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Giornata Mondiale senza tabacco 31 maggio - Intervista ai medici Pneumologi Dottor Di Paco e Dottor Boffi

giornatafumo

30 mag - 

In occasione della Giornata Mondiale senza tabacco (31 Maggio), ospitiamo il contributo dei medici Pneumologi Dott. Adriano Di Paco e Dott. Roberto Boffi che da anni sono impegnati nella prevenzione e disassuefazione dal fumo di sigaretta.

D: Dott. Di Paco, stante i suoi rapporti di collaborazione con numerose squadre di calcio di serie A, che cosa pensa del binomio fumo e sport? Che tipo di influenza può avere il fumo di sigaretta in un atleta di élite?

R: Come già dimostrato da anni in letteratura, vi sono innumerevoli effetti dannosi da parte del fumo sulla prestazione sportiva con effetti sia a breve che a lungo termine. Infatti sia la nicotina che il monossido di carbonio (2 dei 4000 componenti dannosi della combustione del tabacco) incidono negativamente sulla risposta all’esercizio fisico, da una parte generando un aumento della frequenza cardiaca che già di per sé rende ragione di un maggior impegno cardiaco sotto sforzo e dall’altra perché il monossido di carbonio si lega con maggior affinità all’emoglobina rispetto all’ossigeno, impedendo quindi a quest’ultimo di rendersi disponibile per i muscoli. Riguardo poi gli stretti rapporti tra lo sport praticato dai campioni e la loro respirazione, ho pubblicato nel 2014 un lavoro su Multidisciplinary Respiratory Medicine (http://mrmjournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/2049-6958-9-20) in cui si dimostrava come la ventilazione polmonare fosse il vero motore della prestazione atletica. Ovviamente il fumo non può che impedire un raggiungimento ottimale di questi potenziali risultati. Quindi ogni sportivo, ancora di più se si tratta un atleta professionista, deve stare ben alla larga dal fumo, sia attivo che passivo.

D: Dott. Boffi, lei è uno pneumologo esperto di trattamenti antifumo che lavora in un IRCCS oncologico. Smettere di fumare si può e si deve anche quando si è scoperto di avere già un tumore, magari inoperabile?

R: L’impegno dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano nella ricerca, nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura delle patologie oncologiche si concretizza non solo con le attività di ricerca e di clinica, ma anche attraverso un supporto alla disassuefazione da tabacco offerto ai pazienti fumatori. Come mostrato in un nostro lavoro pubblicato nel 2010 su Annals of Oncology (http://annonc.oxfordjournals.org/content/21/7/1404.long), smettere di fumare migliora infatti la prognosi e riduce il rischio di nuovi tumori, riduce i rischi di complicanze e facilita il recupero dopo un intervento chirurgico, con conseguente diminuzione dei tempi di ricovero e miglioramento della qualità della vita, grazie a un respiro più pieno e all’autostima che deriva dall’investimento sul proprio benessere, ma anche permette a chemioterapia, radioterapia e terapie biologiche di agire più efficacemente e con minori effetti collaterali. Tutto ciò riferendosi ad ogni tumore esistente e non solo a quello polmonare. In un secondo nostro articolo, pubblicato su Journal of Oncology nel 2011 (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3139132/), è emersa peraltro la scarsa attenzione da parte della maggior parte delle istituzioni oncologiche italiane ai bisogni del paziente fumatore, che si traduce purtroppo in una mancanza di risorse e personale dedicato. La mia esperienza è, invece, che è assolutamente possibile migliorare le attività di prevenzione e cura in tali centri attraverso un’assunzione del problema del controllo del tabagismo e la costruzione di un’alleanza tra gli operatori sanitari e i fumatori che sono diventati pazienti oncologici. Questo tramite l’utilizzo di supporti farmacologici e/o psicologico antifumo di provata efficacia, offerti in modo da garantire un adeguato trattamento personalizzato per la disassuefazione. Perché per smettere di fumare, anche dopo una diagnosi di tumore, non è davvero mai troppo tardi.

