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Conferenza sulla riforma della Cooperazione italiana allo Sviluppo nella cornice dell’Agenda 2030

DGCS quadrato ita

13 mag - Oggi a Bruxelles il Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale ha organizzato la conferenza dal titolo “The reform of the Italian Development Cooperation within the framework of the 2030 Agenda”, con il proposito di illustrare al pubblico la nuova governance della Cooperazione italiana allo Sviluppo, definita dalla legge di riforma del 2014 e ora pienamente implementata per rispondere alle sfide poste dall’ambiziosa Agenda per lo Sviluppo 2030. Cinque i pilastri su cui poggia la riforma: la nuova architettura istuzionale; il ruolo potenziato del Ministro degli Esteri; l’istituzione di un’Agenzia per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS); il ruolo innovativo attribuito alla Cassa Depositi e Prestiti (CDP); le nuove modalità di partenariato pubblico-privato.

L’architettura istituzionale riformata della Cooperazione si articola in un braccio politico, espresso dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione allo sviluppo; un braccio operativo, rappresentato dall’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo, con sede a Roma e dislocata con le sue 200 unità nelle diverse aree del mondo; infine, quello finanziario della Cassa Depositi e Prestiti. La nuova architettura comprende, tra gli altri, il Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo, con un ruolo centrale nel coordinamento dell’azione di tutti i ministri coinvolti nell’assistenza allo sviluppo e il Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo, organo di rappresentanza inclusivo della società civile, con ruolo di facilitazione del dialogo tra governo e partner dellol sviluppo. Una novità di primo piano è rappresentata dalla strategia di azione pluriennale, che programmerà gli interventi della Cooperazione italiana nell’arco di tre anni.

La prima sessione della conferenza, con un focus sugli elementi della nuova governance, è stata moderata da Franco Conzato della Direzione Generale UE dello Sviluppo e della Cooperazione, con gli interventi del Vice Ministro degli Esteri Mario Giro, del Direttore Generale della Cooperazione allo sviluppo Giampaolo Cantini, del Direttrice dell’Agenzia italiana della Cooperazione allo sviluppo Laura Frigenti e del Direttore della Cassa Depositi e Prestiti Bini Smaghi.

Presentando gli elementi-chiave della riforma della Cooperazione allo sviluppo, Giro ha enfatizzato il maggior impegno finanziario dell’Italia, che riflette una rinnovata attenzione del governo italiano ai temi dello sviluppo, con riguardo soprattutto all’Africa e all’area mediterranea. Ciò si deduce anche dall’aumento dei paesi prioritari per l’azione della Cooperazione italiana allo sviluppo, che è passato da 20 a 27. Una delle sfide di lungo termine su cui si concentrano le iniziative del governo è rappresentata dai flussi migratori verso l’Italia e il continente europeo, secondo un approccio nazionale che affianca alle politiche di sicurezza una strategia coerente di investimenti nei paesi di origine e transito.

Giro ha richiamato l’attenzione sul ruolo che la riforma riconosce al settore privato, secondo l’approccio multistakeholder definito dall’Agenda di Addis Abeba per il finanziamento allo sviluppo del 2015. Su questo piano, il sistema della Cooperazione italiana ha avviato esercizi innovativi di partenariato pubblico-privato.

Il Direttore Generale per la Cooperazione all sviluppo Cantini ha fatto riferimento agli obiettivi di coerenza politica e di allineamento con la cornice europea e internazionale della Cooperazione allo sviluppo contenuti nella legge di riforma. Sul piano della programmazione e dell’implementazione congiunta a livello europeo, la riforma prevede il coinvolgimento dell’Italia nella definizione delle politiche di sviluppo UE e l’armonizzazione delle line guida programmatiche nazionali con quelle dell’Unione, per la promozione di progetti congiunti. Inoltre, la riforma attribuisce un ruolo rafforzato al Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, a cui è conferita piena responsabilità per le relazioni con l’UE rispetto alla definizione e implementazione degli strumenti di finanziamento per l’azione esterna dell’UE.

Nel suo intervento, la Direttrice dell’AICS Frigenti ha posto l’accento sui fattori che hanno dato impulso alla creazione di un’Agenzia tecnica nel sistema della Cooperazione italiana. Sempre più paesi stanno conoscendo la transizione verso lo status di Paesi a medio reddito; ciò si riflette nella loro volontà e ambizione di integrarsi e competere nei mercati emergenti, sviluppare infrastrutture strategiche e promuovere l’innovazione tecnologica. Ciò ha reso necessaria per l’Italia la presenza di maggior expertise tecnico negli interventi allo sviluppo. Inoltre, la cornice complessiva dell’Agenda 2030, con Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs) tra loro strettamente interconnessi, ha posto la necessità di includere e integrare le azioni di una molteplicità di attori in un’unica cornice, contemplando nuove modalità di coinvolgimento dei partner. Un esempio è la recente ‘Call for proposals’ rivolta alle ONG. Secondo Frigenti, nonostante le risorse pubbliche continuino a costituire la gran parte delle risorse per lo sviluppo, è necessario realizzare la convergenza con il settore privato sul leve di finanziamento capaci di agira da moltiplicatori per il massimo impatto.

