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UN Women presenta il nuovo rapporto su economia e diritti delle donne ad UNRIC

Un Women

23 GIU: Economia, diritti delle donne. La relazione che lega queste due sfere apparentamente distanti della politica internazionale è essenziale, e richiede un’attenta analisi. Questo l’obiettivo del Rapporto realizzato da UN Women “Progress of World's Women 2015-2016: Transforming Economies ,  Realizing Rights”, presentato oggi ad UNRIC da un panel di esperti.

La nostra economia, così com’è, danneggia le donne, ha affermato Shahra Razavi, direttrice del Dipartimento Ricerca e Dati di UN Women, sottolineando che, nonostante i progressi realizzati sul piano formale-legislativo, nella realtà persistono enormi disparità di genere. La comune percezione dei diritti umani, e quindi delle donne, come una questione principalmente legale si scontra con numerosi ostacoli strutturali che impediscono l’implementazione dei diritti. Per questo motivo UN Women nel suo rapporto promuove un approccio basato sul concetto di “parità reale” (Substantive Equality), che affronti la questione delle politiche di genere da tre principali prospettive: il lavoro, le politiche sociali e quelle macroeconomiche. Uguali opportunità di impiego, riconoscimento e riduzione dei lavori di cura non remunerati, riduzione delle disparità di salario, rafforzamento delle politiche di protezione sociale, sostegno dal settore privato, e un approccio alle politiche macroeconomiche basato sui diritti, sono solo alcune delle misure concrete contemplate dal rapporto.

Le stesse misure di austerità adottate in Europa in seguito alla crisi economica degli ultimi anni, hanno comportato conseguenze disastrose per la condizione delle donne, ha successivamente evidenziato Joanna Maycock, Segretario Generale di European Women’s Lobby. Quando l’economia non prevede un approccio espressamente di genere, finisce per imporre sempre alle donne il prezzo più alto. I tagli realizzati in Europa negli ultimi anni si sono tradotti in un incremento dei lavori part-time e sottopagati, insieme ad altissimi tassi di disoccupazione giovanile, soprattutto per le donne. Sioccanti alcuni dei dati relativi all’Europa citati da Maycock: la disparità di salario tra uomini e donne si attesta al 37%, e arriva addirittura al 40% per le pensioni. Inoltre, ha denunciato l’attivista, la presenza femminile negli organi decisionali UE tocca livelli incredibilmente bassi: solo il 12% dei Direttori Generali della Commissione Europea sono donne, numero ancora più impressionante se si pensa che nel parlamento afgano le donne rappresentano il 27% dei deputati. Ancora una volta, nonostante la legislazione in materia sia chiara, il problema è la reale implementazione, come confermato da Jean-Loius Ville, Europe Aid. Ville ha preannunciato il lancio del nuovo “Gender Action Plan” da parte della DG DEVCO, citando la protezione sociale e l’empowerment economico delle donne tra i pilastri portanti del piano previsto della Commissione Europea. Gli interventi in coda alla presentazione hanno poi sollevato altri temi cruciali nella lotta alla disparità di genere, quali ad esempio la multidiscriminazione, il difficile processo di sradicamento di alcuni pregiudizi di genere della nostra cultura ed il ruolo fondamentale della comunicazione e della partecipazione civile per la diffusione dei discorsi di genere dal basso. Nonostante i progressi realizzati sinora, dunque, la strada da percorrere verso la parità di genere è ancora lunga e complessa e richiederà uno sforzo globale.

Per leggere il rapporto clicca qui.

SDG Poster 2018 2

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