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Intervista a Roberto Zuccolini in occasione della Giornata Mondiale dei Migranti

zuccolini

In occasione della Giornata Mondiale dei Migranti, abbiamo intervistato Roberto Zuccolini, portavoce della Comunità di Sant’Egidio, impegnata in prima linea nell’accoglienza e nell’integrazione. 

Dottor Zuccolini, qual è il significato della Giornata mondiale dei migranti per la Comunità di Sant’Egidio?

Prima di tutto è un’occasione da non perdere per lanciare un forte messaggio di pace. Sappiamo bene quanto le migrazioni dei popoli siano provocate innanzitutto dalle guerre ed una conferma dolorosa viene dal dramma che sta vivendo da troppo tempo ormai la Siria e la città di Aleppo, da cui sono fuggite migliaia di persone alla ricerca di sicurezza per la loro vita. Quindi occorre costruire la pace e affrontare le emergenze scatenate dai conflitti, senza dimenticare però che l’immigrazione ha bisogno di essere sempre affrontata pensando non solo al presente ma anche la futuro. Quindi non solo all’accoglienza ma anche all’integrazione di chi è costretto ad abbandonare il proprio Paese. E, come sappiamo, ciò avviene non solo secondo le direttrici Sud-Nord ma anche Sud-Sud. Basta pensare alle dimensioni di certi campi profughi in Africa o alle cifre degli sfollati ambientali.

Pochi giorni fa è stato formalizzato a Ginevra lo status di “osservatore permanente” di Sant’Egidio presso l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim). In che modo si svilupperà il vostro impegno?

La Comunità aveva da anni rapporti, a vari livelli, con questa importante organizzazione. Il recente riconoscimento ci onora e ci invita ad allargare il campo della nostra cooperazione. Di fronte alla sfida globale posta da migranti e rifugiati c’è bisogno di collaborazione tra organismi internazionali, Stati e società civile. 

E’ quello che avete sperimentato con i corridoi umanitari. Ci può ricordare che cosa sono e come funzionano?

Si tratta di un progetto-pilota, realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio insieme alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e alla Tavola Valdese, reso possibile grazie ad un accordo firmato il 15 dicembre 2015 con i ministeri degli Esteri e dell’Interno italiani. Prevede l’ingresso, entro il 2017, di mille persone. Finora sono già arrivati nel nostro Paese 500 profughi, quasi tutti siriani, che erano presenti in Libano, alcuni da anni, senza prospettive per il loro futuro e tentati dalle rischiosissime traversate del Mediterraneo.

 Quali sono gli obiettivi del progetto? 

Il principale è proprio quello di evitare i viaggi con i barconi, che hanno già provocato un numero altissimo di morti, tra cui molti bambini. E di conseguenza impedire lo sfruttamento dei trafficanti di uomini che fanno affari con chi fugge dalle guerre; concedere a persone in "condizioni di vulnerabilità" - ad esempio, oltre a vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità - un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo.

Come viene gestita l’accoglienza in Italia?

Arrivati in Italia, i profughi sono accolti - attraverso una rete realizzata delle nostre associazioni - in strutture di diverso tipo o vere e proprie case. Agli adulti insegniamo l'italiano mentre i bambini vengono iscritti a scuola per favorire l’integrazione nel nostro Paese e aprire prospettive di lavoro. Attorno al progetto si è sviluppata una grande generosità: molti cittadini italiani si sono rivolti a noi chiedendo di aiutare o anche rendendosi disponibili ad accogliere. Tutto il progetto è autofinanziato.

In che modo?

Con l' 8 per mille della Tavola Valdese e una speciale raccolta fondi attivata dalla Comunità di Sant'Egidio.

L'apertura dei corridoi umanitari non comporta problemi per la sicurezza?

Tutte le persone che entrano ricevono un visto dalle ambasciate, quindi sono controllate prima della loro partenza. La lista viene quindi vagliata dal Ministero dell'Interno. Successive verifiche vengono fatte all’arrivo: è un progetto garantisce sicurezza sia ai profughi che al Paese ospitante.

Si tratta di un modello replicabile?

Certo, perché dimostra che utilizzando gli strumenti legislativi già a disposizione dell'Unione Europea, senza toccare il sistema di asilo politico, è possibile far entrare regolarmente delle persone che fuggono dalle guerre e che al momento stazionano in Paesi di prima accoglienza come il Libano.  E' quindi un progetto replicabile in altri Stati europei, sempre insieme alla società civile. Altre nazioni si sono già interessate ai corridoi umanitari per realizzarli nel loro territorio, come ad esempio la Francia dove si sta lavorando per giungere ad un accordo con lo Stato, grazie alla stessa sinergia con le Chiese e la società civile.

SDG Poster 2018 2

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