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Giornata Mondiale della Natura, intervista a Isabella Pratesi Direttore Conservazione WWF Italia

 Isabella Pratesi WWF

In occasione della Giornata Mondiale della natura, abbiamo il piacere di ospitare il contributo di Isabella Pratesi, Direttore Conservazione WWF Italia.

Qual è il tema scelto dal WWF Italia per festeggiare quest’anno il World Wildlife Day?

L’Italia è un paese ricco di biodiversità, un patrimonio che comprende grandi carnivori come orsi, lupi, aquile, uccelli bellissimi come fenicotteri, aquile reali. Purtroppo in questi anni stiamo assistendo ad una recrudescenza del bracconaggio nei confronti di alcune specie ‘bersaglio’: i grandi carnivori. Il lupo è forse l’animale che rischia di più: circa 300 individui uccisi ogni anno da trappole, lacci e collisioni con auto. Stiamo cercando di fermare questo vero e proprio crimine ambientale con ogni mezzo, dalla richiesta di inasprimento delle norme sull’illegalità ambientale ad azioni di comunicazione sul territorio, compresi progetti che aiutano gli allevatori a dotarsi di strumenti di prevenzione laddove esiste una popolazione di lupi. Per questo abbiamo deciso di dedicare in Italia la Giornata per le specie selvatiche proprio al lupo, un animale affascinante che fa parte della nostra cultura e del nostro immaginario. Siamo nati 50 anni fa praticamente sulle sue tracce, con l’Operazione San Francesco, una Campagna che aiutò a farlo ‘tornare’ sul territorio. Cinquant’anni dopo non potevamo certo abbandonarlo.

Molti conflitti nascono proprio dalla presenza di allevamenti e pastorizia e per mitigare tali conflitti è in discussione un Piano nazionale. Che ne pensate?

Purtroppo il Piano di gestione proposto dal Ministero dell’Ambiente, ancora in discussione e che prevede l’applicazione della deroga alla tutela della specie consentendo l’abbattimento di Stato’ fino a 60 lupi l’anno, è per noi una soluzione non efficace e pericolosa, frutto delle pressioni di una componente minoritaria della società e dello stesso mondo agricolo. Gli abbattimenti legali vengono proposti oggi solo per soddisfare le richieste provenienti da zone del Paese dove il lupo era stato sterminato e dove ora la conflittualità con questa specie, protetta dalle leggi nazionali, è crescente .
Si sarebbero dovute applicare le azioni presenti nel precedente Piano di gestione, che evidentemente è fallito proprio per mancanza di volontà politica. Convivere con il lupo si può , basta applicare le soluzioni già sperimentate ed efficaci come recinti elettrificati, cani da guardiania ben addestrati. Dunque, la scelta di abbattere ‘per legge’ derogando alle normative di tutela è una resa incondizionata a pochi interessi locali. Decidere di uccidere anche un solo lupo è un pessimo salto culturale nel passato che esporrebbe questa specie ad ulteriori minacce da parte dei bracconieri. Il rischio legato agli abbattimenti ‘di Stato’ è un aumento dei possibili danni al bestiame poiché l’uccisione di individui isolati scompone ulteriormente i branchi di lupi.

Molti allevatori considerano la presenza del lupo una sciagura, un danno. Per gli ambientalisti è invece un fattore importante per il territorio. Ci spiega perché?

Non solo è una specie straordinaria che appartiene alla nostra cultura, ma il lupo ha un indiscutibile ruolo nel mantenimento di ecosistemi sani e ricchi. I lupi catturano gli animali più deboli evitando la propagazione di malattie contagiose, controllano la popolazione di erbivori impedendo, ad esempio, che un pascolo eccessivo, in condizioni di naturalità, distrugga l’habitat. Ma c’è di più: la sua presenza è diventata anche fonte di reddito per un ecoturismo che vede nella valorizzazione delle risorse naturali e nell’esperienza diretta dei luoghi ad alto valore di biodiversità una chiave di successo sempre più apprezzata. Nella realtà spagnola, ad esempio, è stato calcolato economicamente il beneficio che il turismo riceve direttamente dalla presenza del lupo: in 20 anni nell’area montuosa della Culebra l’effetto-lupo per gli ospiti delle strutture ricettive locali vale il 50% , in alcuni casi fino all’80%, del fattore di attrattiva turistica. La Sierra de la Culebra conta circa 10 branchi, un totale di circa 60 lupi, che ne fa una delle zone di osservazione migliori al mondo per densità abitativa di questa specie. Anche in Italia sono nate moltissime realtà eco-turistiche legate al lupo.

Che vi aspettate dalla vostra campagna di informazione?

