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COP21 - Domande e risposte

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COP21 - Domande frequenti

Cos'è di preciso la COP21? E cosa dobbiamo attenderci dalla Confrenza sul clima di Parigi? Ecco le risposte a tutte le vostre domande!

Perché la Conferenza è definita COP21?

La Conferenza sul clima di Parigi è ufficialmente nota come la 21ª Conferenza delle Parti (o "COP") aderenti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), l'organismo delle Nazioni Unite che si occupa del cambiamento climatico con sede a Bonn, in Germania. La Conferenza avrà anche la funzione di 11ª riunione delle Parti contraenti del Protocollo di Kyoto.

La COP si riunisce ogni anno per prendere decisioni mirate alla lotta contro il cambiamento climatico, che promuovono la realizzazione della Convenzione. La COP21 si svolgerà in contemporanea con la CMP11, l’undicesima riunione delle Parti del Protocollo di Kyoto, che supervisiona l'attuazione del Protocollo di Kyoto e le decisioni prese per aumentare la sua efficacia.

Quando e dove si terrà COP21?

La Conferenza sul clima di Parigi, COP21, si terrà dal 30 novembre all’11 dicembre 2015 nella cittadina di Le Bourget, presso Parigi.

Chi parteciperà alla Conferenza?

In totale è prevista la partecipazione di 45.000 persone alla Conferenza di Parigi, presso Le Bouget. Questi comprendono delegati in rappresentanza dei paesi, osservatori, società civile e giornalisti. 20.000 persone saranno ufficialmente accreditate e avranno accesso alla Conferenza, mentre le persone non accreditate potranno prendere parte ai dibattiti, vedere mostre e partecipare a discussioni o proiezioni nell’area della società civile che sarà situata vicino al centro conferenze.

La Conferenza di Parigi risolverà il problema del cambiamento climatico?

Non ci sono soluzioni miracolose o immediate al problema. La lotta al cambiamento climatico è una delle più complesse che il mondo abbia mai affrontato. Questo problema è ora in cima all'agenda mondiale e i paesi, le città, il settore privato, la società civile, i capi religiosi e i singoli cittadini stanno prendendo provvedimenti.

In tale occasione, più di 150 paesi hanno presentato obiettivi climatici nazionali nei confronti di circa il 90% delle emissioni in tutto il mondo. Un accordo a Parigi non sarà il punto di arrivo ma può essere una svolta decisa nel modo in cui tutti i paesi possono agire insieme in un quadro giuridico concordato e trasparente, e definiranno un percorso finalizzato a limitare l'aumento della temperatura globale al di sotto di 2 gradi Celsius - obiettivo concordato a livello internazionale.

Cosa accade se i Paesi non raggiungono un accordo a Parigi?

Senza un accordo globale sarà più difficile, se non impossibile guidare la cooperazione internazionale sul cambiamento climatico. Poiché il cambiamento climatico è un problema che non rispetta le frontiere, la nostra capacità di limitare i cambiamenti climatici a livelli relativamente sicuri sarà ridotta.

Quale sarà l’esito della Conferenza?

La Conferenza di Parigi deve convergere verso un accordo negoziato che fornirà un quadro giuridico per poterlo realizzare. Inoltre, l’esito di Parigi comprenderà anche i piani d’azione nazionali del cambiamento climatico (Contributi volontari nazionali o Intended Nationally Determined Contributions, INDCs) che i Paesi hanno volontariamente sostenuto e che costituiranno la base di riferimento per la riduzione delle emissioni e per l’aumento della capacità di resistenza ai cambiamenti climatici.

Parigi dovrà necessariamente includere anche un pacchetto finanziario credibile. Molti Paesi in via di sviluppo avranno bisogno di cooperazione internazionale, finanziamenti e tecnologie, per sostenere la transizione verso un futuro a basse emissioni di carbonio. Come parte di questo pacchetto, i paesi sviluppati dovranno esaminare come intendono garantire il loro precedente impegno di mobilitare $100 miliardi all'anno entro il 2020 per sostenere i paesi in via di sviluppo e far fronte al finanziamento previsto per il periodo successivo al 2020.