D: Dott. Di Paco, quest’anno il World no tobacco day è dedicato alle regole sulla nuova veste che i pacchetti di sigarette dovranno avere per ridurre il loro appeal specialmente sui più giovani, che cosa pensa dell’iniziativa?

R: Ridurre la visibilità del brand, mostrare immagini “forti” dei danni del fumo, inserire slogan “intimidatori” sono tutte iniziative che hanno come obiettivo quello di fornire una maggior consapevolezza nel fumatore; nella esperienza comune al Dott. Boffi, per esempio, abbiamo dimostrato con un lavoro pubblicato su un’importante rivista pneumologica (Monaldi Arch Chest Dis. 2013 Mar;79:8-11. A sequential school based smoke prevention program in secondary school adolescents) che le campagne di prevenzione primaria svolte nelle scuole secondarie di primo grado, se impostate su meccanismi comunicativi adatti ai ragazzi, sono assai efficaci; ottenendo risultati sorprendenti ed insperati abbiamo visto infatti che alla fine del percorso scolastico coloro che avevano aderito al programma di prevenzione fumavano nella percentuale del 4%, mentre coloro che non avevano effettuato il corso arrivavano a fumare nella percentuale del 14%. Questo risultato è stato possibile grazie al contributo video di messaggi di persone famose del mondo dello spettacolo, capaci di riuscire a comunicare in modo adeguato con ragazzi di quell’età. Risulta facile intuire quindi che grande importanza deve essere data anche allo stile del pacchetto di sigarette, che non deve fornire alibi al fumatore trasformandolo dapprima in un consumatore consapevole per poi cercare la via della dissuasione. Questo percorso inoltre ha portato alla creazione di un sito alla pagina www.lascuoladellasalute.it

D: Dott. Boffi, è noto oramai che anche il fumo passivo è pericoloso per la salute: quindi anche all’aperto corriamo questo pericolo?

R: Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’esposizione al fumo passivo (SHS) può essere molto elevata anche all’aperto, specie in zone adiacenti alle aree dove si fuma.
La Tobacco Control Unit dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano da me diretta sta per pubblicare su European Respiratory Journal una ricerca in cui abbiamo misurato il contributo dell’SHS sull’inquinamento ambientale outdoor, confrontandolo con quello da traffico veicolare.
In questo studio abbiamo paragonato l’inquinamento di una strada molto trafficata del centro di Milano, con un’altra invece pedonale e caratterizzata da alti edifici che ne limitano la naturale circolazione dell’aria; per tale motivo, strade di questo tipo vengono denominate anche “street canyon”. In zone pedonali così strutturate, presenti in molti centri storici cittadini, vi sono parecchi ristoranti e bar all’aperto frequentati da fumatori che generano col fumo delle loro sigarette un’alta quantità di SHS, esponendo quindi anche i non fumatori a gravi rischi per la salute.
Il parametro misurato nella nostra ricerca è quello delle polveri sottili, dette anche PM (Particulate Matter); in particolare abbiamo considerato le particelle con diametro di 10, 2.5 e 1 micrometri (rispettivamente PM10, PM2.5 e PM1).
Il risultato è stato sorprendente: nelle ore serali , cioè tra le 18 e le 24, la qualità dell’aria era peggiore nella zona pedonale rispetto alla zona trafficata, dato evidentemente correlato al fatto che, proprio durante quelle ore, si erano contati il maggior numero di fumatori. Ulteriore certezza della significatività del dato ci è stata offerta dal fatto che dopo la mezzanotte, quando i bar e i ristoranti chiudevano, la qualità dell’aria migliorava fino a invertire i valori rilevati, che indicavano quindi una più alta concentrazione di PM nella zona trafficata rispetto alla zona pedonale.
Pertanto, a fronte dei risultati ottenuti con il nostro studio, sarebbe decisamente auspicabile l'attuazione di norme che tutelino i non fumatori dall’esposizione al fumo passivo anche in ambienti all’aperto.

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