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Conferenza "Fight Against Hunger" 28 settembre 2016

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29 sett - Si è tenuta ieri presso il Parlamento Europeo la prima di una serie di conferenze dedicate  ad aumentare la consapevolezza e promuovere iniziative volte al raggiungimento dell’Obiettivo per lo Sviluppo Sostenibile numero 2: Fame Zero. 

Funzionari della FAO, esponenti della Commissione Europea e membri del Parlamento Europeo hanno analizzato i collegamenti esistenti tra pace, conflitti, e sicurezza alimentare. 

La presenza di un conflitto armato è strettamente correlata a una maggior insicurezza alimentare: è questo il dato emerso con più chiarezza. La proporzione di persone denutrite negli Stati che si trovano ad affrontare una crisi prolungata è infatti tre volte maggiore che negli altri Paesi in via di sviluppo. “I più colpiti sono i bambini”, ha aggiunto René Castro Salazar, assistente al Direttore Generale FAO, “specialmente i più piccoli, che a causa della malnutrizione spesso sviluppano handicap fisici o mentali permanenti.”

I conflitti armati si ripercuotono sull’alimentazione in modo differente a seconda della zona interessata. Tuttavia, è possibile individuare alcune caratteristiche comuni, come l’interruzione della produzione alimentare e il saccheggio dei raccolti e del bestiame. Inoltre, la guerra riduce la quantità di cibo disponibile e rende più difficile l’accesso alle risorse disponibili. 

L’effetto di una guerra può essere tanto più devastante e causare molti più morti indirettamente, attraverso la scarsità di alimenti e le carestie provocate, che non tramite la violenza diretta, ha ricordato Roberto Ridolfi, Direttore Generale per la Cooperazione Internazionale e lo Sviluppo presso la Commissione Europea. 

L’insicurezza alimentare, al contrario, non è di per sé un fattore sufficiente a scatenare un conflitto, ma può provocare all’interno del Paese tensioni che, congiuntamente ad altre cause, possono intensificarsi fino a sfociare in una guerra. Spesso si instaura un circolo vizioso di instabilità, per cui l’insicurezza alimentare è sia un risultato sia una causa dei ripetuti conflitti armati. 

Alcuni studi indicano inoltre che una maggiore sicurezza alimentare può aumentare la capacità di recupero in seguito a una guerra, o addirittura prevenire alcuni conflitti, tramite il suo generale effetto positivo sullo sviluppo economico. Questo collegamento tra sicurezza alimentare e pace, tuttavia, rimane da dimostrare tramite ulteriori studi.

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La FAO - insieme ad altre agenzie del sistema ONU, NGOs e organi nazionali e internazionali -  interviene direttamente nei Paesi colpiti da un conflitto. In Siria, ad esempio, la FAO è attiva in 13 dei 14 governatorati del Paese, dove aiuta le famiglie a continuare a lavorare i loro terreni (dove la situazione di sicurezza lo permette) così da potersi auto-sostenere. Durante la conferenza è anche stato possibile ascoltare la testimonianza diretta di Richard Trenchard, rappresentante FAO attualmente in Somalia, dove più di un milione di persone si trovano costrette ad affrontare una grave crisi alimentare. 

Grazie ai semi forniti dalla FAO, inoltre, i coltivatori sfruttano al massimo la capacità dei campi a loro disponibili. Il rifornimento di pollame si è dimostrato particolarmente importante per le donne, che spesso non hanno alcuna fonte di reddito, e tradizionalmente si occupano di questo tipo di allevamento in Siria. 

Oltre alle operazioni sul campo, la FAO si impegna anche ad aumentare la consapevolezza globale sulle crisi alimentari presenti in questi Paesi, e promuove un approccio comune e analisi standardizzate per valutare la sicurezza alimentare (Integrated Food Security Phase Classification, IPC), utilizzate ormai in più di venti Stati.  

Clicca sull'immagine per scaricare la scheda informativa: 

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