La Conferenza di Parigi presenterà anche dei piani d’azione per il cambiamento climatico che sono stati già avviati. Nel “Piano d’azione Lima-Parigi", molte aziende, città, stati, regioni e gruppi della società civile mostreranno gli sforzi compiuti per fronteggiare il cambiamento climatico. Numerose e nuove iniziative saranno annunciate presso la Conferenza di Parigi, il che testimonia un crescente impegno verso cambiamento climatico.

Cosa sono i INDCs?

La sigla INDCs sta per Intended Nationally Determined Contributions o Contributi volontari nazionali, e sin tratta dei piani d'azione sul clima presentati da ogni paese in vista della COP21. Questi piani d’azione mostrano come, e di quanto, i Paesi ridurranno le proprie emissioni, e individuano le azioni che dovranno intraprendere per aumentare la capacità di resistenza ai cambiamenti climatici.

Quanti paesi hanno presentato i propri INDCs?

Al 31 ottobre 2015, 155 paesi hanno presentato i propri piani nazionali. Questi Paesi ricoprono quasi il 90% delle emissioni globali di carbonio. Alcuni Paesi in via di sviluppo hanno presentato due versioni dei loro piani: una che indica quello che potrebbero fare autonomamente, e uno che illustra quello che sarebbero in grado di fare con assistenza finanziaria. L'elenco dei Paesi che hanno presentato i INDCs può essere consultato qui.

Gli INDCs saranno sufficienti?

No. Gli INDCs sono solo l’inizio, non l’obiettivo finale. Rappresentano un pavimento da cui partire, non un tetto oltre il quale non si debba andare. Le stime attuali indicano che anche se i paesi mettessero in atto gli INDCs, nel pianeta ci sarebbe un incremento della temperatura tra i 2.7-3.5 gradi Celsius (a seconda dei modelli di analisi), che è comunque un livello troppo alto, ma è meglio che agire come si è fatto ad oggi, perché ciò porterebbe ad un aumento della temperatura di più di 4 gradi Celsius. I negoziati continuano per rafforzare il grado di ambizione e per cercare di raggiungere l’obiettivo di 2 gradi Celsius o meno.

In cosa consisterà l’accordo?

L’accordo imposta le regole che gli stati dovranno seguire. Esso fornirà anche un sistema attraverso cui gli Stati potranno valutare gli impatti degli INDCs e a quale frequenza gli Stati potranno dire “ok, alzare l’asticella” e rivedere ciò che è stato fatto per poter raggiungere l’obiettivo dei 2 gradi.

L’accordo sarà giuridicamente vincolante?

L’accordo è uno strumento legale che farà da guida al processo internazionale per il cambiamento climatico. I negoziati continuano in funzione della natura giuridica degli impegni finanziari e di mitigazione alla base dell’accordo. Gli INDCs dimostrano cosa i paesi sono pronti a fare – è un processo volontario.

In cosa consiste l’Agenda d’azione Lima-Parigi?

Le azioni per ridurre le emissioni e per affrontare l’impatto del cambiamento climatico aumentano velocemente. L’Agenda d’azione Lima-Parigi, un impegno comune delle presidenze peruviana e francese, del Segretario Generale dell’ONU e del Segretario dell’UNFCCC, punta a sottolineare e irrobustire l’azione delle imprese e di altri attori non-statali verso una società a bass emissione di carbonio e resistente ai cambiamenti climatici. L’Agenda sosterrà le iniziative esistenti, come quelle varate a New York nel settembre 2014 durante il Vertice sul clima tenutosi al quartiere generale dell’ONU, mobiliterà i nuovi partner e fornirà una piattaforma per rendere più visibili le loro azioni, i loro impegni e i risultati nella corsa verso la COP21.

Il 5 dicembre sarà una “Giornata di azione” alla Conferenza sul Clima di Parigi in cui verranno presentate le maggiori iniziative. E i giorni dal 2 all’8 dicembre, durante la COP21, avranno luogo una serie di “Giornate di azione sul tema”, che permetteranno ai partecipanti di presentare i punti da trattare e le soluzioni per tutte le aree di azione dell’Agenda. Saranno eventi ufficiali e si aspetta una partecipazione ad alto livello da poter dare così una maggiore visibilità alla COP21.

