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Navi Pillay preoccupata per la mancata chiusura americana della prigione di Guantanamo

GINEVRA – L’Alto Commissario ONU per I Diritti Umani, Navi Pillay, ha espresso lunedì la propria profonda delusione per la mancata chiusura del centro di detenzione di Guantanamo Bay da parte del governo degli Stati Uniti d’America, che ha invece consolidato un sistema di detenzione arbitraria. La Signora Pillay ha inoltre affermato di essere contrariata perché non è stata accertata la responsabilità per gravi violazioni dei diritti umani, tra cui la tortura, che vi hanno avuto luogo.

“Il governo USA ha aperto la prigione a Guantanamo dieci anni fa; ne sono ora trascorsi tre dal 22 gennaio 2009, quando il Presidente ne ordinò la chiusura entro dodici mesi. Nonostante ciò la struttura continua a esistere e degli individui vi restano detenuti in maniera arbitraria – a tempo indefinito – in chiara contravvenzione al diritto internazionale”, ha detto l’Alto Commissario.

“Per aggravare le cose, il nuovo National Defense Authorization Act, convertito in legge nel dicembre 2011, codifica ora in maniera effettiva una tale detenzione militare indefinita senza accuse o processi. Si tratta di un atto legislativo che contravviene ad alcuni dei principi fondamentali della giustizia e dei diritti umani, cioè il diritto a un processo equo e quello di non essere detenuti arbitrariamente. Nessuno dovrebbe mai essere tenuto per anni e anni in prigione senza essere processato e condannato, oppure rilasciato.”

L’Alto Commissario ha sostenuto di aver notato l’impegno preso dal Presidente Obama nella sua dichiarazione del 31 dicembre 2010 di interpretare sezioni del National Defense Authorization Act “in un modo che garantisca che qualsiasi detenzione esso autorizzi sia conforme alla Costituzione, alle leggi di guerra, e tutta l’altra legislazione applicabile.”

“Pur riconoscendo pienamente il diritto dovere degli stati di tutelare i propri cittadini e territori da atti di terrorismo, rammento a tutti i settori del governo USA il loro obbligo, in base alla legislazione internazionale in materia di diritti umani, di assicurare che la legalità della detenzione di individui privati della libertà possa essere valutata da un tribunale, “ ha affermato la Pillay. “Laddove esistesse una prova credibile contro i detenuti di Guantanamo, essi dovrebbero essere accusati e portati in giudizio. Altrimenti, vanno rilasciati”.

La Pillay ha aggiunto che il diritto internazionale richiede indagini accurate e sistematiche per tutte le presunte gravi violazioni dei diritti umani, compresa la tortura, che presumibilmente hanno avuto luogo a Guantanamo.

“Ogni sforzo deve essere fatto per far sì che coloro ritenuti responsabili di sviluppo, approvazione e attuazione di metodi coercitivi utilizzati durante interrogatori analoghi alla tortura siano perseguiti in conformità al diritto internazionale”, ha dichiarato. “Gli individui dei quali si sia accertato che hanno perpetrato, ordinato, tollerato o ammesso la tortura e il maltrattamento dovrebbero essere consegnati alla giustizia”.

L’Alto Commissario ha inoltre sollecitato il governo degli Stati Uniti, fino a quando il centro di detenzione di Guantanamo resterà aperto, a garantire che le condizioni di detenzione siano conformi agli standard dei diritti umani sanciti dal diritto internazionale. Navi Pillay ha dichiarato di essere turbata per il fatto che il governo statunitense non permetta il monitoraggio indipendente dei diritti umani e delle condizioni di detenzione a Guantanamo.

“Sollecito il Congresso degli Stati Uniti a prendere provvedimenti per permettere all’Amministrazione USA di chiudere il centro di detenzione di Guantanamo – secondo l’intento già espresso – in ottemperanza agli obblighi che incombono al Governo in base alla legislazione internazionale dei diritti umani, e di conseguenza di rispettare pienamente il principio di “non-respingimento”, secondo il quale nessuno dovrebbe essere rimpatriato in un paese in cui potrebbe subire torture”, ha concluso l’Alto Commissario.

 

 

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