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Dichiarazione del Portavoce del Segretario Generale sulle restrizioni alle frontiere lungo la rotta dei Balcani

refugee and migrant crisis 

29 feb - Il Segretario Generale sta seguendo con grande preoccupazione il crescente numero di restrizioni alle frontiere lungo la rotta dei Balcani, anche in Austria, Slovenia, Croazia, Serbia e nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia.

Tali restrizioni alle frontiere non sono in linea con la Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati e il suo protocollo del 1967 perché la determinazione dello status di rifugiato su base individuale e la valutazione delle esigenze di protezione individuali non sono rese possibili.

Il Segretario Generale ha notato che il numero di richiedenti asilo che entrano in Grecia dalla Turchia non accenna a diminuire, e che la chiusura dei confini sta creando una situazione difficile in Grecia. Nel frattempo, la Turchia sta già ospitando più di 2,6 milioni di rifugiati e richiedenti asilo.

Il Segretario Generale è pienamente consapevole delle pressioni avvertite da molti paesi europei. Tuttavia, egli invita tutti i paesi a mantenere aperte le proprie frontiere, e ad agire in uno spirito di solidarietà e di responsabilità condivisa, anche mediante l'espansione di vie legali per avere accesso all’asilo.

Il Segretario Generale ricorda che la stragrande maggioranza dei rifugiati è ospitata da paesi in via di sviluppo. Vi è una vera necessità di ripartire le responsabilità a livello globale. Questo sarà uno dei temi chiave del vertice dell'Assemblea Generale su grandi movimenti di rifugiati e di migranti, che si terrà il 19 settembre a New York.

Per consultare la Dichiarazione in lingua originale cliccare qui

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