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In occasione della Giornata contro la discriminazione, UNRIC Italia intervista Massimo Oldrini, Presidente della LILA

Massimo Oldrini, Presidente della LILA

01 mar - La LILA, Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids, è un'associazione senza scopo di lucro nata nel 1987 che agisce sull'intero territorio nazionale attraverso le sue sedi locali. È costituita da una federazione di associazioni e gruppi di volontariato composti da persone con Hiv e non, volontari e professionisti. E' nata ufficialmente il 21 gennaio 1987, da un gruppo di persone e organizzazioni che di fronte alla drammaticità e alla violenza con cui l’Hiv si diffondeva nel Paese stavano provando  ad  attivare  le  prime  risposte  concrete. Da allora non ha mai smesso di creare  e  sperimentare  servizi  e  interventi innovativi e pilota: dalle case alloggio per persone con Aids ai gruppi di auto-aiuto, ai centralini telefonici informativi, non limitandosi solo agli aspetti medico-clinici legati all’infezione ma concentrandosi anche sugli aspetti sociali così fortemente legati all’Hiv/Aids.

 

Quali sono principali le sfide sul tema dell'Hiv oggi?
A fronte di un assordante silenzio su questo tema, la percentuale di infezione di HIV tra la popolazione sessualmente attiva, oggi non è molto inferiore a quella registrata negli anni '90, quando la lotta al virus era considerata un'emergenza. Gli ultimi dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, evidenziano una significativa ripresa dell'infezione nella regione europea. I dati italiani mostrano una costante progressione di circa 4000 nuovi casi all'anno da cinque anni e secondo lo stesso Centro Operativo Aids dell'Istituto Superiore di Sanità, potrebbero essere sottostimati. La fascia di età maggiormente colpita negli ultimi due anni risulta essere quella tra i 25 e i 29 anni. Da tempo l'infezione si sta diffondendo nella popolazione sessualmente attiva, interessando sia la comunità gay sia la popolazione eterosessuale. 
 
Attraverso quali attività oggi la LILA combatte l'Hiv/Aids?
Promuoviamo campagne di informazione per la prevenzione dell'Hiv/Aids rivolgendoci soprattutto ai giovani, nelle scuole e nei luoghi di aggregazione di gruppi a rischio, come la popolazione MSM (Uomini che fanno Sesso con Uomini) e migranti. I centralini telefoniciAids delle sedi locali forniscono un servizio di counselling, informativo e di sostegno, e di tutela legale a chiunque scelga di parlare nel rispetto del più totale anonimato. Offriamocolloqui individuali con medici, psicologi, esperti legali nonché la possibilità di partecipare a gruppi di auto-aiuto aperti alle persone Hiv positive, ai loro partner e ai loro familiari. LILA inoltre agisce all’interno di network nazionali e internazionali che hanno per scopo l'interazione delle comunità dei pazienti con il mondo della ricerca scientifica. Come organizzazione promuoviamo e partecipiamo a ricerche psicosociali sui temi dell'Hiv Aids.
 
Avete promosso ricerche sul tema della discriminazione delle persone con Hiv?
Nel 2014 abbiamo realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna la ricerca “QuestionAids - Indagine su conoscenze e comportamenti in materia di HIV/AIDS”. Abbiamo messo in rete un questionario al fine di indagare le conoscenze, gli atteggiamenti e le rappresentazioni rispetto alla percezione del rischio della trasmissione dell’HIV nella popolazione generale, nonché l’analisi dei loro comportamenti sessuali. Dallo studio – che si basa su un campione di oltre 11mila persone – sono emersi dati particolarmente interessanti sul tema della discriminazione delle persone con Hiv.
 
In quali ambiti è risultata più forte la discriminazione delle persone Hiv positive?
Più della metà delle persone con Hiv coinvolte nella ricerca ha segnalato di aver riscontrato un comportamento ingiusto o diverso a causa del suo stato sierologico. Questi comportamenti sono stati attuati in quasi la metà dei casi da partner sessuali. Anche il personale sanitario ha messo in atto atteggiamenti discriminatori: nel 48% dei casi secondo la ricerca. Andando nello specifico del contesto sanitario, nel 44% dei casi è stata riferita una violazione del diritto della privacy e nel 35% dei casi il rifiuto di un servizio sanitario.
 
Quali sono gli atteggiamenti discriminatori più comuni?
Atteggiamenti goffi, aumento della distanza fisica, uso non necessario di precauzioni e atteggiamenti giudicanti, sono i comportamenti maggiormente segnalati. Anche il luogo di lavoro è un contesto in cui le persone con Hiv sono discriminate: tra i partecipanti alla ricerca QuestionAids, al 13% delle persone con Hiv è stato negato un posto di lavoro, all'8% è stato violato il diritto alla privacy, al 5% è stata assegnata una mansione diversa. 
 
C'è un legame tra discriminazione delle persone con Hiv e diffusione del virus?
Si, perché molte persone che hanno avuto rapporti sessuali a rischio evitano di fare il test perché terrorizzate dalla solitudine e dalla discriminazione sociale che seguirebbe un eventuale esito positivo. Chi non fa il test non può curarsi né prendere misure di prevenzione per evitare la trasmissione del virus. Si stima che le persone inconsapevoli di avere l'Hiv in Italia variano dal 13 al 40 per cento in più delle 94.146 accertate. Per combattere il sommerso, che è la principale causa di nuove infezioni, è necessario contrastare in modo serio lo stigma. La discriminazione è favorita da titoli sensazionalistici e allarmi agli untori che tengono le persone con Hiv e Aids legate all'immaginario di terrore e morte degli anni '80 senza considerare gli enormi passi compiuti nella lotta all'Aids negli ultimi trent'anni.
 
Cosa possono fare i media per aiutare nel contrasto alla discriminazione delle persone con Hiv Aids? 
Una comunicazione corretta e equilibrata è molto importante per la lotta al virus. Oggi invece – con l'eccezione del 1 dicembre - si parla di Hiv quasi esclusivamente in relazione a storie estreme e usando parole che rimandano alla peste manzoniana. Per questo la Lila ha realizzato degli strumenti dedicati ai giornalisti per favorire un'informazione corretta sui media. Abbiamo pubblicato una breve guida agli operatori dell'informazione sul tema dell'Hiv/Aids e abbiamo avviato una collaborazione con il portale “Parlare Civile”, la guida online per i giornalisti sui temi a rischio discriminazione promossa dall'Agenzia di Stampa Redattore Sociale: attraverso cinque parole chiave sul mondo dell'Hiv, forniamo dati e possibili alternative a termini che possono essere discriminatori.
 
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