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Dopo l'ultimo bilancio di morte nel Mediterraneo, Ban Ki-moon fa appello per una risposta congiunta su rifugiati e migranti

 UNHCRPatrick Russo

1 giu - In una dichiarazione seguita ai naufragi degli ultimi giorni, il Segretario Generale ha espresso profonda tristezza per le morti di diverse centinaia di uomini, donne e bambini nel Mediterraneo. Il 2016, ha proseguito il Segretario Generale, si sta rivelando un anno particolarmente drammatico per chi tenta il viaggio verso l’Europa dalle coste del Nordafrica: 2.510 le persone morte nella traversata, contro 1.855 nello stesso periodo del 2015.

Esprimendo il proprio apprezzamento per gli sforzi coraggiosi delle operazioni congiunte di ricerca e soccorso italiana ed europea, Ban Ki-moon ha fatto appello a governi e organizzazioni coinvolte perché raddoppino gli sforzi nel salvataggio di coloro che in mare sono esposti a rischi, e nel contrasto alle reti di trafficanti nell’Egeo e nel Mediterraneo.

Al livello globale, il Segretario Generale ha invitato ad assumere una risposta organica e collettiva di fronte ai movimenti massicci di rifugiati e migranti. Tra le misure contemplate, un ampliamento dei canali legali disponibili a chi è in cerca di sicurezza e protezione. Il vertice di alto livello del prossimo 19 settembre alle Nazioni Unite, ha aggiunto Ban Ki-moon, sarà un’opportunità unica per convergere su una simile cornice, e per dimostrare una maggiore solidarietà e responsabilità verso i paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati.

Secondo stime dell’UNHCR, delle 204.000 persone che hanno intrapreso il viaggio verso l’Europa prima della fine di marzo, tre quarti hanno compiuto la traversata dalla Turchia alla Grecia. Altre 46.714 persone hanno intrapreso il viaggio verso l’Italia. La rotta nordafricana è particolarmente rischiosa: 2.119 persone, vale a dire una su 23, sono morte nella traversata. A bordo, il rischio di subire abusi e maltrattamenti è costante: casi di violenza - sessuale e di altro genere - contro le donne sono comuni.

Secondo William Splinder (UNHCR), i barconi che trasportano rifugiati e migranti dalle coste libiche sono particolarmente sovraccarichi, più di quelli avvistati sulla rotta dell’Egeo. Talvolta, essi vanno a rimorchio di pescherecci più grandi, aumentando il rischio di capovolgimenti.

La Nigeria e il Gambia sono i principali paesi di origine di coloro che quest’anno si sono imbarcati dalla Libia all’Italia. La Somalia e l'Eritrea, tra i paesi più comunemente associati ai movimenti di rifugiati, ne rappresentano il nove e otto per cento, rispettivamente.

Leggi la notizia sulla sezione news del sito ufficiale ONU

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