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L’OMS sta affrontando emergenze umanitarie senza precedenti

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07 OTT: Per la prima volta in assoluto, l’OMS sta rispondendo contemporaneamente alle cinque crisi umanitarie più violente. Più di 60 milioni di persone – dall’Africa Occidentale all’Iraq – richiedono urgentemente una vasta gamma di servizi di assistenza sanitaria.

L’epidemia di Ebola in Africa Occidentale, ele crisi umanitarie scatenate dai conflitti in Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Siria e Iraq, hanno logorato i servizi sanitari e provocato il collasso di molti di questi. Questo fenomeno ha spinto l’OMS e i suoi partner sanitari a intervenire per risanare le perdite sempre più in aumento in maniera tale da assicurare cure salvavita e assistenza di rutine a milioni di sfollati e comunità ospitanti.

 

Bruce Aylward, Vice Direttore Generale della Sezione Polio ed Emergenze dell’OMS, ha dichiarato: “Ci troviamo ad affrontare contemporaneamente un numero di crisi umanitarie e sanitarie multiple senza precedenti. Si tratta di crisi molto più complesse che stanno interessando un altissimo numero di persone mai registrato dai tempi della fine della Seconda Guerra Mondiale”.

Le cinque crisi con il livello massimo di gravità

A causa della loro gravità e dell’intervento sanitario d’emergenza richiesto, ciascuna delle 5 crisi è stata valutata e classificata come emergenza di grado 3 (G3), ovvero il livello massimo previsto dal Quadro di Risposta alle Emergenze (Emergency Response Framework) dell’OMS. L’ERF classifica le emergenze in base a tre livelli, di cui il grado 3 rappresenta il livello più grave.

 La portata delle emergenze è palese e include:

-         L’epidemia di Ebola in Africa Occidentale

 Sono a rischio i 22 milioni di persone che vivono nei tre paesi più gravemente colpiti, ovvero Liberia, Sierra Leone e Guinea.

-         Iraq

 20 milioni di persone colpite, di cui 1.8 milioni sono sfollati interni.

-         Syria

 10.8 milioni di persone in Siria, di cui 6.5 milioni di sfollati all’interno del paese. Altri 3 milioni di persone sono fuggite dal conflitto per cercare rifugio nei paesi vicini - Libano, Turchia, Giordania, Iraq ed Egitto.

-         Sud Sudan

 5.8 milioni di persone necessitano assistenza umanitaria, tra cui 1.3 milioni sono sfollati. 

-         Repubblica Centrafricana

 Dei 2.5 milioni di persone che necessitano soccorso, 425.000 sono sfollati.

“Solo due anni fa, l’OMS ha sviluppato il Quadro di Risposta alle Emergenze (ERF) per condurre la nostra risposta a emergenze di ogni tipo” ha spiegato Aylward. “L’ERF garantisce la disponibilità di tutte le risorse dell’organizzazione per sostenere la risposta alle crisi più gravi”.

“Era rassicurante per noi sapere che l’ERF ci avrebbe aiutato a gestire contemporaneamente due emergenze di grado 3, e se ci fossimo trovati nella situazione di rispondere a tre emergenze, ci saremmo posti come obiettivo quello di portare a termine una risposta prima di avviarne una seconda. Tuttavia, due anni dopo, stiamo gestendo cinque emergenze di grado 3 in base alla loro portata, complessità, urgenza d’intervento, e al loro impatto politico, sociale ed economico. È un evento mai verificatosi prima – non solo per l’OMS, ma anche per tutti i suoi partner umanitari.”

“Inoltre, si tratta, in questo caso, di crisi intense a lungo termine, non semplicemente circoscritte ad un ben preciso e limitato periodo di tempo” ha aggiunto.

I leader dell’OMS in campo contro le varie emergenze testimoniano l’enormità della sfida a cui l’Organizzazione sta rispondendo all’interno dei paesi colpiti, e in tutto il mondo.

