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Giornata Mondiale contro la Tubercolosi: intervista alla Prof.ssa Susanna Esposito

Susanna Esposito def

24 MAR: In occasione della Giornata mondiale contro la Tubercolosi 2015 abbiamo intervistato la Prof.ssa Susanna Esposito, Direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura presso la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico e Presidente WAidid – Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici.

L’iniziativa, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) rappresenta un’occasione per sensibilizzare la popolazione sull’epidemia globale di tubercolosi (Tb): secondo le stime dell’OMS, 9 milioni di persone si sono ammalate di tubercolosi nel 2013 e 3 milioni non hanno ricevuto le cure necessarie. Pertanto, come tema principale, quest’anno si è scelto di continuare con lo stesso tema del 2014: “Raggiungere i tre milioni" e accellerare la lotta per porre fine alla turbercolosi (Gear up to end Tb).

Il 24 marzo è la giornata mondiale della tubercolosi. Rispetto agli scorsi anni sta cambiando qualcosa?

Negli ultimi 10 anni, è cambiata certamente la sensibilizzazione da parte dei medici nei confronti della tubercolosi, anche a seguito dell’incremento nel numero di casi rispetto ad alcuni anni fa. A livello mondiale, la tubercolosi resta la seconda causa di morte tra le malattie infettive dopo l’HIV. In Italia, sebbene si riscontri una bassa incidenza nella popolazione (meno di 10 casi per 100 mila abitanti), i casi diagnosticati ogni anno di tubercolosi in età pediatrica sono in continua crescita con un impatto sia sulla vita quotidiana delle persone in generale sia sulla salute pubblica. Bisogna anche considerare che l’aumento dei flussi migratori negli ultimi anni ha contribuito alla diffusione della malattia che in molti casi è in forma latente e, per evitare che si presenti in forma conclamata, richiederebbe una diagnosi precoce e un trattamento preventivo prolungato. Ma il mancato accesso ai controlli attraverso i servizi sanitari preventivi da parte di minoranze non integrate che magari vivono in condizioni igieniche scadenti determina un aumento dei rischi per tutta la comunità trasformandosi in un circolo vizioso pericoloso.

Perchè è così difficile riuscire a diagnosticare gli ammalati?

La diagnosi in effetti non è sempre così facile: proprio perché si tratta di una malattia che sembrava quasi scomparsa, si riteneva che non potesse quasi colpire più in paesi industrializzati come il nostro. E invece è fondamentale che non si abbassi la guardia nei confronti della tubercolosi che, sebbene sia una malattia prevenibile e curabile, rimane molto pericolosa. Nei bambini in particolare, purtroppo, la diagnosi di tubercolosi non sempre è facile perché i soggetti nei primi anni di vita possono più facilmente, rispetto ad un adulto, avere colture negative, radiografie del torace con reperti equivoci e manifestazioni cliniche atipiche. Nei più piccoli, inoltre, l’infezione tubercolare presenta una maggior rischio di progressione a malattia attiva: nei due anni successivi all’infezione il rischio di sviluppare la malattia è del 15% circa negli adolescenti, del 24% nei bambini tra 1 e 5 anni e del 43% in quelli sotto l’anno di età.

Come si può intervenire per superare gli ostacoli che si pongono nell'affrontare la malattia?

La prevenzione e la diagnosi precoce sono fondamentali, così come la formazione dei medici che lavorano sul territorio e in ospedale. Soprattutto i casi multiresistenti richiedono una grande expertise. E’ molto importante anche la condivisione fra medici dell’esperienza e delle conoscenze. Un altro aspetto che vorrei evidenziare e su cui anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità è intervenuta, è che spesso il medico si trova ad affrontare enormi difficoltà per reperire i farmaci necessari ad affrontare adeguatamente i casi più difficili. Bisognerebbe che anche nel nostro Paese l’accesso ai farmaci fosse facilitato.

Come mai esiste ancora uno stigma legato alla malattia?

Il motivo lo si può probabilmente ricondurre al fatto che nell’immaginario collettivo la tubercolosi viene sintetizzata a volte come “malattia che interessa le minoranze”, che si diffonde anche a causa dell’incremento dei flussi migratori, soprattutto quando le condizioni igienico sanitarie appaiono problematiche.

In Italia, quali le novità nell’ambito della tubercolosi in età pediatrica?

Tra le novità in Italia abbiamo il Registro Nazionale Pediatrico, creato nel 2012 da SITIP, la Società Italiana di Infettivologia Pediatrica di cui sono stata Presidente fino ai giorni scorsi. Si tratta di uno strumento importante per identificare in modo trasparente il numero dei casi di infezione latente e di tubercolosi conclamata che si registrano nel nostro Paese. Un’altra novità è rappresentata dalle Linee guida sulla Tubercolosi in Età Pediatrica e Adolescenziale, stese con la condivisione di numerose Società Scientifiche e che rappresentano uno strumento utile per i pediatri per effettuare diagnosi efficaci e interventi con terapie adeguate nei bambini e negli adolescenti in rapporto al quadro clinico e all’antibioticoresistenza.

Per ulteriori informazioni sulla giornata tematica clicca qui. 

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