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Giornata della Memoria - Intervista a Tobia Zevi, Presidente Associazione di cultura ebraica Hans Jonas

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27 gen - In occasione della Giornata della Memoria, abbiamo il piacere di ospitare il contributo di Tobia Zevi, Presidente dell'Associazione di cultura ebraica Hans Jonas.

Perché è importante ricordare?

Celebrando la Pasqua (Pesach), noi ebrei siamo tenuti ogni anno a osservare il seguente comandamento: “Comportati come se tu personalmente fossi uscito dall’Egitto”. Ricordare l’esperienza della Liberazione dalla schiavitù non deve trasformarsi in un rituale ripetitivo e monotono, ma deve dare luogo a una riflessione profonda, introspettiva, sull’Egitto metaforico, e anche concreto, dal quale ogni Uomo deve affrancarsi. Il ricordo serve a condizionare l’esistenza e a migliorare il futuro insieme al nostro agire individuale e collettivo.
Questo ammonimento può essere utile quando ragioniamo sul senso della Giornata della Memoria: essa deve aiutarci a plasmare società più giuste e democratiche, meno prede delle intolleranze e dei razzismi.  

Cosa è la Giornata della Memoria?

Istituita nel 2000 e inaugurata l’anno successivo, questa celebrazione si è dilatata nel tempo fino ad occupare l’intero mese di gennaio. Iniziative di tutti i tipi, scuole di ogni ordine e grado mobilitate per settimane, e poi convegni, pubblicazioni, trasmissioni televisive e film. Negli anni passati c’è anche chi ha messo in discussione il valore di tutto questo – per esempio la scrittrice Elena Loewenthal nel suo pamphlet “Contro il Giorno della Memoria” (Add editore).

Rispetto al 2001, cosa è cambiato?

È cambiato il mondo, direi. Per quanto riguarda gli ebrei, la Memoria della Shoah è parte costitutiva della propria identità più profonda. Esattamente come centrale è il legame, affettivo prima che politico, con lo Stato d’Israele. Oggi questi due elementi sono sottoposti a tensioni rinnovate e laceranti, che solo pochi anni fa non pensavamo immaginabili: la trasformazione delle società europee e il risorgere di un nuovo antisemitismo rende incerto il futuro delle comunità ebraiche in Europa, uno scenario preoccupante. Pensiamo a quanto sta accadendo in Francia. Inoltre, il nuovo terrorismo palestinese mette in discussione stili di vita e modello culturale nelle città di Israele, che rimane l’unica democrazia del Medio Oriente. Tutto ciò per dire che oggi la Giornata della Memoria assume inevitabilmente caratteristiche differenti e tende a sposarsi con urgenze contingenti e drammatiche. Che non sono solo quelle degli ebrei, ovviamente, ma anche quelle dei tanti disgraziati che nel mondo migrano, muiono o subiscono ingiustizie. Se la memoria non produce indignazione, a cosa serve?

Quali sono i rischi della Giornata della Memoria?

Innanzitutto il Giorno della Memoria si è impropriamente trasformato in un “omaggio agli ebrei”; la tragedia della Shoah non viene percepita come una componente drammatica della propria memoria condivisa, la memoria dell’Europa, ma come una vicenda altrui che merita attenzione. L’enorme quantità di manifestazioni attorno alla Giornata può essere addirittura controproducente.
Inoltre, l’identità ebraica è sovente confusa con la storia della Shoah. Una dinamica plurimillenaria, fatta certo di terribili persecuzioni ma anche di straordinari esempi di cultura, progresso, coraggio e continuità di un popolo, viene invece ridotta al momento terribile della sua distruzione. Gli ebrei sono rinchiusi con la loro tradizione in questa pagina nera della Storia quando invece – per dirla con la Loewenthal – alla Shoah gli ebrei forniscono i morti, ma i protagonisti sono altri. Infine, anche il sionismo, movimento politico-culturale nato in Europa alla fine dell’Ottocento, sulla scorta dei vari risorgimenti romantici e nazionali, viene declassato a conseguenza indiretta e inconsapevole della Shoah.

Tuttavia, pare abbastanza logico che siano gli ebrei i protagonisti della Memoria della Shoah…

Noi ebrei – non solo i sopravvissuti, tutti quanti – siamo interpellati continuamente per raccontare la “nostra” Shoah, mentre Primo Levi spiegava che nemmeno i sopravvissuti non possono raccontare l’orrore dei sommersi. Figuriamoci chi non c’era o non era ancora nato! E infatti in Israele la Shoah è evocata con un minuto immoto e silenzioso, rotto solo dal suono insistente di una sirena.
Questo malinteso ha come conseguenza che la storia dello sterminio degli ebrei, dei rom, degli omosessuali e degli handicappati sia percepita come una storia delle vittime, e non dei carnefici e degli indifferenti, cioè coloro che resero materialmente e moralmente possibile la più grande tragedia della storia umana. La Memoria della Shoah apparterrebbe così agli ebrei, le vittime, e non all’Europa, che, stuprando la sua cultura ricchissima e millenaria, si è trasformata in un cimitero a cielo aperto. Con un esito paradossale: la Memoria che, ascoltando i latini, dovrebbe essere magistra vitae, non ci rende più vigili e accorti di fronte alle odierne manifestazioni di intolleranza, che purtroppo continuano a proliferare, a quei meccanismi che subdolamente possono condurre allo sterminio: basti pensare al dibattito pubblico di queste ore, a quanto accade sulle frontiere d’Europa, o nel Mar Mediterraneo, o nei vari scenari dove si muore perché cristiani od oppositori politici.

Lei sta affermando che la Giornata della Memoria sia inutile, o peggio ancora dannosa?

Ovviamente non penso questo. In definitiva, la domanda fondamentale è una sola. La Giornata ha accresciuto la consapevolezza del passato, in particolare quella dei giovani, e li ha resi più reattivi di fronte al pericolo? Se ci soffermiamo sulle incredibili risposte fornite dai concorrenti dei quiz televisivi, dovremmo tristemente affermare il contrario. E altrettanto raccontano i dati delle ultime indagini in proposito. Si tratta però di un’immagine parziale e troppo negativa, e non bisogna disconoscere l’impegno straordinario dei testimoni e di moltissimi insegnanti, pur privi di un “calendario civile” in cui contestualizzare la Giornata. Il lavoro nei luoghi di apprendimento è fondamentale e non c’è alternativa allo studio rigoroso della storia – che deve andare di pari passo con l’impegno della memoria! - così come è evidente che la conoscenza diretta dei sopravvissuti alla Shoah ed esperienze come i viaggi ad Auschwitz possono stimolare la sete di conoscenza. Ma occorre non dare nulla per scontato. E non possono essere sottaciuti gli “effetti-paradosso” della Memoria: la diffusione sul web e nella pubblicistica di un antisemitismo travestito da critica all’“industria della Shoah”; l’aumento dell’ostilità nei confronti di Israele; il proliferare di una sub-cultura negazionista propalata come verità della minoranza.

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Per conoscere gli eventi organizzati in Italia in occasione della Giornata, patrocinati dal Comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah cliccare qui

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