Il fatto che oggi si contino tra i 1200-1800 lupi in Italia è un fatto positivo che ha riportato però in auge il tema della convivenza con i predatori. Oltre al bracconaggio il lupo è vittima di una ‘cattiva’ informazione che serpeggia non solo tra allevatori ma anche su alcuni mezzi di informazione: c’è chi parla di ‘lupi reintrodotti’, chi paventa possibili attacchi all’uomo. Il lupo ha semplicemente ricolonizzato le aree un tempo habitat naturale della specie e a memoria d’uomo non si sono mai verificati attacchi ai nostri simili. Le ‘favole da sfatare’ sul lupo sono tante ed il lavoro è ancora lungo.

In cosa consiste l’azione comunicativa lanciata oggi?

Abbiamo rilanciato una Petizione avviata a febbraio per salvare il lupo dagli ‘abbattimenti di #soslupo wwf.it/soslupo rivolta al nostro Ministro dell’Ambiente e al Presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome, un organo con cui il Ministero si sta confrontando per la stesura del Piano. Noi chiediamo con la Petizione di cancellare l’ipotesi di uccisioni in deroga alle norme di tutela e di mettere in pratica tutte le soluzioni possibili per una convivenza con la specie. In 3 settimane hanno appoggiato le richieste del WWF oltre 58.000 cittadini mentre alcune Regioni come Lazio, Abruzzo e Marche hanno pubblicamente dichiarato la loro contrarietà agli abbattimenti legali. Per sostenere ulteriormente la Petizione abbiamo anche lanciato per il 3 marzo l’Operazione “richiamo del lupo”: si tratta di un’esperienza diretta e unica dell’emozione che il richiamo tra membri del branco di lupi riesce ad evocare che si potrà vivere attraverso il sito www.wwf.it per tutta la Giornata. Collegandosi al sito www.wwf.it è possibile immergersi nel mondo dei lupi ascoltando il tipico richiamo che questi animali utilizzano per comunicare a distanza. Abbiamo invitato i visitatori a inviare e condividere il proprio ‘ululato’ sul profilo personale e su quelli Social di WWF, FB e TW, invitando a firmare la Petizione. Un wolf-howling collettivo che speriamo ci aiuti a salvare questa specie: l’obiettivo è raccogliere almeno 100.000 firme entro la fine di marzo da consegnare prima dell’approvazione finale del Piano per la conservazione e gestione del lupo da parte della Conferenza Stato – Regioni.

Il bracconaggio è uno dei temi centrali del WWD 2016: che dimensioni ha questo fenomeno in Italia rispetto al lupo e ad altre specie?

L’Italia intera è interessata dal bracconaggio, dal Sud al nord fino alle Alpi. Il fenomeno colpisce piccoli e grandi uccelli migratori concentrandosi in alcune zone come le piccole isole, aree di sosta come le Valli Bresciane o lo Stretto di Messina. Bocconi avvelenati, trappole e lacci, ma anche fucili colpiscono specie importantissime come orsi e lupi. Il 20% della popolazione italiana di lupo muore per mano dell’uomo. Nei Monti Sibillini (Italia centrale), ad esempio, negli ultimi sei anni sono stati ritrovati 18 lupi morti (quasi due all’anno): 9 esemplari sono stati investiti da mezzi a motore e 9 sono morti a causa della persecuzione diretta. Nel Parco Nazionale della Maiella (sempre in Italia centrale), nell’ambito del Programma Life Wolfnet, su 10 lupi radiocollarati, 4 sono finiti nei lacci. In alcuni contesti territoriali il fenomeno appare preoccupante e in veloce recrudescenza, come nella provincia di Grosseto, in Toscana, dove solo nei primi 40 giorni del 2014 sono stati rinvenuti 10 esemplari deliberatamente e barbaramente uccisi (lacci, veleno, fucilate), e in alcuni casi anche esposti in modo macabro nelle piazze dei paesi. Le pene per chi commette questi veri e propri crimini di natura sono ancora troppo blande ed è ancora troppo debole il sistema di controllo sul territorio. Il WWF in Italia ha circa 350 guardie volontarie, del tutto disarmate e formate per applicare le normative sulla fauna e sull’inquinamento. Un piccolo esercito che a fianco delle istituzioni cerca di frenare questi scempi.

Quali sono secondo voi le azioni più urgenti per salvare il lupo?

Il lupo in Italia si può salvare applicando 6 azioni principali: contrastare in maniera ferma e decisa il fenomeno del bracconaggio; limitare il vagantismo dei cani padronali e il randagismo, per contrastare il rischio di ibridazione con il lupo e le predazioni di animali domestici e selvatici; diffondere l’uso di efficaci strumenti di difesa e di prevenzione dei danni agli animali allevati e incentivare il pascolo sorvegliato da uomini e cani da guardiania; indennizzare completamente quegli allevatori virtuosi ma comunque colpiti da predazione; informare correttamente sull’ecologia e sul comportamento lupo; monitorare il lupo utilizzando metodologie standardizzate e condivise.

Per visitare il sito di WWF Italia cliccare qui

Per avere informazioni sulla Giornata ONU cliccare qui

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