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Il Piano d'azione del Segretario Generale ONU pone le basi per sforzi comuni nella prevenzione dell'estremismo violento

Geneva Extremism

8 apr - Il susseguirsi di atroci attacchi terroristici ovunque nel mondo – Belgio, Costa d’Avorio, Iraq, Mali, Pakistan, Turchia, per citare solo gli episodi più recenti – non lascia dubbi sulla rilevanza assunta dai fenomeni di terrorismo ed estremismo violento. La diffusione endemica dell’estremismo pone la comunità internazionale di fronte a sfide considerevoli. Travalicando i confini nazionali, esso rappresenta una minaccia alla pace e alla sicurezza, compromettendo gli sforzi tesi alla promozione dei diritti umani e alla realizzazione dello sviluppo sostenibile. Le sfide transnazionali dell’estremismo e del terrorismo richiedono azioni concertate e coordinate tra governi, società civile, mondo accademico, comunità locali e leader religiosi, capaci di esplicarsi in un quadro coerente e integrato.

E’ sulla base di questa considerazione che ieri e oggi si è tenuta una Conferenza sulla Prevenzione dell’estremismo violento 'Preventing Violent Extremism – The Way Forward’ a Ginevra, co-organizzata dal governo svizzero e dalle Nazioni Unite, al fine di condividere esperienze e buone pratiche per contrastare le cause di tale allarmante fenomeno.

La Conferenza prende le mosse dal Piano d’azione del Segretario Generale Ban Ki-moon per la Prevenzione dell’estremismo violento. Qualificando il fenomeno come ‘oltraggio ai propositi e ai principi delle Nazioni Unite’, il Piano presenta un cornice indispensabile per la messa in opera di un approccio organico, onnicomprensivo e coordinato per affrontare le cause dell’estremismo violento.

Richiamandosi ai pilastri fondamentali definiti dalla Strategia Globale contro il Terrorismo adotatta dall’Assemblea generale con Risoluzione 60/288, il Piano, riconoscendo la necessità di misure di rafforzamento degli apparati di sicurezza nel contrasto all’estremismo violento, rileva il carattere indispensabile di azioni di prevenzione del fenomeno condotte nel rispetto dei diritti umani fondamentali: “L’estremismo violento, che può sfociare in atti terroristici, richiede sforzi collettivi, che includono la prevenzione della radicalizzazione, del reclutamento e della mobilitazione degli individui all’interno di gruppi terroristici, suscettibili di diventare combattenti per il terrorismo”.

E’ dunque necessario agire, oltre che con azioni repressive dirette contro soggetti che già hanno imboccato la strada della violenza terroristica, alla radice dei fenomeni di radicalizzazione dei soggetti a rischio, trasformando contesti e realtà in modo da renderli meno vulnerabili al richiamo dell’estremismo. Pure in presenza di evidenza statistica e qualitativa ancora insufficiente sulle determinanti, i profili e i percorsi dei soggetti radicalizzati, il Piano individua due insiemi di cause all’origine dei fenomeni.

Il primo insieme, rappresentato dai fattori ‘di spinta’ verso l’estremismo, include situazioni di marginalizzazione sociale e disoccupazione, violazioni dei diritti umani, conflitti prolungati e irrisolti, insieme all'ambiente delle carceri, esposto alla radicalizzazione. I fattori ‘di attrazione’, ovvero motivazioni e processi capaci di convogliare le rivendicazioni individuali in azioni violente, rimandano al background dei soggetti, alle rivendicazioni e alla vittimizzazione derivanti da condizioni di dominio e oppressione, a cui si accompagnano la distorsione e la strumentalizzazione di ideologie, credenze e differenze etnico-culturali, enfatizzate e amplificate dalla leva potente dei social media.
Compito degli Stati è inoltre quello di provvedere a una definizione e una distinzione il più possibile precisa di ‘estremismo violento’ e ‘terrorismo’ nel quadro dei propri ordinamenti giuridici, tali da evitare confusione tra i fenomeni, scongiurando strumentalizzazioni e abitri a danno di gruppi e individui.

Sette sono le aree di intervento prioritarie individuate dal Piano:

Dialogo - E’ necessario coinvolgere negli sforzi di prevenzione gruppi tra loro in opposizione, attori regionali e leader religiosi.

Buona Governance - La fiducia delle comunità nelle istituzioni si conquista promuovendo l’accesso equo degli individui alla giustizia all’interno di un sistema inclusivo, efficiente e trasparente.

Coinvolgimento delle comunità - Sono necessarie strategie di inclusione della società, adottando un approccio sensibile ai bisogni delle comunità e attuando programmi di ascolto e consulenza per le famiglie.

Opportunità e capacità per i giovani - Per promuovere la creatività, la spinta ideale e l’energia dei giovani e di coloro che si sentono emarginati, il Piano d’azione raccomanda il loro pieno coinvolgimenti nei programmi di prevenzione dell’estremismo violento e nei processi decisionali a livello locale e nazionale.

Parità di genere - Investire nelle donne, attori chiave nella prevenzione dell’estremismo violento, richiede l’adozione di prospettive sensibili ai loro ruoli e ai loro interessi lungo l’intero spettro degli interventi.

Istruzione, formazione e lavoro - Per favorire il rispetto per la diversità delle manifestazioni umane e l’integrazione socio-economica, specifiche raccomandazioni vengono fatte sugli investimenti nell’istruzione, nella formazione e nelle opportunità di lavoro per i giovani.

Strategie di comunicazione positiva su internet e sui social media - Per offrire a coloro la prospettiva di cambiamenti positivi e tangibili nelle loro vite di coloro che sperimentano alienazone ed emarginazione nelle società, sono necessarie strategie comunicative che trasformino la sofferenza in forza costruttiva.

Il Piano d’Azione del Segretario Generale sollecita la formazione di un fronte comune contro una minaccia globale. Come ha ricordato ieri il Direttore Generale dell’Ufficio ONU a Ginevra Michael Møller, “dobbiamo dimostrare ai terroristi e agli estremisti violenti che il mondo è unito, non solo sul piano retorico, ma attorno a un piano d’azione, che mette in fila raccomandazioni molto concrete”.

Nel suo discorso alla Conferenza in mattinata, il Segretario Generale Ban Ki-moon ha ricordato: “L’obiettivo degli estremisti violenti è quello di dividerci. La loro più grande missione non è l’azione, è la reazione [...] lo scopo è lasciare che governi la paura. Facciamo in modo che la conferenza – e la dimostrazione della nostra unione qui oggi – respingano una volta per tutti la loro scommessa sul nostro fallimento.”

SDG Poster 2018 2

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