In Iraq, Syed Jaffar Hussain, Rappresentante dell’OMS, ha riferito: “Con il crescente numero di crisi, l’OMS ha compreso che la risposta alle emergenze - siano esse sanitarie o di altro tipo – non rappresenta un impegno isolato. Esso richiede un’organizzazione che disponga di conoscenze tecniche e strumenti che possano poi essere messi in pratica e diffusi.”

Francis Kasolo, che gestisce il centro di controllo dell’Ebola in Africa Occidentale per conto dell’OMS, con sede a Conakry, capitale della Guinea, ha dichiarato che l’Organizzazione ha mobilitato un’intensa risposta in ciascun paese colpito dall’epidemia, attirando personale da tutto il mondo.

“Si è verificato uno sfruttamento intenso delle risorse interne dell’OMS a causa dell’epidemia di Ebola e della risposta alle altre emergenze umanitarie scatenatesi contemporaneamente,” ha aggiunto Kasolo. “Noi faremo tutto il possibile per arrestare questa terribile epidemia e alleviare le sofferenze umane.”

Il duplice ruolo dell’OMS in casi di emergenza

L’OMS gioca un duplice ruolo durante le emergenze umanitarie. Da un lato, rappresenta l’autorità e guida tecnica sull’ampia gamma di problematiche sanitarie più importante al mondo. Dall’altro lato, invece, è l’agenzia leader per la sanità in occasione di crisi umanitarie, il che implica un importante compito di coordinamento in qualità di capo del “team” degli operatori sanitari che lavorano nei diversi ambienti d’emergenza.

“Noi saremo sempre un’agenzia tecnica specializzata, ma bisogna riconoscere che noi dobbiamo e necessitiamo avere delle basi robuste per operare in ambienti colpiti dalle crisi” ha dichiarato Aylward. “Durante le crisi umanitarie, il nostro ruolo di leadership ci obbliga ad intervenire come fornitore di servizi sanitari soltanto in extremis. Questo può riguardare qualsiasi attività, dal coordinare la messa in pratica di strategie sanitarie multiple nelle varie comunità – come le campagne di immunizzazione e l’equipaggiamento delle strutture sanitarie – fino alla fornitura di effettivi servizi sanitari.” 

Questo ruolo sta diventando sempre più cruciale per l’OMS a causa del calo del numero degli operatori sanitari che lavorano nelle emergenze. Dal momento che aumentano i rischi per la sicurezza, soprattutto per gli operatori sanitari, e poiché sono in aumento anche i costi per le operazioni, oggi - diversamente dal passato - molte organizzazioni non conducono più le loro operazioni in loco, ovvero direttamente nel paese in stato d’emergenza. Un esempio lampante è dato dal caso in Iraq: lì la risposta del settore sanitario gestito dall’OMS ha coinvolto soltanto 13 organizzazioni partner. Più di 40 organizzazioni lavorano nella Sezione Acqua e Igene.

Rick Brennan, Direttore del Dipartimento di Gestione del Rischio di Emergenza e Risposta Umanitaria dell’OMS, ha dichiarato che, a parte le mega-emergenze, l’Organizzazione stava ancora affrontando crisi multiple, che includevano quelle in Afghanistan, Repubblica Democratica de Congo, Gaza, Mali, Pakistan, Ucraina e Yemen.

“Nonostante gli sforzi dell’Organizzazione, l’OMS non ha mai lavorato in maniera così efficace di fronte a emergenze multiple,” ha affermato Brennan. “Pagando gli stipendi agli operatori sanitari nella Repubblica Centrafricana e in Sud Sudan per favorire il ritorno a lavoro, o procurando una grande quantità di scorte e provviste per l’epidemia di Ebola, oppure  fornendo medicinali e servizi sanitari nel pieno di violenti conflitti in Syria e Iraq, le implicazioni per noi sono enormi.”

“Mai prima di oggi siamo stati così dipendenti dalla solidarietà, generosità e dall’impegno risoluto della comunità internazionale per assistere i più bisognosi di supporto sanitario e umanitario sparsi nel mondo.”

 

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