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Giornata mondiale della Radio 2015: intervista ad Alessio Falconio

A.Falconio Direttore Radio Radicale

12 FEB: In occasione della Giornata Mondiale della Radio 2015, abbiamo intervistato Alessio Falconio, Direttore dell’emittente italiana Radio Radicale.

Cosa è per lei la Radio?

Cos'è per me la Radio? E' la voce di Antonio Russo, un giornalista di Radio Radicale. Aveva deciso di raccontare quello che gli altri non vedevano, almeno in Italia. Questo lo portava in luoghi dove il resto della stampa nazionale non sarebbe mai arrivata, come  in Siberia, di andare in anticipo dove tutti gli altri sarebbero giunti solo dopo, come in Kosovo dove fu comunque l'ultimo giornalista occidentale a lasciare Pristina e solo per i rastrellamenti dell'esercito serbo, o di rimanere in un teatro di guerra anche dopo lo spegnimento dei riflettori, come gli accadde in Cecenia. Venne ritrovato morto, ucciso nella vicina Georgia con tecnica da Kgb ( parole delle autorità di Tiblisi), il 16 ottobre del 2000. Questa per me è la radio. E' la Radio che ho l'onore di dirigere. In quei giorni, come racconta nel suo libro il rappresentante Radicale all'Onu Perduca, trasmettevamo la diretta proprio dell'assemblea dell'Ecosoc chiamata a votare la richiesta di espulsione del Partito Radicale Transnazionale, poi respinta, presentata proprio dalla Russia di Vladimir Putin, perchè era stato concesso diritto di parola davanti alla Commissione diritti umani di Ginevra al parlamentare ceceno Akhyad Idigov, grazie allo status di Ong con statuto consultivo di seconda categoria. La presidente della Camera Laura Boldrini conosceva bene Antonio, e ha raccontato in una recente intervista al quotidiano La Stampa che quando era portavoce dell'Unhcr solo Radio Radicale riusciva a raggiungerla nei posti in cui si recava. Bastava un telefono. Ricordo ancora quella volta che dal Ruanda Antonio ci diede un numero dove chiamarlo,di come in redazione stentavamo a credere fosse vero talmente era breve.

La Radio ha oltre cento anni di vita...

Portati benissimo direi. La radio regge all'usura del tempo meglio di qualunque altro media, credo anzi che sia il media più moderno, l'unico che può coesistere con tutti gli altri. Si può ascoltare navigando in rete, guardando la tv o leggendo un giornale o un libro. In un’epoca in cui gli smartphone rappresentano delle autentiche piattaforme mediatiche mobili l'ascolto in movimento della radio.

Ed al passo con i tempi anche sul fronte del risparmio energetico. Grazie al relativo impatto esiste da tempo perfino una radio a dinamo che non necessita nemmeno di batteria, basta una piccola carica e si possono prendere le onde delle trasmissioni anche in posti dove manca la corrente elettrica. Per non parlare della versatilità: basta un telefono e la radio può raccontarti il mondo in diretta.

Voi a Radio Radicale ne sapete qualcosa

Certo. La radio che ho il privilegio di dirigere ha una mission istituzionale in Italia. Racconta in diretta e senza filtri le sedute della istituzione più importante, il Parlamento. Lo fa da quando nel 1976 l'allora deputato del Partito Radicale Cicciomessere chiamò in radio e fece ascoltare cosa accadeva nell'Aula della Camera dei Deputati proprio attraverso il telefono. Allora non si poteva, furono le prime trasmissioni pirata dal Palazzo al Paese. Nel corso degli anni divenne regola, e obbligo di servizio pubblico, inventato da Radio Radicale, che si è vista poi nel corso dei decenni (l'anno prossimo compiremo 40 anni di vita) riconoscere lo svolgimento di questo servizio di informazione, direi servizio di conoscenza, nella piena tradizione einaudiana del conoscere per deliberale. In tal senso la nuova frontiera dei diritti, nell'era dell'accesso come dice Jeremy Rifkin, è proprio quella rappresentata dalla conquista in sede Onu di un nuovo diritto umano, il diritto alla conoscenza. E' questo l'obiettivo della campagna del Partito Radicale, cioè la codificazione del diritto umano universale alla conoscenza, il diritto di conoscerein che modo e perché i governi a vari livelli prendono determinate decisioni che influiscono sui nostri diritti umani e libertà civili, soprattutto per quanto riguarda questioni di “sicurezza nazionale.” I governi devono essere responsabili delle loro azioni e devono garantire un'adeguata informazione, che sia disponibile, accessibile e accurata secondo i principi dell'apertura e della trasparenza. Benché alcuni Paesi forniscano ai cittadini gli strumenti per accedere alle informazioni, ad esempio attraverso i Freedom of Information Acts, questa normativa spesso non risponde alle attese naturali e legittime dei cittadini, rivelandosi inadeguata e non disponibile in molti Paesi. L'informazione, la nostra informazione, cerca proprio di sopperire a queste inadeguatezze.

SDG Poster 2018 2

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