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Accordo di Parigi sul clima: FAQ

COP21

20 apr - D: Quali sono gli aspetti più significativi del nuovo accordo?

L’obiettivo dell’accordo è di limitare l’aumento della temperatura entro i 2° C, persino entro 1.5° C, se possibile. L’accordo prevede un meccanismo per raggiungere livelli più ambiziosi.

L’Accordo di Parigi è ambizioso, dinamico e universale. Comprende tutti i Paesi e tutti i tipi di emissioni ed è progettato in modo tale da durare a lungo. È un accordo di grandissima portata. Rende più salda la cooperazione internazionale per il cambiamento climatico. Ci indica la strada da percorrere per il futuro.

L’Accordo di Parigi invia un segnale forte ai mercati affermando che è arrivato il momento di investire in un’economia a basso livello di emissioni. Prevede rapporti di fiducia e affidabilità reciproca.

Sarà un importante strumento per mobilitare finanziamenti per il supporto tecnologico e lo sviluppo delle capacità nei Paesi in via di sviluppo. Contribuirà anche a intensificare gli sforzi globali volti a contrastare e a minimizzare le perdite e i danni prodotti dal cambiamento climatico.

Parigi è solo l’inizio – ora dobbiamo attuare l’accordo. Ma abbiamo fatto un grandissimo passo avanti.

L’adozione dell’accordo comunica al mondo che i Paesi stanno affrontando seriamente il cambiamento climatico. Il fatto che le 196 Parti della Convenzione abbiano raggiunto questo accordo è un risultato notevole.

D: Questo accordo sarà davvero efficiente?

Sì, non vi è dubbio che le condizioni della Terra miglioreranno grazie a questo accordo. L’accordo contribuirà ai nostri progressi verso un futuro più sostenibile.

L’Accordo è ambizioso e fornisce tutti gli strumenti di cui abbiamo bisogno per far fronte al cambiamento climatico, ridurre le emissioni e adattarci all’impatto del cambiamento climatico.

La sua attuazione ne sarà la dimostrazione.

D: Cosa richiede l’accordo ai Paesi?

L’accordo richiede a tutti i Paesi di compiere azioni concrete, pur riconoscendo le rispettive diversità delle situazioni e delle circostanze. In virtù dell’accordo, i Paesi si impegneranno ad agire sul fronte della mitigazione e dell’adattamento.

I Paesi hanno presentato ufficialmente i propri contributi, decisi a livello nazionale, in materia di clima. Essi hanno l’obbligo di attuare tali piani, e se così sarà, ciò porterà a un abbassamento della curva di crescita della temperatura globale prevista.

L’accordo non solo formalizza il processo di definizione dei piani nazionali, ma fornisce anche dei requisiti vincolanti tesi a valutare ed esaminare i progressi compiuti al riguardo. Questo meccanismo richiederà ai Paesi di potenziare gli impegni sottoscritti garantendo che non si facciano passi indietro.

Questo accordo richiede ai governi di dichiarare la loro determinazione ad attuare l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

D: Cosa accade se un Paese non mantiene i propri impegni? Vi sarà un adempimento forzoso?

I Paesi hanno tutte le ragioni per rispettare i termini dell’accordo. È loro interesse applicarlo, non solo allo scopo di trarre beneficio dalle azioni sul clima, ma anche per dimostrare spirito di solidarietà globale.

Non si traggono benefici dal non rispetto dell’accordo. Qualsiasi vantaggio avrà vita breve; sarebbe senza dubbio messo in ombra dalle reazioni negative degli altri Paesi, dei mercati finanziari ma soprattutto dei cittadini.

D: L’accordo non entrerà in vigore fino al 2020. Cosa accadrà fino ad allora?

L’attuazione è prossima. Per attuare i piani climatici post-2020, i Paesi avranno bisogno di mobilitare risorse, inclusi i 100 miliardi di dollari che i Paesi industrializzati hanno promesso, investendo in un’economia a basse emissioni.

A Parigi i Paesi si sono accordati su azioni decise per il cambiamento climatico, per l’incremento dei finanziamenti e per l’implementazione dei piani sul clima. I Paesi avranno l’opportunità, nel quadro di un processo di revisione collettivo nel 2018, di aggiornare questi piani.

Dato il carattere indispensabile e vitale dell’una per il progresso degli altri, bisogna integrare l’azione per il clima nell’ambito degli sforzi di implementazione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

D: Questo accordo ha valore giuridico vincolante?

L’Accordo di Parigi è uno strumento legale che permetterà di guidare un processo di attuazione universale in materia di cambiamento climatico. È il risultato di un insieme di disposizioni, alcune giuridicamente vincolanti, altre non.

