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Fuocoammare al Ciné-ONU: l'umanità di Lampedusa nella crisi dei migranti

 CineONU

22 giu - Ieri sera all'Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles, una sala gremita di spettatori ha assisto alla proiezione di "Fuocoammare", documentario dell'italiano Gianfranco Rosi acclamato in patria e all'estero da pubblico e critica, e Orso d'oro alla Berlinale 2013. L'evento, parte della tradizionale rassegna cinematografica Ciné-ONU di UNRIC, è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra UNRIC, il Comitato economico e sociale europeo, con il proprio Vice Presidente alla Comunicazione Gonçalo Lobo Xavier e l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, con il Direttore Regionale per l'Unione europea Eugenio Ambrosi.

"Fuoco a mare", evocato in una celebre canzone siciliana, è l’allarme lanciato alla vista di un’imbarcazione in fiamme nel porto di Lampedusa durante la Seconda Guerra mondiale. Oggi, i segnali che corrono attraverso le onde radio sono diventati gli SOS delle imbarcazioni di migranti a largo dell’isola, definita la porta d’Europa sul Mediterraneo per le poche miglia d’acqua che la separano dalle coste africane. Un’isola che negli ultimi anni ha salvato, accolto e visto morire in mare migliaia di migranti.

E’ in mare, sulle sue rive e nelle sue profondità, che si intrecciano le storie di donne e uomini; vite vissute in una piana quotidianità come quella di Samuele, bambino lampedusano, tra tiri di fionda e spari di pistola simulati dai promontori, e vite, come quelle dei migranti, perse in mezzo ai flutti e tra le braccia di chi tenta di salvarli da barconi fatiscenti.

Il documentario di Gianfranco Rosi non snocciola cifre, dati, interviste sul modello dell’inchiesta: la cinepresa, discreta, trae dal reale una narrazione senza voci neutre fuori campo. Le inquadrature catturano in sequenze il paesaggio dell’isola - gli ulivi, le banchine, il mare, sempre lì a dettare imperturbabile i destini di migranti e pescatori –lasciando pieno campo alla vita vissuta dei suoi abitanti. C’è il conduttore radio, la coppia di anziani immersa in una quotidianità antica e immutata. C'è poi la figura umanissima del medico Bartolo, chiamato - in primo luogo dalla sua coscienza- a curare i migranti sbarcati vivi sull’isola, e a ispezionare quelli morti, quando non vi è più nulla da fare, in un rito ripetuto e invariabilmente straziante. Storie che raccontano l’umanità dei lampedusani, che non attendono risposte per agire, ma salpano il mare guadagnandosi da vivere e sottraendo alla morte tanti uomini come loro perché, semplicemente, è ciò che hanno sempre fatto.

La tragedia dei migranti, enorme nei numeri e rinnovata a ogni nuovo sbarco dall’assenza di soluzioni, si impone alla cinepresa con immagini e suoni: sono i gemiti di dolore di chi è appena sbarcato, ma anche le giovani voci unite in canto corale a narrare l’odissea di chi è sopravvissuto attraverso le frontiere, nel deserto e poi in mare, soffrendo lo strazio della morte dei propri compagni di viaggio. Sono anche le immagini che inchiodano lo spettatore sul finale, con i morti rinvenuti nella stiva di una nave.

Il film di Rosi cattura per potenza e semplicità grazie alla figura di Samuele, figlio di pescatori, immerso - lui insieme ad altri- in una quotidianità mai violata dall'estraneità perturbante di fatti più grandi di lui. L'ingenuità e l'innocenza della sua condizione, acuite dall'inconsapevolezza degli eventi tragici che si consumano a poca distanza, discendono da gesti semplici e potenti - mentre è intento nel suo gioco preferito, il tiro di fionda, con il volto contratto per la concentrazione, o, visitato dal dottor Bartolo, intrattiene un buffo e incongruo dialogo sulle proprie presunte difficoltà respiratorie. Samuele è ignaro e innocente, apparentemente lontano dalla morte e dal dolore, ed è soprattutto attraverso i suoi gesti che il film evoca la forza e la fragilità della condizione umana.

Deborah CineONU La Direttrice di UNRIC Deborah Seward. Copyright:UNRIC

Il documentario è si è fatto carico, inevitabilmente, di un forte messaggio politico. Un messaggio su cui le Nazioni Unite insistono da tempo, come ricordato dalla Direttrice di UNRIC Deborah Seward, e che arriva dritto all'Europa: è tempo che la risposta al dramma quotidiano dei migranti e rifugiati alle porte di quella parte di mondo sicura e prospera, la nostra, si dimostri all'altezza del coraggio, della determinazione e della solidarietà espressi da cittadini comuni nel soccorso e nell'accoglienza di molte vite umane.

SDG Poster 2018 2

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