifica di libri, dischi etc, che sovente anticipano le tendenze del mercato. Senza contare che molti studenti esprimono attraverso la radio difficoltà e questioni del proprio tempo.

 

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