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Filippo Grandi: NIENTE TI CAMBIA QUANTO LA PALESTINA

 

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04 DIC: Dal Notiziario dell' Agenzia ONU per i Rifugiati Palestinesi Nov 2014 n2 "RIFUGIANDO", ecco l'intervista all’ex CG Filippo Grandi:

Niente e nessun luogo ti cambia come la Palestina. Eppure, nella mia lunga esperienza nelle Nazioni Unite, ho vissuto esperienze dure, a volte  terribili. In Africa, per esempio, o in Afghanistan. Nessun luogo, però, ti cambia quanto la Palestina. E soprattutto quanto Gerusalemme”. È il tempo della riflessione sui suoi anni all’UNRWA, per Filippo Grandi. Otto anni importanti, trascorsi prima come vice commissario generale dell’agenzia dell’ONU che si occupa di rifugiati palestinesi. Poi, dal 2009 al 2013, al vertice dell’Unrwa come commissario generale.

Tempo della riflessione, dunque. Tempo per mettere assieme le lezioni e le impressioni che derivano da una simile, forte esperienza. “Quando sono arrivato a Gerusalemme, nel 2005, pensavo di sapere molto di un conflitto con il quale la nostra generazione era tutto sommato cresciuta” - dice Grandi. “Mai nella mia vita - continua -, mai avrei immaginato la grandezza di misura e la gravità della ingiustizia perpetrata sui palestinesi. E lo si comprende soprattutto a Gerusalemme, città divisa e usurpata, perché tra i fatti e la misura dei fatti c’è un abisso che può solo essere chiaro sul posto. Solo sul posto si possono vedere le conseguenze degli ordini di demolizione delle case palestinesi a Gerusalemme est, o il Muro, o le condizioni in cui versa Shu’afat, l’unico campo profughi di Gerusalemme”.

Essere “sul posto”, per il commissario generale di un’agenzia come l’Unrwa, significa essere in un’area geografica frammentata all’interno del Medio Oriente, occupandosi però sempre degli stessi ‘destinatari’. “L’Unrwa ha una sua singolarità. È l’unica agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di una sola popolazione, quella palestinese. E lo fa direttamente, sul campo, dando lavoro a palestinesi per occuparsi di palestinesi. D’altro canto, non c’è scelta alternativa: così come succede in tutto il mondo, gli insegnanti fanno parte della popolazione. Sono palestinesi, dunque, i docenti che insegnano ai palestinesi”.

Il risultato, spiega Filippo Grandi, è altrettanto singolare. “L’Unrwa è a tutti gli effetti un’agenzia internazionale, che è allo stesso tempo costituita da persone che provengono dalla stessa comunità. È questo il punto di forza dell’Unrwa, profondamente integrata nel tessuto sociale palestinese”. Una posizione in certo senso difficile, che proprio per questo ha attirato critiche sulla neutralità dell’Unrwa. La risposta di Grandi è tanto chiara quanto serena: “Certo che l’Unrwa è neutrale. Ma allo stesso tempo bisogna ricordare che i palestinesi non sono neutrali. E l’Unrwa ha nel suo mandato specifico il sostegno a una delle parti in conflitto”.

La questione politica è all’origine della nascita dell’Unrwa: senza il conflitto israelo-palestinese, senza la presenza dei profughi palestinesi non esisterebbe l’agenzia. Occorre anche ricordare, spiega l’ex commissario generale, che “l’Unrwa è finanziata da paesi ognuno dei quali ha, per forza di cose, proprie, singole agende politiche”. L’agenzia dell’ONU, però, non può dare risposte politiche al conflitto. Neanche quando ci si rende conto che essa stessa fornisce, suo malgrado, una sorta di rappresentanza, di cittadinanza, ai rifugiati. “Lo si vede per esempio, - spiega Grandi - da quello che significa, per i palestinesi rifugiati, la tessera che dà diritto alle razioni alimentari”. L’Unrwa, in fondo, è diventata per i palestinesi la casa, ma non è una patria o uno Stato.

Filippo Grandi aveva già lasciato il testimone a Pierre Krähenbühl, quando si è abbattuta sulla Striscia di Gaza l’offensiva israeliana denominata ‘Margine Protettivo’. La terza guerra su Gaza in cinque anni. Di due di questi attacchi militari Grandi è stato testimone diretto, al vertice dell’Unrwa. “Il blocco di Gaza è semplicemente uno degli aspetti più drammatici dell’occupazione dei Territori palestinesi. E se non si risolve l’occupazione vi saranno altre guerre. Guerre periodiche. Noserve, dunque, risolvere soltanto le questioni relative alla ricostruzione, all’ingresso del cemento e dei materiali da costruzione a Gaza”.

“Intendiamoci, è importantissimo che i governi diano soldi, finanziamenti per la ricostruzione”, puntualizza Grandi. “Importantissimo anche se non c’è la pace. Importantissimo sotto il profilo umanitario. Ma la ricostruzione non è la soluzione”.

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