Lunedì, 14 Ottobre 2019
UNRIC logo - Italiano

L'ONU nella
tua lingua! 

Intervista a Filippo Grandi: la risoluzione dei conflitti è la chiave per arginare il fenomeno dello sfollamento, dice il nuovo capo dell’UNHCR

filippograndinew

25 gen - Molti conflitti hanno provocato sfollamenti di massa di uomini, donne e bambini in tutto il mondo in numeri da record. Solo l’anno scorso, più di un milione di rifugiati e di migranti hanno attraversato il Mediterraneo verso l’Europa. Eppure, gli arrivi in Europa rappresentano solo una parte degli attuali 60 milioni di rifugiati e di sfollati – il livello più alto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Come Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, è capo dell’Agenzia che ha l’incarico di proteggere, assistere e trovare soluzioni ai rifugiati, agli sfollati interni e agli apolidi.

Funzionario veterano delle Nazioni Unite, fino a poco tempo fa Commissario Generale dell’Agenzia per i Rifugiati Palestinesi in Medio Oriente (UNRWA), solo alcuni giorni dopo l’assunzione del nuovo incarico Grandi ha parlato con il News Centre ONU delle sue priorità, delle carenze critiche degli aiuti umanitari, e di ciò che lo motiva a lavorare con i rifugiati.

New Centre ONU: Ha appena avuto il ruolo di Alto Commissario per i Rifugiati: Ci può dire quali saranno le sue priorità?

Filippo Grandi: Lo sfollamento forzato dei rifugiati, degli sfollati interni, delle persone che cercano rifugio dalla guerra, le violazioni di diritti umani, e altre forme di disagio sono diventate purtroppo caratteristiche dominanti del nostro mondo. Il numero di persone di interesse per il mio ufficio, l’UNHCR, si è moltiplicato, ed ora abbiamo a che fare con 60 milioni di persone, e in più 10 milioni di donne e uomini apolidi. E questa è una cifra da capogiro, la più alta dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Per questo le nostre priorità consistono nel garantire che tutte queste persone godano della protezione delle loro vite e dei loro diritti, e di essere in grado di rispondere alle numerose emergenze causate in maggior parte dalla guerra. E una priorità molto importante, inclusa nel nostro mandato, è anche quella di aiutare gli Stati a cercare soluzioni per queste persone.

News Centre ONU: l’UNHCR e altre agenzie hanno lanciato un appello per quasi 8 miliardi di dollari per la crisi siriana. Come pensa di raggiungere questo obiettivo, dato che la questione dei finanziamenti è un problema?

Filippo Grandi: Si questo è un gran problema. Abbiamo chiesto questo aiuto finanziario con un grande appello – che è per le persone all’interno della Siria, per gli sfollati interni e altre persone bisognose, e per le persone fuori dalla Siria, per i rifugiati, per le comunità ospitanti e gli Stati che li ospitano – siamo riusciti a mantenere la richiesta ad un livello non molto più alto di quello dell’anno scorso, sebbene le esigenze si siano moltiplicate come potete immaginare. Il vero problema qui è che da un lato il volume è tale e ci sono così tante altre crisi che questi appelli sono finanziati per il 50 o 60%, il che significa che parte dei bisogni non vengono soddisfatti. Questo crea difficoltà aggiuntive alle comunità ospitanti ma anche ai rifugiati.

Abbiamo visto tutto ciò nella crisi siriana – persone che hanno ricevuto assistenza insufficiente, che sono andate in altri paesi, in particolare in Europa. Questo non è l’unica causa di questo spostamento secondario, ma certamente è una causa importante. Questo è il motivo per cui alla fine le persone fanno uso di reti criminali della tratta di esseri umani, muoiono in mare, e intraprendono viaggi pericolosi verso paesi stranieri, causando, facendo questo, ulteriori problemi, o diventando una questione molto difficile da affrontare.

Lasciatemi aggiungere che per affrontare questo fenomeno particolare, stiamo lavorando con gli Stati su un’altra conferenza che si terrà a Ginevra alla fine di marzo nella quale si affronterà la questione relativa a come aiutare le persone che vogliono spostarsi dai paesi di primo asilo verso altri paesi, così suddividendo meglio il peso. Come possiamo aiutarli a seguire vie legali per uscire dal paese per evitare che adottino sistemi di reti criminali, così per il nuovo insediamento, borse di studio, ricongiungimento familiare e così via.

Ho approfondito un po’ la vostra domanda per mostrare che la mancanza di fondi ha diverse conseguenze, ma fino a quando la guerra non finirà in Siria e in altri paesi come in Yemen, in Libia, in Africa e così via, fin quando non si avvierà un processo di pace efficace e fin quando non regnerà la pace, il costo delle conseguenze continuerà a salire.

News Centre ONU: Dove sono richieste soluzioni innovative?

Filippo Grandi: Numero uno, c'è bisogno di solidarietà nei confronti delle vittime. Numero due, o forse un altro numero uno, bisogna cercare meccanismi per risolvere i conflitti. I meccanismi che sono in atto sono vecchi. Deve esserci più volontà politica e una migliore configurazione di questi meccanismi per renderli efficaci e per trovare soluzioni più rapide. Da parte nostra, continueremo a essere molto innovativi nel modo in cui ci prendiamo cura di coloro che sono le vittime di questa situazione – gli sfollati interni, i rifugiati e gli altri – e dal momento che dobbiamo fare sempre di più con sempre meno, l’innovazione è indispensabile.

News Centre ONU: Ha lavorato con i rifugiati nel corso della sua carriera, e ricopre questo ruolo impegnativo in questo momento di crisi. Cos’è che la spinge a lavorare con i rifugiati? Cos’è che le ha fatto prendere una tale posizione a riguardo?

Filippo Grandi: Si parla molto delle persone vulnerabili. Il tema centrale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile è che nessuno venga lasciato indietro. Penso che pochissime categorie in tutto il mondo siano vulnerabili come i rifugiati, gli sfollati interni e gli apolidi. E’ molto importante che non li lasciamo indietro. Lavoro con i rifugiati da quando ho iniziato come volontario. Conosco molto bene la sofferenza causata dall’esilio perché l’ho sperimentata in diversi luoghi. E questo mi ha portato a lavorare per le persone. Questo non è un lavoro burocratico, astratto. E’ un lavoro molto concreto, con un contatto diretto con le persone.

News Centre ONU: Può raccontarci una storia che l’ha colpita?

Filippo Grandi: Quando ero un giovane volontario, ho visitato per la prima volta un campo per rifugiati in Thailandia. In quel tempo c’erano rifugiati cambogiani e ho visto morire di malaria un bambino piccolo davanti a me. Questo fatto mi ha colpito molto perché ho realizzato che quel bambino non sarebbe mai morto in un altro contesto, ma dato che era in quel campo di rifugiati e dato che era un rifugiato, è morto. E questo è stato un motivo forte, sebbene drammatico, per iniziare a lavorare con i rifugiati, e ora sono qui trent’anni dopo a fare ancora questo. 

 

Per consultare l'intervista in lingua originale cliccare qui

Per visualizzare il video di Filippo Grandi cliccare qui

SDG Poster 2018 2

Banner
Banner
Banner
Banner

united to reform web banner 250px