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Al dibattito presso il Consiglio di sicurezza Ban Ki-moon chiede di proteggere l'infanzia: "anche le guerre hanno regole"

Children

3 ago- Sevizie, torture, detenzione, fame, abusi e uccisioni nei conflitti armati: sono le numerose forme di violazione perpetrate contro l’infanzia nelle zone di conflitto. Per porre fine a tali persistenti violazioni, gli Stati devono dare seguito alle loro promesse con azioni concrete, ha detto ieri Ban Ki-moon in apertura del dibattito presso il Consiglio di Sicurezza che ha discusso il rapporto annuale del Segretario Generale su infanzia e conflitto armato, e fatto il punto sui progressi nel contrasto agli abusi contro i minori nei conflitti. 

“In luoghi come Iraq, Nigeria, Somalia, Sud Sudan, Siria e Yemen, l’inferno è la realtà quotidiana dell’infanzia”, ha ricordato Ban Ki-moon. Insieme al Segretario Generale ONU, vi erano anche il Rappresentante speciale per l’infanzia e il conflitto Leila Zerrougui e il Direttore esecutivo dell’UNICEF Anthony Lake.

Il Segretario Generale ha ricordato lo scotto pagato dall’infanzia a una delle crisi attuali più drammatiche, quella dei rifugiati: oltre la metà di loro sono bambini. Una crisi che, ha ricordato Ban Ki-moon, richiede alla comunità internazionale di affrontare e risolvere alla radice le cause primarie dei fenomeni di sfollamento accanto all’adozione di misure d’emergenza.

Bambine e bambini colti nei conflitti sono spesso vittime di operazioni anti-terrorismo e bombardamenti aerei. Attacchi a scuole e ospedali, con il loro comune bilancio di morte, figurano con allarmante frequenza nella cronaca di guerra. In proposito, il rapporto del Segretario Generale documenta oltre 2.000 attacchi in 19 situazioni su 20. “Persino le guerre hanno regole. Ospedali e scuole dovrebbero essere protetti. I civili dovrebbero essere risparmiati. L’infanzia non dovrebbe essere reclutata nei combattimenti”, ha ammonito Ban Ki-moon.

SG

Ban Ki-moon ha riportato anche le cifre dei progressi compiuti nell’ultimo anno: il 2015 ha visto la liberazione di oltre 8.000 bambini soldato e l’adozione di nuove garanzie in numerosi Paesi contro il reclutamento armato dei minori. Sin dal primo rapporto presentato dal Segretario Generale al Consiglio, oltre 115.000 bambini reclutati nei combattimenti sono stati rilasciati nell’ambito dei Piani di Pace firmati con le parti in conflitto. Al netto di tali buoni notizie, l’obiettivo ultimo, ha ricordato Ban Ki-moon, resta la cessazione dei conflitti e il ristabillimento della pace.

I governi interessati da azioni di violenza sono i primi responsabili della protezione i civili, e ad essi garantiamo il nostro sostegno, ma non possiamo sopperire alla mancanza di volontà politica, ha detto nel suo intervento il Rappresentante speciale Leila Zerrougui. Sono necessari sforzi maggiori sul piano della prevenzione dei conflitti e nel sostegno ai processi di pace, insieme alla garanzia che gli attori coinvolti nei conflitti rispondano delle proprie azioni, un obiettivo per il quale il Consiglio di Sicurezza è chiamato a svolgere un ruolo cruciale, ha proseguito Zerrougui.

Dopo aver ricordato l’estensione dell’impatto dei conflitti sui minori – nel mondo 250 milioni di bambine e bambini vivono in zone interessate da violenza armata - il Direttore esecutivo dell’UNICEF Anthony Lake ha messo in rilievo l’importanza del Meccanismo ONU di monitoraggio e documentazione riguardo gravi violazioni commesse contro minori nei conflitti armati. Le rilevazioni puntano il dito contro l’uso di ordigni esplosivi, che solo nel 2015 hanno provocato 44.000 vittime. Oltre al divieto di impiego di tali strumenti di guerra in aree densamente popolate, le azioni da perseguire con urgenza sulla base dei dati raccolti dal Meccanismo sono la protezione degli operatori sanitari e la garanzia di assistenza medica ai bambini e alle loro famiglie in condizioni sicure.

Infine, è stato ricordato il ruolo chiave dell’istruzione nel dare speranza e futuro ai più giovani e alle loro comunità. Proprio l’istruzione è al centro dell’iniziativa ‘Education Cannot Wait', lanciata al World Humanitarian Summit lo scorso maggio con il proposito di sostenere le opportunità di milioni di bambine e bambini privati del diritto allo studio a causa di violenze diffuse e attacchi contro i luoghi deputati alla loro istruzione.

 

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