Per maggiori informazioni sull’Agenda d’azione Lima-Parigi visitare il sito:

http://climateaction.unfccc.int/

In cosa consisterà l’operazione finanziaria?

A Copenaghen, i paesi sviluppati si sono impegnati a concedere 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 ai paesi in via di sviluppo per affrontare la lotta al cambiamento climatico. Una parte di questo denaro è già stata data.

Sia i paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo devono far parte di un processo di verifica politicamente credibile per decidere dove indirizzare i 100 miliardi di dollari. Questi fondi devono essere distribuiti in maniera bilanciata per affrontare sia la mitigazione che l’adattamento. Inoltre, i paesi sviluppati devono assumere un ruolo di guida, e rafforzare il loro supporto, nel finanziamento post 2020. La finanza pubblica dovrebbe stimolare la mobilitazione di flussi d’investimento maggiori, che saranno necessari per trasformare l’economia globale in una società a bassa emissione di carbonio e resistente ai cambiamenti climatici.

Perché si continua a parlare di un limite di 2 gradi Celsius a proposito dell’aumento della temperatura globale?

L’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura globale a 2 gradi Celsius (3.6 gradi Fahrenheit) entro la fine del secolo è stato per la prima volta raggiunto a Copenaghen e poi da tutti i paesi alla Conferenza sul clima di Cancún nel 2010. Si riconosce che il cambiamento climatico è già in atto, ma se si agisce subito, si possono evitare conseguenze peggiori.

Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) ha mostrato diversi scenari per diversi livelli di azione. Se non si agisce, e il mondo continua a comportarsi in maniera invariata, l’aumento medio della temperatura globale sarà di 4 gradi Celsius (più di 7 gradi Fahrenheit) entro la fine del secolo.

Per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica liberate nell’aria, ad oggi le temperature medie globali sono aumentate di circa 0.85 gradi Celsius (1.5 gradi Fahrenheit). Questo aumento, relativamente basso, ha prodotto molti effetti: quasi la metà del circolo polare Artico si è sciolta, milioni di alberi nell’America orientale sono morti a causa delle infestazioni dovute al riscaldamento, e una parte dei più grandi ghiacciai del circolo polare antartico orientale, cioè decine di migliaia di metri cubici di ghiaccio, hanno iniziato a disintegrarsi. Anche se i livelli di CO2 dovessero smettere di aumentare domani, il pianeta continuerebbe a riscaldarsi di circa 5 gradi Celsius (9 gradi Fahrenheit).

C’è ancora tempo per agire?

Sì, secondo il rapporto dell’IPCC, si può ancora limitare l’aumento della temperatura globale sotto i 2 gradi. Ma si deve agire urgentemente, con la piena partecipazione di tutti gli Stati e di tutti i settori della società. Più tardi si agisce, più difficile e costoso sarà limitare i danni del cambiamento climatico.

Quale sarà il ruolo delle società civili alla COP21?

L’impegno delle società civili è stato cruciale nell’impostazione del programma sul clima. Oltre ad essere la “coscienza” del mondo, la società civile svolge un ruolo essenziale nell’affrontare il cambiamento climatico. Alla COP21, la società civile potrà far pressione affinché i leader raggiungano un accordo.

Quale sarà il ruolo del settore privato?

A Parigi, le aziende e le imprese di tutto il mondo sono state all’avanguardia per quanto riguarda gli sforzi per cercare di persuadere i leader di governo a raggiungere un accordo significativo per combattere il cambiamento climatico. Esse saranno anche impegnate alla Conferenza sul clima di Parigi in cui potranno lanciare nuove iniziative per ridurre le emissioni e aiutare a costruire una società resistente ai cambiamenti climatici. In quanto organizzazioni non-governative, i gruppi aziendali monitoreranno anche i negoziati.

SDG Poster 2018 2

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