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Clima: una guida all'Accordo di Parigi in 5 punti

ParisAgreement

13 apr - Stando al più recente rapporto IPCC delle Nazioni Unite (Intergovernmental Panel for Climate Change), la concentrazione attuale di gas serra nell’atmosfera ha raggiunto livelli senza precedenti negli ultimi 800.000 anni. Essa sta riscaldando il pianeta, sciogliendo i ghiacciai, innalzando il livello dei mari, alterando i modelli meteorologici, aggravando l’intensità di alluvioni e siccità.
Gli effetti in atto del cambiamento climatico, inoltre, sottopongono i suoli a più intensi fenomeni di degradazione, accelerano il consumo delle risorse naturali, aggravano l’inquinamento di terra, aria e acqua. A esserne minacciata è la prospettiva stessa di uno sviluppo sostenibile: tali cambiamenti condizionano pesantemente la sostenibilità dei sistemi sanitari, la produzione alimentare e la qualità della vita negli insediamenti urbani. La particolare esposizione di aree e comunità a tali effetti si aggiunge e agisce da moltiplicatore ad altre dimensioni preeesistenti di vulnerabilità: povertà infrastrutturale, sistemi sanitari inadeguati, assetti agricoli già provati dall’uso non sostenibile delle risorse. L’impatto è sproporzionatamente drammatico per i già poveri e vulnerabili del mondo.
Riconoscendo l’evidenza scientifica sul contributo dell’attività antropica al riscaldamento globale, lo scorso dicembre a Parigi 195 Paesi hanno ufficializzato uno storico accordo nel quadro dell’UNFCCC (United Nations Framework Convention For Climate Change), la cornice di principi e procedure che disciplina i negoziati e le decisioni intergovernative sul contrasto al cambiamento climatico. L’accordo, noto come ‘Accordo di Parigi’, sarà aperto alle sottoscrizioni dei governi dal prossimo 22 aprile. Finora, oltre 160 Paesi hanno dichiarato la loro intenzione di firmarlo. L’entrata in vigore seguirà alla deposizione degli strumenti di ratifica da parte di 55 paesi responsabili per almeno il 55% delle emissioni globali.

Pollution

Quali sono gli aspetti-chiave degli Accordi di Parigi?

1) I fronti di azione per il clima: mitigazione e adattamento

Gli impegni dei paesi rispetto all’impatto del cambiamento climatico si articolano su due dimensioni: la mitigazione e l’adattamento. Mitigare gli effetti del cambiamento climatico equivale a ridurre le emissioni di gas serra. Le iniziative prese nell’ambito della ‘mitigazione’ degli effetti del cambiamento climatico contemplano l’utilizzo di nuove tecnologie e fonti energetiche rinnovabili; la riqualificazione di strumenti e di impianti verso una maggiore efficienza energetica; cambiamenti nelle abitudini di consumo energetico; l’espansione delle foreste e di altri sistemi capaci di catturare una maggiore quantità di CO2 nell’atmosfera. 

Adattarsi al cambiamento climatico, invece, significa fronteggiare e gestire i cambiamenti già in atto, preparandosi allo stesso tempo a quelli previsti. L’adattamento si propone di ridurre la vulnerabilità di paesi e comunità alle trasformazioni in corso nei modelli meteorologici, ad esempio riguardo la frequenza e l’intensità di fenomeni come cicloni e siccità, e negli ecosistemi, ivi incluse le condizioni di crescita di determinate colture. Esso assume diverse forme a seconda dei contesti organizzativi a livello locale, nazionale e regionale. Le soluzioni spaziano dalla costruzione di dighe contro l’impatto delle alluvioni all’istallazione di sistemi di allerta per i cicloni; dalla transizione a colture resistenti a climi più aridi alla ridefinizione dei sistemi di comunicazione.

2) I target di crescita delle temperature medie globali

L’Accordo stabilisce che le temperature medie globali non dovranno crescere oltre i 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, ma è comunque previsto un target più ambizioso, che fissa l’aumento-limite a 1,5°C.
A tal scopo, i Paesi firmatari prevedono di raggiungere il loro picco massimo di emissioni nel più breve tempo possibile, raggiungendo a partire dal 2050 un equilibrio tra le emissioni di gas serra prodotte dall’uomo e la loro cattura ad opera di serbatoi naturali.

3) Contributi differenziati in base alle responsabilità e alle capacità

Riconoscendo le responsabilità differenziate dei Paesi nel contributo storico alle emissioni di gas serra, ai Paesi in via di sviluppo si concede più tempo per il raggiungimento del picco di emissioni. Considerando inoltre le diverse capacità di partenza, si richiede che i Paesi sviluppati guidino gli sforzi di riduzione delle emissioni estesi all’insieme dei sistemi economici, mentre i Paesi in via di sviluppo sono incoraggiati a rafforzare le iniziative di mitigazione, passando gradualmente da obiettivi settoriali a obiettivi sistemici alla luce delle specifiche condizioni nazionali.

4) Cooperazione, finanziamenti e tecnologie

L’Accordo di Parigi ribadisce gli obblighi finanziari assunti dai Paesi avanzati verso i Paesi in via di sviluppo per realizzare un futuro a basse emissioni di gas serra e per sviluppare capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. Una tabella di marcia definirà la mobilitazione di finanziamenti per 100 miliardi di dollari entro il 2020. Tale cifra costituirà il punto di partenza nella definizione di nuovi obiettivi di finanza per il clima entro il 2025.
Dall'accordo esce rafforzata anche la cooperazione internazionale. Essa riguarderà lo sviluppo e il trasferimento di tecnologie per una maggiore efficienza energetica e un basso consumo di combustibili fossili, oltre che lo sviluppo delle capacità dei Paesi per l’adattamento ai cambiamenti climatici.

5) Trasparenza e revisione degli impegni verso obiettivi sempre più ambiziosi

L’ Accordo di Parigi stabilisce l’obbligo delle Parti di preparare, comunicare e aggiornare i cosiddetti contributi nazionali determinati (NDC), piani contenenti le misure per il raggiungimento degli obiettivi. L’Accordo prescrive alle Parti la comunicazione chiara e trasparente dei rispettivi NDC ogni cinque anni, destinati a un meccanismo di revisione multilaterale. Una commissione di tecnici esaminerà il sostegno fornito da ciascuna Parte e lo stato dell’implementazione dei piani, con la possibilità di indicare gli ambiti in cui maggiori sono i margini di miglioramento. Ciascun NDC, elaborato sulla base dei progressi raggiunti dal precedente, rappresenterà la base per la definizione di obiettivi mano a mano più ambiziosi.
Dal 2023, prenderà inoltre avvio un inventario nazionale (global stocktake) a cadenza quinquennale, che valuterà i progressi complessivi nella realizzazione degli obiettivi fissati dagli Accordi. Gli esiti dell’inventario serviranno da base per l’aggiornamento e il rafforzamento delle azioni delle Parti, e per il potenziamento della cooperazione internazionale.

SDG Poster 2018 2

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