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L’indipendenza del Sud Sudan si avvicina: l’ONU pronta per il prossimo impegno sul posto

Le Nazioni Unite si stanno preparando per il prossimo impegno nella regione del Sudan meridionale, prossima al raggiungimento dell’indipendenza. L’impegno delle Nazioni unite avrà luogo sia sul posto sia presso la sede di New York con l’aggiunta di un potenziale nuovo stato membro. 
Una delegazione di alti funzionari delle Nazioni Unite, guidata dal segretario generale BanKi-moon, sarà presente alle celebrazioni per l’indipendenza a Juba, capitale del nuovo paese nato dal processo di pace dell’ONU che ha messo fine alla lunga guerra civile in atto da molto tempo tra il nord e il sud del Sudan.

Il mandato della Missione delle Nazioni Unite in Sudan (UNMIS), creato sulla scia dell'accordo di Navaisha del 2005 (CPA), è in scadenza e una nuova operazione delle Nazioni Unite dovrebbe prendere il posto delle operazioni di peacekeeping.

L’ambasciatore tedesco Peter Wittig, che attualmente ricopre il ruolo di presidente del Consiglio di Sicurezza, afferma che i membri del Consiglio sono impegnati in un’intensa discussione riguardo la forma e gli obiettivi che avrà la nuova missione e del relativo voto.

Wittig aggiunge che il Consiglio si riunirà anche a indipendenza raggiunta per discutere, presso l’Assemblea Generale, della candidatura del Sud Sudan come 193° Stato membro delle Nazioni Unite. L’ultimo paese ad essere ammesso come stato membro è il Montenegro nel 2006.

A Juba, dove le autorità hanno tenuto le prove per le celebrazioni dell’indipendenza, David Gressly, Coordinatore regionale delle Nazioni Unite per il Sud Sudan, ha dichiarato che UNMIS ha ottenuto considerevoli successi da quando è stato istituito.

Gressly ha citato anche il sostegno dato al nord e al sud, con l’intento di implementare il CPA, il ruolo delle Nazioni Unite come intermediario nelle controversie tra le due parti, il disimpegno dei due eserciti, la formazione di decine di migliaia di agenti di polizia nel sud Sudan e l'assistenza alla organizzazione delle elezioni e al referendum sull'indipendenza.

Aggiunge, inoltre che “gli sforzi dei miei colleghi sono stati un contributo significativo al mantenimento della pace e della stabilità complessiva degli ultimi anni; contributo che ci ha portato a dove siamo oggi, alla fase finale per l’indipendenza del Sud Sudan”.

Gressly ha evidenziato i continui e violenti scontri tra i vari gruppi etnici del Sud Sudan, in particolare quelli tra l’Esercito Sudanese di Liberazione Popolare (SPLA), che ha combattuto la guerra civile, e le milizie ribelli.

Le preoccupazioni del coordinatore regionale hanno avuto eco grazie alle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite che hanno segnalato “un numero significativo” di abitanti del sud del Sudan, bloccato a nord in condizioni difficili, alla ricerca di una casa.

Dominik Bartsch, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), ha dichiarato in una conferenza stampa a Ginevra che tra 1,5 e 2 milioni di abitanti del sud sono presenti nella regione settentrionale del paese, e circa 300.000 sono già rientrati. Ma "sfortunatamente, un numero significativo di abitanti del sud rimangono bloccati lungo il percorso, in particolare a Kosti, una stazione di strada sul fiume Nilo, dove 16.000 persone risiedono in un centro di transito originariamente costruito per 2.000 persone, rendendo le condizioni del sito molto difficili”.
Un gruppo di circa 17.000 persone era ancora a Khartoum, molti in attesa del trasferimento previsto a sud, ma che non è stato possibile per incapacità.

Bartsch aggiunge "come risultato, molte persone giacciono ora agli angoli delle strade... dopo aver venduto i loro averi, in attesa di un modo per tornare. Molte di queste persone, nate a Khartoum, ora si trovano in una situazione di profonda incertezza riguardo il  loro futuro nel Sudan. L’apolidia,  spesso trattata come una questione di finezza giuridica, è in realtà una preoccupazione per centinaia di migliaia di abitanti del sud presenti al nord, che deve decidere se tornare o no nella propria regione".

Bartsch parla anche del favore con il quale l'UNHCR ha accolto l'indipendenza del Sud Sudan, aggiungendo che l’agenzia ha voluto sottolineare come "il sud presenti aree in cui hanno luogo violenze tra comunità, scontri etnici e insurrezioni militari, che potrebbero causare uno sfollamento interno e nel peggiore dei casi spingere i rifugiati ad attraversare la frontiera”.

Emilia Casella, portavoce del Programma Alimentare Mondiale (World Food Programme), afferma che l'agenzia ha accolto favorevolmente l'indipendenza del Sud Sudan "poiché la pace è importante per mantenere la sicurezza alimentare".

Casella riporta che un barcone è partito da una zona a sud di Khartoum, facendo nuovi rifornimenti di cibo presso il Nilo, con lo scopo di raggiungere Juba.


Nel frattempo, il Programma Alimentare Mondiale, che ha recentemente completato una distribuzione di cibo a 900.000 persone nel sud, ha inviato una chiatta piena di cibo, partita da una zona nei pressi di Khartoum, la capitale del Sudan, e diretta a Juba.

SDG Poster 2018 2

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