L’Accordo è composto da un’intesa di base che disciplina il processo internazionale, e che sarà vincolante per le Parti, mentre vi sono elementi non giuridicamente vincolanti. Tali parti, come ad esempio i contributi promessi stabiliti a livello nazionale (Intended Nationally Determined Contributions), possono essere vincolanti in ciascun paese.

D: I Paesi in via di sviluppo sottolineano la necessità di equità e giustizia. Ciò è previsto dall'accordo?

Sì. Il principio delle responsabilità comuni ma differenziate trova riscontro nel presente accordo. Vi è chiaramente il dovere per tutte le Parti di intraprendere azioni per il clima, in base al principio delle responsabilità comuni ma differenziate e delle rispettive capacità, tenendo conto delle diverse circostanze nazionali.

D: Tutti i paesi hanno presentato i rispettivi contributi promessi stabiliti a livello nazionale?

186 Paesi hanno presentato i loro contributi promessi stabiliti a livello nazionale (Intended Nationally Determined Contributions, INCD) prima della Conferenza di Parigi, e altri due Paesi li hanno presentati durante l'ultima sera della conferenza, a dimostrazione di un ampio coinvolgimento nel processo.

D: Come può Parigi portarci all'obiettivo di contenere l'innalzamento della temperatura globale entro 2 o 1,5 gradi centigradi?

L'accordo di Parigi evita di fermarsi ad un livello di ambizione tale da rendere irraggiungibile l'obiettivo di contenere l'innalzamento della temperatura al di sotto dei 2 gradi . Nel 2018, gli Stati avranno l'opportunità di rivedere i loro sforzi collettivi rispetto agli obiettivi globali prima di presentare formalmente i propri contributi nazionali al nuovo accordo. Tale esercizio sarà ripetuto ogni cinque anni.
Abbiamo un accordo, e abbiamo l'opportunità di raggiungere il nostro obiettivo adesso. Senza l'accordo, non lo potremmo dire. L'Accordo di Parigi ci ha messo sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo di contenere la crescita entro i 2 gradi. Non ci aspettavamo di lasciare Parigi con l'impegno di raggiungere quell'obiettivo, ma piuttosto con un processo tale da portarci fin lì. Ed è proprio quello che l'accordo prevede.
Il fatto che 188 Paesi che rappresentano quasi il 100% delle emissioni globali abbiano presentato i rispettivi contributi promessi stabiliti a livello nazionale è molto incoraggiante. Dimostra che gli Stati considerano Parigi la prima tappa nel processo, e sono pienamente impegnati nella realizzazione degli obiettivi necessari.

D: Il cambiamento climatico e l'Accordo di Parigi come sono legati agli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile?

Un accordo incisivo sul clima, sostenuto da azioni concrete, ci aiuterà a raggiungere gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile: porre fine alla povertà, creare economie più solide e società più sicure, sane e maggiormente vivibili ovunque.
La Conferenza di Parigi contemplerà nuove dichiarazioni di azione sul clima, a dimostrazione di come la società civile e il settore privato stiano facendo progressi per affrontare il cambiamento climatico.
Il Programma d'azione da Lima a Parigi (Lima to Paris Action Agenda), che ha prodotto centinaia di nuovi impegni e iniziative, ha mostrato che le azioni necessarie per affrontare il cambiamento climatico sono le stesse di quelle richieste dall'Agenda per lo Sviluppo Sostenibile.

D: Perché è così urgente che si faccia qualcosa adesso?

Il mondo ha già conosciuto il surriscaldamento in passato, ma mai così velocemente. L'attività dell'uomo ne è la causa. Ad esempio, i cambiamenti avvenuti nell'Artico rispetto ad appena sei anni fa sono sconvolgenti.
Possiamo limitare la crescita della temperatura entro i 2 gradi se interveniamo adesso. È necessario che tutti i Paesi e tutti i settori della società civile agiscano subito; è nell'interesse di ciascuno di noi.
Si tratta di un obiettivo realizzabile. Agire per il clima ha senso dal punto di vista economico. Quanto maggiore sarà il nostro ritardo, tanto più alto sarà il prezzo da pagare. Possiamo promuovere la crescita economica, eliminare la povertà estrema, migliorare la salute e il benessere delle persone se agiamo oggi.

D: I danni e le perdite sono adeguatamente affrontati nell'Accordo di Parigi?

A Parigi, le Parti hanno trovato un accordo sul procedimento per determinare quali approcci e disposizioni sono necessari per affrontare al meglio le esigenze di quei Paesi e di quelle comunità che hanno contribuito di meno, ma che hanno subito l'impatto più grave del cambiamento climatico.

SDG Poster 2018 2

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