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Conferenza stampa con Christiana Figueres, Capo delle Nazioni Unite per il cambiamento climatico (UNFCCC)

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16 Sett-Christiana Figueres, capo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite per il cambiamento climatico (UNFCCC),  è stata ospite della conferenza stampa organizzata ieri dall’ufficio UNRIC per parlare della Conferenza sul clima di Parigi COP21 che avrà luogo il prossimo dicembre. La conferenza COP21 accoglierà l’eredità lasciata dall’ultima Conferenza sul Clima di Lima e dai dialoghi sul cambiamento climatico di Ginevra tenutisi lo scorso febbraio. Al momento gli stati si stanno impegnando a revisionare e modificare il complesso testo di Ginevra che sarà oggetto di negoziazioni durante la conferenza di Parigi. Lo scopo principale è quello di creare un unico documento, comprendente sia gli accordi che le decisioni, con l’aspettativa che questo diventi il testo legale per il futuro accordo vincolante sul clima.

Considerando, invece, la natura dell’accordo, Figueres spiega come quello che si cercherà di produrre a Parigi sarà qualcosa di completamente diverso dal Protocollo di Kyoto. Il nuovo accordo, infatti, aspira ad essere applicato da tutti i paesi, nel rispetto delle nuove e differenti realtà economiche. In particolare, tre sono gli aspetti che la Figueres ha evidenziato. Prima di tutto, la novità del nuovo teso legale consiste nel basarsi sull’autodeterminazione di ogni paese, cercando quindi di rispettare le capacità e l’agenda nazionali per raggiungere uno sviluppo sostenibile. Non verrà più richiesto agli stati di scegliere tra il perseguire i propri interessi nazionali e gli obiettivi di sostenibilità globali. Al contrario, il progresso nelle pratiche di mitigazione ed adattamento seguirà un nuovo progetto che vede le politiche ed i piani nazionali in armonia e propedeutici per raggiungere la riduzione globale di emissioni. È proprio da questa visione che si spiega l’assenza di un meccanismo punitivo per assicurare il carattere obbligatorio del contratto. I paesi verranno invitati a decidere i propri piani e progetti, rispettando i loro INDCs ( Intende Nationally Determined Contributions), e creando un circuito di responsabilità e fiducia a livello domestico e nazionale in maniera trasparente, equa ed ambiziosa.

Successivamente, Figueres ha illustrato una delle sfide maggiori dell’accordo che consiste nella difficoltà di chiedere ai paesi in via di sviluppo di perseguire uno sviluppo ed una crescita economica in un modo completamente diverso da quello tradizionale. Infatti, lo sviluppo del sud del mondo dovrà rispettare i correnti standard di sostenibilità, cambiando di conseguenza la loro struttura economica, le loro infrastrutture e le loro politiche. Figueres ha descritto questo come un nuovo contratto sociale per i paesi in via di sviluppo e ha enfatizzato il ruolo dei paesi industrializzati sia come modello sia come contributori principali per gli aiuti finanziari e tecnologici.

Infine, Figueres ha espresso con fermezza la sua piena fiducia e positività nelle capacità e volontà delle parti di arrivare ad un accordo comune vincolante, mettendo a tacere qualsiasi segno di scetticismo. Tuttavia, allo stesso tempo, ha voluto precisare che il tanto atteso accordo non riuscirà a mettere in atto una miracolosa svolta verso l’obiettivo di restare al di sotto di un aumento delle temperature di 2°. Questo però non toglie importanza e valore alla conferenza che rappresenta il primo vero cambiamento e abbandono del businnes as usual. La Conferenza sul Clima di Parigi è il primo sforzo collettivo di tutti i paesi per contribuire, seppur in maniera e misura diversa, alla riduzione globale di emissioni e per iniziare una duratura transizione verso un’economia a basso consumo, la quale rappresenta una indubbia necessità per un mondo più sicuro per tutti. 

SDG Poster 2018 2

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