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Intervista a Francesco Starace, Amministratore Delegato ENEL, per UNRIC Italia in occasione della COP21

 Starace

30 nov - In occasione dell'inizio della COP21, pubblichiamo l'internvista a Francesco Starace, amministratore delegato di ENEL.

Le attività di generazione di elettricità e calore assieme al trasporto sono responsabili di circa due terzi delle emissioni ad effetto serra a livello globale. Qual è l’impegno di Enel nel contribuire alla decarbonizzazione del settore energetico?

Il Gruppo Enel è impegnato a giocare un ruolo attivo nel percorso di de-carbonizzazione e offre le sue competenze e prospettive di operatore industriale globale nella transizione verso un’economia low-carbon in tutti i Paesi in cui è presente. L'impegno di Enel a favore della riduzione delle emissioni climalteranti prevede un aumento della produzione da fonti rinnovabili, la promozione dell’efficienza energetica, una maggiore penetrazione del vettore elettrico nei trasporti e nel residenziale e lo sviluppo di una rete infrastrutturale capace di integrare le nuove fonti rinnovabili. Il percorso di decarbonizzazine del Gruppo è ambizioso e concreto. La strategia si basa su una visione di lungo periodo che si traduce in obiettivi concreti di riduzione delle emissioni nel medio termine. Nello specifico Enel si è impegnata a:

  • Ridurre entro il 2020 l'intensità delle emissioni di CO2 del 25% rispetto ai livelli del 2007;
  • Raggiungere la carbon neutrality entro il 2050;
  • Destinare sostanziali investimenti alle fonti di energia rinnovabili (oltre 11 miliardi di euro di investimenti per più di 9 GW di capacità aggiuntiva nel periodo 2015-2019)[1]
  • Implementare attività di ricerca e sviluppo nell'ambito delle nuove tecnologie low carbon.

 

Quali sono i temi chiave del dibattito UNFCCC per una grande utility come Enel? Cosa chiede il Gruppo alla COP di Parigi?

Enel auspica un Accordo Globale sul clima in grado di dare segnali forti per gli investimenti di decarbonizzazione. I temi chiave del dibattito saranno il livello di ambizione, le tempistiche di revisione degli obiettivi, la natura legale dell’accordo, la copertura geografica, ma anche il ruolo del settore privato e dei mercati del carbonio. Una maggiore chiarezza rispetto a questi elementi permetterebbe da un lato una riduzione del rischio regolatorio e dall’altra la nascita dei segnali di lungo termine necessari per gli investimenti. Ci auguriamo inoltre che il negoziato di Parigi si chiuda con:

  • Un impegno di tutte le principali economie mirato a sviluppare un comune quadro di riferimento per lo sviluppo, il monitoraggio e il riesame di obiettivi di riduzione delle emissioni di lungo termine;
  • Un pieno coinvolgimento del settore privato nella mobilitazione dei finanziamenti necessari attraverso mercati del carbonio e fondi d’investimento;
  • Un ruolo rilevante dei fondi low carbon, come il Green Climate Fund, per complementare l’azione dei mercati del carbonio, specialmente nel finanziare le infrastrutture energetiche;
  • Un ruolo centrale per i meccanismi di mercato nell’aumentare il livello di ambizione che deve essere sostenuto da un quadro comune a livello di UNFCCC e dal corrispondente sistema di contabilizzazione delle emissioni.

 

Le grandi aspettative che hanno preceduto Copenhagen sono state poi tradite da “un nulla di fatto”. Oggi sembra prevalere un più maturo realismo. Cosa ci possiamo aspettare da Parigi?

Il negoziato di Parigi si svolgerà in un contesto molto diverso da Copenhagen. La Cina e gli Stati Uniti, i primi due Paesi per emissioni, sono oggi seduti al tavolo delle trattative con obiettivi concreti di decarbonizzazione, la società civile rivendica con forza misure concrete contro il cambiamento climatico e il settore privato si propone per dare un contributo importante in termini di investimenti in tecnologie low-carbon e infrastrutture energetiche. In questo nuovo contesto ci aspettiamo un accordo globale che impegnerà tutti i Paesi a obiettivi di riduzione delle emissioni e il consolidamento di una struttura di tipo “bottom-up” dove l’azione climatica assumerà sempre più una dimensione locale in termini di obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili, meccanismi di carbon pricing regionali e piani di adattamento. In questo contesto fortemente frammentato, difficilmente si otterrà un Accordo legalmente vincolante in termini di obiettivi di riduzione delle emissioni e c’è anche il rischio che la somma degli obiettivi adottati non sarà sufficiente a contenere l’aumento della temperatura entro i due gradi. Se questo dovesse accadere, il successo dell’Accordo si misurerà nei meccanismi di revisione periodica dell’ambizione e nel grado di attendibilità dei sistemi di reporting sull’avanzamento verso gli obiettivi comunicati.

[1] Di cui €1,3 miliardi e 0,9 GW condizionati all’integrazione di EGP nel Gruppo Enel.

Enel Logo 2013 No Claim RGB

Ecco l’intervista all’Amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, che abbiamo realizzato in occasione dell’avvio di COP21 a Parigi

SDG Poster 2018 2

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