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Ninette Kelly, Rappresentante Regionale in Libano per l’Agenzia ONU per i rifugiati - UNHCR - in conferenza stampa presso UNRIC

Ninette Kelly - UNHCR Regional Representative for Lebanon

17 MAR: La situazione in Libano costituisce ad oggi una tragedia di proporzioni inimmaginabili in continua crescita. Questo dichiara con fermezza Ninette Kelly, dal 2010 Rappresentante Regionale per UNHCR in Libano. 

Dopo un breve ringraziamento e dopo aver espresso il suo personale apprezzamento per il supporto da parte delle istituzioni europee al lavoro di UNHCR, Ninette Kelly volge alla presentazione dell’attuale crisi che il Libano sta attraversando a causa dell’afflusso di milioni di rifugiati siriani. Se infatti, nel Marzo 2012 si registravano 9,106 rifugiati, nel Marzo di tre anni dopo se ne contano 1,173,327, cui vanno aggiunti i 270,000 palestinesi già presenti. Per rendere l’idea dei numeri della catastrofe, è necessario considerare che il Libano ha un’estensione di poco più di 10 mila km2  al cui interno si collocano circa 4 milioni di persone.

La guerra in Siria, giunta ormai al quinto anno, sta avendo ripercussioni su tutta l’area Mediorientale e paesi come Libano, Turchia, Giordania, Iraq ed Egitto si sono trovati a dover accogliere un totale di circa 3.9 milioni di siriani in fuga dalle violenze della guerra civile.

La fragilità delle infrastrutture libanesi, lo shock economico e l’instabilità politica stanno mettendo a dura prova la popolazione libanese e la capacità delle istituzioni di far fronte alla crisi umanitaria dei profughi siriani. Dall’ottobre 2014 sono state introdotte misure restrittive di entrata nel paese, ad eccezione dei casi di emergenza, poiché le strutture di accoglienza sono arrivate al punto di collasso e la situazione della sicurezza dentro e fuori le comunità si fa sempre più pressante.

La Rappresentate Regionale continua illustrando come il ruolo dell’agenzia ONU in Libano non si limiti solo all’assistenza umanitaria per i profughi siriani ma si concentri su obiettivi strategici che includono il rafforzamento della stabilità economica e sociale attraverso il supporto alle istituzioni locali, data la concentrazione della maggior parte dei profughi in zone del paese già affette da tensioni sociali e povertà.

Le sfide sono enormi: il 78% dei profughi è costituito da donne e bambini, il 39% sono persone con bisogni specifici (disabili, bambini, vittime di violenze sessuali, problemi mentali post-trauma…), circa 400 mila sono i bambini in età scolastica, gli accampamenti sono per lo più costituiti da tende, il 72% riceve assistenza alimentare dal WFP e l’assistenza sanitaria deve coprire sia i casi di emergenza sia quelli secondari.

Nonostante il desiderio espresso da tutti i profughi siriani di tornare nel proprio paese di origine, le condizioni attuali non lo permettono né è possibile intravedere una soluzione a breve termine. Così Kelly rimarca la necessità di continuare a lavorare in Libano per minimizzare gli impatti e per mantenere la situazione il più stabile e sotto controllo possibile. Il Piano di risposta alla crisi in Libano (LCRP) che coinvolge circa una settantina di attori tra Agenzie ONU, ONG e privati, ha stimato che i fondi necessari nel 2015 per affrontare la peggiore crisi umanitaria della nostra era ammontino ad una cifra di circa 2 miliardi di dollari.

Per maggiori informazioni clicca qui.

SDG Poster 2018 2

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