Il Direttore Bini Smaghi ha tratteggiato la storia della CDP, divenuta di recente una joint-stock company operativa in ambito internazionale, a cui la riforma del 2015 ha conferito il ruolo di gestore delle risorse pubbliche per lo sviluppo, di prestatore e investitore con risorse proprie e quello di consulente finanziario. Nel suo nuovo ruolo la CDP ha responsabilità di guidare e gestire le risorse per gli interventi allo sviluppo attraverso strumenti innovativi e modalità di co-finanziamento tra attori pubblici, privati, nazionali e internazionali.

La seconda sessione, moderata da Francesco Rampa dell’European Centre for Development Policy Management, ha incluso gli interventi di Klaus Rudischhauser della Direzione Generale UE dello Sviluppo e della Cooperazione (DEVCO), di Jaqueline Church della Banca europea degli investimenti (EIB), di Barbara Schnell della Banca di sviluppo tedesca (KfW), di Yves Guicquéro dell’Agenzia francese dello sviluppo (AfD) sul contributo delle agenzie dello sviluppo e degli attori finanziari europei alla realizzazione degli SDGs. Gli interventi hanno preso le mosse dal riconoscimento dei cambiamenti epocali inaugurati dall’ Agenda 2030, con una rinnovata enfasi sull’approccio mulltistakeholder e sul ruolo inedito del settore privato,

Church ha messo in luce il lavoro della EIB nella valorizzazione del contributo degli attori privati, sull’intervento degli stati nella creazione di capacità istituzionali e sistemi infrastrutturali. Church ha ricordato un progetto di successo della EIB con il coinvolgimento di investitori europei in Senegal, che ha reso possibile l’aumento della produzione di riso nel paese, nel quadro di una strategia tesa a soddisfare il fabbisogno locale. Church ha ribadito la fiducia che la banca ripone negli Stati europei per la risposta alle sfide attuali, dal cambiamento climatico, oggetto dell’Accordo di Parigi di recente firmato da oltre 170 Paesi, alle migrazioni.

Rudischhauser ha ricordato il ruolo da sempre attivo dell’Italia, tornata a un ruolo di primo piano grazie alle strutture e agli strumenti del riformato sistema nazionale della Cooperazione allo sviluppo. Il Direttore Generale DEVCO ha ricordato che l’Agenda 2030 ha messo sul tavolo nuovi strumenti di implementazione degli obiettivi dello sviluppo, richiedendo agli stakeholder di definire nuove strategie di partenariato. A tale riguardo, gli interventi devono fare leva su nuove fonti di finanziamento ed expertise, soprattutto di natura privata; ciò richiede strumenti più efficaci per il coinvolgimento di imprese e investitori. L’azione delle banche nazionali e regionali dello sviluppo è cruciale per la creazione di un ambiente favorevole agli investimenti privati nei paesi partner.
Di fronte all’obiettivo di integrare gli SDGs nelle politiche di sviluppo regionali e internazionali, la sfida principale si pone sul piano della programmazione e dell’implementazione congiunta a livello europeo. Uno strumento-chiave è il Practitioners’ Network, di cui fanno parte le agenzie per la cooperazione allo sviluppo degli Stati UE con l’obiettivo di condividere esperienze e buone pratiche. Al riguardo, il Direttore Generale ha espresso la speranza che la nuova Agenzia italiana e la CDP ne diventino presto membri.

Schnell ha ricordato il focus di intervento della KfW sulla salvaguardia ambientale e sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. Schnell ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di impiegare strumenti finanziari che si adattino ai progressi compiuti nel tempo dai paesi beneficiari, integrando risorse pubbliche e private. Compito primario delle banche per lo sviluppo è la preparazione dei progetti di investimento e l’impiego di strumenti finanziari innovativi per la condivisione e la mitigazione dei rischi degli attori privati.

Nel suo intervento, Guicquéro ha messo in luce il ruolo del settore privato nel migliorare l’efficienza delle attività per lo sviluppo. Gli SDGs hanno valore universale, ma la loro implementazione si declina a livello nazionale e locale. A tale riguardo, gli attori privati sono chiamati a incanalare e investire risorse nei sistemi locali, in autonomia o con la partecipazione del settore pubblico.

SDG Poster 2018 2

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