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Messaggio del Segretario Generale in occasione della Giornata Mondiale contro l'AIDS - 1 dicembre

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30 nov - Trentacinque anni dopo la comparsa dell’AIDS, la comunità internazionale può essere fiera, in una certa misura, dei risultati conseguiti, ma al tempo stesso deve guardare al futuro con determinazione e con la volontà di raggiungere il proprio obiettivo di porre fine all’epidemia di AIDS entro il 2030.

Sono stati fatti progressi concreti nella lotta a questa malattia. Le persone in cura non sono mai state così numerose come ora. Dal 2010 a oggi, il numero di bambini che hanno contratto l’AIDS tramite la trasmissione madre-figlio si è dimezzato. Ogni anno si reducono le morti per cause riconducibili all’AIDS, e le persone che convivono con l’HIV vivono sempre più a lungo.
 
Il numero di persone aventi accesso a medicine in grado di salvarne la vita è raddoppiato negli ultimi cinque anni, e raggiunge ormai i 18 milioni. Con i giusti investimenti, il mondo può accelerare la realizzazione dell’obiettivo di porre sotto trattamento 30 milioni di persone entro il 2030. Attualmente, l’accesso alle medicine in grado di prevenire la trasmissione madre-figlio dell’HIV sono disponibili al 75 per cento di coloro che ne hanno bisogno.
 
Nonostante gli evidenti progressi, questi risultati continuano a essere a rischio. Le giovani donne sono specialmente vulnerabili nei Paesi in cui la diffusione dell’HIV è elevata, soprattutto nell’Africa sub-Sahariana. Il virus continua a colpire in modo sproporzionato alcune popolazioni a rischio, e il numero di nuovi casi di infezione è in aumento tra le persone che si iniettano droga, tra gli omosessuali e tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini.
 
L’epidemia di AIDS è in aumento nell’Europa dell’Est e in Asia centrale e lo stigma ad essa associato è alimentato da discriminazione e leggi punitive. Globalmente, coloro che non dispongono di sufficienti risorse economiche non possono avere accesso ai servizi e all’assistenza sanitaria, e criminalizzazione e discriminazione non fanno altro che facilitare la diffusione di nuove infezioni. Ad essere più colpite sono le donne e le bambine.
 
L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è stata adottata con la promessa di non lasciare indietro nessuno, e ciò vale in particolare per quelli che sono stati affetti dall’AIDS. Fornire supporto ai giovani, ai più vulnerabili e alle persone marginalizzate cambierà il corso di questa epidemia. Il quadro strategico di UNAIDS, che sottolinea come la lotta all’HIV sia legata al progresso nel campo dell’educazione, della pace, dell’uguaglianza e dei diritti umani, è infatti in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs). Sono fiero di poter vedere come Nazioni Unite e UNAIDS, sotto la leadership di Michel Sidibé, si impegnino a trovare nuovi, migliori approcci per porre fine a questa epidemia.
 
Nel corso di questo primo decennio, i gruppi colpiti si sono rifiutati di accettare l’inazione, la mediocrità e la debolezza verso la risposta all’AIDS. Il loro coraggio ha spinto a compiere passi da gigante nella tutela della salute di donne e bambini, riducendo il costo di medicinali salvavita e dando voce a coloro che non l’hanno. In occasione della Giornata mondiale dell’AIDS, desidero rendere omaggio all’instancabile impegno dei leader, della società civile, dei colleghi del sistema ONU e del settore privato nell’avanzare tale causa.
 
Adesso che il mio mandato di Segretario Generale sta per giungere al termine, lancio un forte appello a tutti noi: rinnoviamo il nostro impegno, tutti assieme, per realizzare il nostro sogno di vedere un mondo senza AIDS.

SDG Poster 2018 2

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