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La FAO e il legame tra pace e sicurezza alimentare

Conflict Food

4 apr- I conflitti rappresentano una minaccia per l’accesso al cibo delle popolazioni colpite. Ciò è particolarmente vero per i conflitti civili, diventati la forma più comune – e protratta nel tempo- di conflitto armato. I conflitti, infatti, arrecano danno alle attività agricole, interrompono la produzione, il commercio e la distribuzione del cibo, alimentano i saccheggi di raccolto e bestiame, causando la perdita di risorse indispensabili alla sopravvivenza di famiglie e comunità. Tutto ciò li annovera tra le cause principali dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione. Non è un caso che la percentuale di persone che soffrono la malnutrizione nei paesi funestati da conflitti e crisi protratte sia tre volte più alta che altrove.

Se i conflitti provocano l’insicurezza alimentare, altrettanto comprovato è il legame di causalità inverso: quando le persone vedono minacciato l’accesso al cibo, ad esempio a causa della crescita dei prezzi alimentari o di espropriazioni di terre e bestiame, è probabile l’emergere di scontento e nuove rivendicazioni, passibili di sfociare in tumulti e violenze organizzate.

E’ per questo che combinare iniziative di riabilitazione e sostegno alle attività economiche delle comunità con gli sforzi di risoluzione dei conflitti è cruciale per garantire l’accesso costante e cibo sicuro e nutriente e, in definitiva, per lo sviluppo sostenibile. Allo stesso modo, investire nella sicurezza alimentare rafforza le iniziative di prevenzione dei conflitti tesi a una pace duratura.
Da decenni, ormai, la FAO è impegnata in un ampio spettro di interventi in cui l’attività umanitaria si salda agli sforzi per lo sviluppo attraverso la protezione e riabilitazione delle fonti di sussistenza; la riduzione dell’insicurezza alimentare e il miglioramento della capacità delle popolazioni di fronteggiare crisi e shock, preservando le risorse da cui derivano il loro sostentamento.

Il sostegno alle attività agricole e la risoluzione delle questoni legate all’utilizzo della terra e all’accesso alle risorse, così come la promozione di opportunità di lavoro per i membri delle comunità, possono contribuire agli sforzi di pacificazione e riabilitazione nel post-conflitto. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile riconosce il ruolo della pace, intesa sia come condizione cruciale per lo sviluppo sia come conquista con un proprio intrinseco valore. I primi due Obiettivi dell’Agenda 2030 si concentrano sull’eliminazione della povertà e della fame, sulla garanzia della sicurezza alimentare e sulla trasformazione dei sistemi agricoli in chiave sostenibile. Tali obiettivi sono condizione per realizzare società pacifiche e inclusive. E’ sulla base del legame tra la prevenzione delle crisi e la costruzione di una pace duratura che l’Agenda 2030 apre la strada a nuovi approcci, che integrano la dimensione dell’assistenza umanitaria con la prevenzione dei conflitti.
Ecco alcuni esempi di come da interventi a sostegno dell’agricoltura e della sicurezza alimentare possano derivare progressi per la pace:

Displacedfarmers Copyright: UN Photo

1) Sostegno alla produzione agricola nei conflitti - nonostante le enormi difficoltà e restrizioni poste dal conflitto in Siria, la FAO opera attualmente in 13 dei 14 governatorati del paese a sostegno delle attività produttive delle famiglie, fornendo loro accesso a sementi, kit per la coltivazione di orti domestici e bestiame. La possibilità per le famiglie sfollate nel paese di coltivare micro-orti senza bisogno della terra non solo contribuisce a migliorare la loro nutrizione, ma allenta le pressioni sulle comunità ospitanti, soprattutto dove i mercati e la disponibilità di cibo sono già fortemente limitati. In 2015, gli agricoltori siriani sono arrivati a produrre 2,4 milioni di tonnellate di granoof– circa il 60% della media pre-conflitto.

2) Informazioni per allerta e interventi tempestivi – la disseminazione di informazioni alle agenzie ONU, a partner umanitari, governi e donatori sulle situazioni di insicurezza alimentare risulta vitale per la mobilitazione tempestiva delle risorse e degli sforzi tesi a prevenire lo scoppio di conflitti o a mitigarne l’impatto. La FAO, insieme a 11 partner, promuove standard comuni per l’analisi della sicurezza alimentare tramite l’ Integrated Food Security Phase Classification (IPC), un complesso integrato di strumenti impiegato per la produzione di dati sulla gravità e sulle cause dell’insicurezza alimentare in oltre 20 paesi.

3) Promozione del reintegro e del ritorno alle attività produttive degli ex combattenti– nella Repubblica Democratica del Congo, in Mali e nelle Filippine, la FAO lavora a fianco degli attori di peace-keeping e peace-building impegnati nel reintegro degli ex combattenti. Facilitandone l’accesso alle risorse produttive, abbandonate o andate distrutte nel conflitto, e trasmettendo loro conoscenze essenziali sul funzionamento dei mercati, la FAO promuove il ritorno dei soldati smobilitati alle attività economiche pre-belliche, come la pesca e l’agricoltura.

4) Promozione di incontri e dialogo tra comunità in conflitto per le risorse– le cause dei conflitti tra alcune comunità pastorali in Kenya e Uganda sono legati in gran parte a fenomeni di saccheggio del bestiame, le cui conseguenze per la vita dei membri risultano aggravate dalla siccità prolungata nella regione. Attraverso scuole di campo sulle attività pastorali- Pastoralist Field Schools, PFS)- la FAO lavora al rafforzamento delle capacità delle comunità più vulnerabili in modo da ridurre e prevenire i conflitti intercomunitari, ma anche per promuovere un ambiente aperto all’apprendimento, dove i membri possano scambiarem buone pratiche e apprendere metodi sostenibili al livello locale per affrontare il rischio-siccità e le avversità conseguenti. Nel quadro degli sforzi più ampi a sostegno della pace, la FAO ha organizzato visite di scambio per i PFS tra le comunità dell’uno e dell’altro campo per ridurre i fenomeni di saccheggio del bestiame. Nonostante il timore e le diffidenze iniziali tra le comunità rivali, le visite si sono rivelate un grande successo. Tra musiche, danze e presentazioni, i gruppi hanno discusso numerose questioni, tra cui la gestione e l’allevamento del bestiame, e la risoluzione dei conflitti.

La riduzione dei conflitti e della povertà estrema è cruciale per porre fine alla fame. A sua volta, l’eliminazione della povertà è necessaria al conseguimento di una pace duratura. La lotta alla povertà e alla fame, assieme alla creazione di società pacifiche e inclusive, occupano un posto di primo piano nell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Fonti: Peace and Food security: Investing in resilience to sustain rural livelihoods amid conflict, FAO 2016

SDG Poster 2018 2

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