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Il reinsediamento: un simbolo di speranza per i rifugiati siriani bisognosi di cure mediche

 

unhcr

 

17 DIC: Il giovane Abdu era sordo dalla nascita e necessitava di un impianto cocleare che potesse migliorare notevolmente il suo udito e la sua vita; il diciassettenne Abdullah soffriva di una malattia del sangue e rischiava di morire se non si interveniva con una trasfusione urgente.

Il problema era che le famiglie non potevano permettersi di aiutarli. Infatti, non avevano abbastanza denaro per sostenere le cure necessarie per i loro figli, in quanto tutti i risparmi erano stati spesi per lasciare la Siria e rifugiarsi nel confinante Libano.

Questo doloroso ostacolo è affrontato da più di centinaia di rifugiati siriani, sia giovani che adulti. Hanno disperatamente bisogno di assistenza sanitaria ma purtroppo le loro famiglie non possono sostenerne le spese. L’UNHCR e i suoi partner hanno certamente aiutato molti pazienti bisognosi di terapie salvavita ma hanno dovuto far fronte anche a molte restrizioni riguardanti la raccolta fondi.

Secondo l’UNHCR, per alcuni la risposta si trova nel reinsediamento. A tal merito, martedì l’Agenzia ONU per i rifugiati ha tenuto una conferenza dei donatori a Ginevra, nel tentativo di aumentare il numero di posti disponibili per i rifugiati siriani in aree di reinsediamento quali l’Europa, l’America Settentrionale e Meridionale. Uno dei criteri per il reinsediamento, accordati a livello internazionale, è che i rifugiati siano in gravi condizioni di salute.

Con l’aumento del numero dei rifugiati siriani, per il periodo tra il 2014 e il 2016 l’UNHCR ha incrementato la sua richiesta per il reinsediamento e l’ammissione umanitaria fino a 130.000 posti e, prestando fede alle promesse e ai segnali di ulteriori impegni presi ieri a Ginevra, è inoltre convinta che nei prossimi mesi saranno disponibili altri 100.000 posti.

Abdu e Abdullah sono fortunati, sono stati accettati per il reinsediamento in Germania e la loro vita è cambiata radicalmente.

Abdu è nato ad Aleppo, una città della Siria settentrionale, dove suo padre Ahmad Khawan lavorava in un negozio di ferramenta. In tenera età fu diagnosticato al bambino un problema all’udito e gli fu applicato un impianto cocleare a un orecchio.

Ma prima che potesse ricevere un secondo impianto e un apparecchio acustico, la guerra giunse ad Aleppo e Abdu, insieme ai suoi genitori e alla sorella Rutha, fuggì a Beirut, la capitale libanese, dove affittarono un appartamento angusto. Ahmad trovò lavoro ma non guadagnava abbastanza per pagare il secondo intervento di Abdu.

Nell’agosto dello scorso anno, la famiglia venne a conoscenza di essere stata accettata per il reinsediamento in Germania tramite un programma di assistenza umanitaria. Ahmad era preoccupato: “ Vivevamo tutti insieme nella stessa casa quando all’improvviso dovemmo fare le valigie. È stato certamente difficile ma poi capisci che hai un futuro davanti per te e per i tuoi figli.”

Un mese dopo arrivarono a Wächtersbach, un città nella Germania centrale. Abdu fu presto sottoposto a un intervento e ora, grazie a due apparecchi acustici, ha recuperato quasi il 90% dell’udito. Dopo aver frequentato una scuola apposita per coloro che hanno problemi uditivi, attualmente Abdu sta imparando il tedesco presso la scuola materna locale.

Suo padre Ahmad sta per diplomarsi in una scuola di lingue e spera di trovare lavoro in città. “I Khawan sono una famiglia esemplare,” ha affermato Tim Schneider, responsabile governativo delle politiche d’integrazione, aggiungendo che Ahmad li ha aiutati anche con i colloqui con i nuovi arrivati dalla Siria. Il padre e il fratello di Ahmad sono arrivati  in Germania di recente tramite un programma di ricongiungimento familiare e, per la prima volta da quando la guerra è scoppiata in Siria, nutrono speranza nel futuro della famiglia.

Al contempo, Abdullah e il suo fratellino di sette anni Anwar soffrono di talassemia, una malattia del sangue che comporta la produzione da parte del corpo di forme anormali di emoglobina. In Siria, hanno ricevuto trasfusioni di sangue e medicinali per stabilizzare le condizioni ma la situazione si complicò dopo che, nel 2012, la famiglia lasciò la città sud-occidentale di Dara’a per raggiungere il Libano.

Il padre del ragazzo, Khoder Alayean, vi trovò un lavoro ma non era in grado di far fronte alle spese mediche per Abdullah e Anwar, i quali per sei mesi non avevano ricevuto nessun trattamento durante il viaggio per raggiungere il loro reinsediamento a Kiel nell’aprile di quest’anno, sempre tramite lo stesso programma di assistenza umanitaria di Abdu.

La salute di Abdullah peggiorò, un eccesso di ferro nel suo sistema iniziò a colpire il cuore e il pancreas. “Tutto quello che vedevamo era che il trattamento per la talassemia non funzionava e, senza le cure appropriate, la malattia è letale”, rammentò Simon Veth, il dottore che lo curò a Kiel.

Ora Abdullah è tenuto sotto stretta osservazione ma si è ormai ristabilito del tutto. I suoi fratelli e sorelle stanno frequentando una scuola locale e imparando il tedesco, proprio come i loro genitori. Se non fosse stato per il reinsediamento, Abdullah non sarebbe stato in grado di sopravvivere.

“Ora cammino molto, gioco, corro e non mi stanco…in Libano, quando camminavo, mi stancavo subito. Sento di avere un futuro qui... posso andare anche a scuola” ha spiegato il ragazzo a cui è stata data una seconda possibilità.

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