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Sud Sudan: le dimensioni della crisi

SudSudan

30 mar- In un nuovo rapporto, la FAO ha diffuso cifre allarmanti sulla crisi in Sud Sudan: 2,8 milioni di persone soffrono una grave insicurezza alimentare, con enormi difficoltà nell’accesso al cibo necessario alla sopravvivenza. Casi di morte per fame, malnutrizione acuta e livelli catastrofici di insicurezza alimentare vengono rilevati nelle aree più gravemente colpite dalle violenze in corso.

A sua volta, l’insicurezza alimentare sta spingendo un numero crescente di persone ad abbandonare il paese. L’Alto Commissariato ONU per i rifugiati (UNHCR) stima intorno a 38.000 il numero di persone spintesi a nord verso il Darfur orientale e meridionale dalla fine di gennaio, soprattutto a seguito dell’intensificarsi delle violenze negli stati nord-orientali di Northern Bahr El Ghazal e Warrap. Le cifre appesantiscono il già grave bilancio dello sradicamento della popolazione: dall’inizio del conflitto civile nel dicembre 2013, oltre 2,3 milioni di persone in Sud Sudan sono state costrette ad abbandonare le loro case, tra cui 1,7 milioni di sfollati e oltre 640.000 rifugiati nei paesi vicini. La realtà di attacchi  reiterati ha reso lo sradicamento un fenomeno ripetuto per molte famiglie, che hanno dovuto abbandonare, ricostruire e di nuovo lasciarsi alle spalle beni e ripari.

L’insicurezza alimentare e lo sfollamento di intere comunità in Sud Sudan sono le dimensioni di una crisi umanitaria in cui si intrecciano conflitto armato, shock climatici e collasso economico.

Nonostante la recente sottoscrizione dell’Accordo sulla risoluzione del conflitto nel 2015, la violenza continua a fare vittime tra i civili degli stati di Unità, Alto Nile, Jonglei, Lakes, Equatoria occidentale ed Equatoria centrale. Il conflitto ha contaminato larghe fette di territorio, strade ed edifici con ordigni inesplosi, minacciando la sicurezza di civili, comunità e operatori umanitari impegnati sul terreno.

Attacchi, minacce al personale e alle attrezzature provocano danni e distruzione alle infrastrutture civili, tra cui scuole, ospedali, punti di raccolta dell'acqua, strade e mercati.  Il conflitto ha acuito lo stato già precario dei servizi sanitari e l'accesso alle cure; a settembre 2015, nello stato dell'Alto Nilo il 55% delle strutture risultava inoperativo. Le reti di trasporto, scarsamente sviluppate e soggette a povera manutenzione, hanno subito danni ingenti, ponendo gravi ostacoli agli spostamenti e alle comunicazioni.

Oltre alla violenza armata, le comunità del Sud Sudan sono esposte a frequenti attacchi, in cui sono spesso coinvolti saccheggi di bestiame. I conflitti nati dalla contesa per le risorse tra allevatori e comunità agricole sedentarie sono il portato del più vasto conflitto armato, che ha destabilizzato i fenomeni di migrazione del bestiame. L'insicurezza è inoltre responsabile dell’interruzione delle attività commerciali, che rendono sempre più difficile l’accesso ai beni primari.

La minaccia alle fonti di sostentamento della popolazione deriva anche da fenomeni climatici avversi: scarse precipitazioni hanno ridotto i raccolti, colpendo più intensamente le zone sud-orientali, esposte alla siccità prevalente nel Corno d’Africa. Conseguenza è stata la crescita drammatica del prezzo delle derrate agricole. Le tendenze al rialzo dei prezzi, assottigliando drammaticamente il potere d’acquisto delle famiglie, delineano fosche prospettive per l’intero 2016. Le enormi avversità che fronteggia la popolazione si inscrivono in un quadro economico complessivo di grave crisi, funestato dal rapido deprezzamento della valuta, dalla crescente dipendenza dalle importazioni e dalla riduzione del prezzo del greggio a livello mondiale.

Non c’è da soprendersi che tale ventaglio di crisi – violenze, scarse precipitazioni, crollo dei raccolti, interruzione delle attività economiche- comprometta seriamente l’accesso al cibo per l’intera popolazione.

Nel 2016, le Nazioni Unite stimano che oltre 4 milioni di persone necessiteranno di assistenza alimentare, una cifra suscettibile di salire fino a 5 milioni durante la stagione di non raccolto. Insieme ai partner locali e internazionali, le agenzie ONU continuano a portare assistenza alimentare e sostegno alle attività economiche locali in condizioni molto difficili. Nel 2015, lo spazio umanitario è stato compromesso da difficoltà logistiche, impedimenti burocratici e attacchi al personale, ai mezzi e alle attrezzature. Quest’anno, l’assistenza e la protezione nel paese rimangono una priorità per le agenzie ONU e i partner umanitari. La situazione di crisi rischia di acuirsi drammaticamente se non saranno garantiti l’accesso umanitario e l’ampliamento della scala di intervento nella aree più gravemente colpite dal conflitto.

Fonti:

FAO, South Sudan Situation update (March 2016)

OCHA, South Sudan Humanitarian Response Plan (2016)

OCHA, South Sudan Humanitarian Needs Overview (2016)

UN News Centre

WFP South Sudan Emergency page

SDG Poster 2018 2

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