Sabato, 25 Maggio 2019
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Nessun bisogno di prorogare i termini del voto, dice l’ONU

Non è necessario prorogare la scadenza del termine per il voto nel referendum per l’indipendenza del Sud Sudan, giunto al cinquanta per cento degli aventi diritto con una continua forte affluenza, afferma la missione ONU in Sudan (UNMIS) citando dati della Commissione per il Referendum in Sud Sudan (SSRC), che mostrano che il 46% dell’elettorato nel Sudan meridionale ha votato nei primi due dei sette giorni previsti.

Il Presidente della commissione delle Nazioni Unite per il monitoraggio del referendum, l’ex Presidente della Tanzania Benjamin Mkapa, ha dichiarato a Radio Miraya che, visto l’attuale ritmo di voto, “non vi sarebbero motivi per una proroga” oltre la giornata conclusiva programmata, sabato 15 gennaio. L’alto afflusso alle urne può essere letto come l’indicazione che “molti cercavano l’opportunità, offerta dal referendum, di esprimere la propria volontà sul futuro delle relazioni governative nel Paese…le aspettative erano alte nel Sud e, venuto il giorno tanto atteso, la gente ha risposto in modo entusiasta”, ha affermato Mkapa.

Secondo il SSRC, i risultati preliminari saranno annunciati entro il 2 febbraio e, secondo che vengano o meno presentati ricorsi ai tribunali, il risultato finale sul destino del Sud Sudan sarà dichiarato il 7 o il 14 febbraio.

Se il Sud vota per l'indipendenza, le due parti avranno tempo fino alla fine di giugno per risolvere i complessi problemi che li interessano, quali cittadinanza post-referendum, residenza e questioni inerenti al lavoro, distribuzione della ricchezza, demarcazione dei confini e futuro della regione petrolifera di Abyei, che, trovandosi a cavallo tra nord e sud Sudan, era destinata ad un referendum per decidere se aderire al nord o sud in concomitanza con il referendum di indipendenza; tuttavia, un accordo sugli aspetti procedurali di questa seconda votazione non è stato raggiunto in tempo.

In un rapporto del mese scorso, Ban Ki-moon aveva segnalato che la tensione in Abey stava crescendo e che in tale contesto “qualunque incidente di sicurezza potrebbe compromettere le fasi finali dell’accordo di pace del 2005.” Ban aveva aggiunto che nell’improbabile caso che il referendum portasse a violenza diffusa, il risultato sarebbe di quasi tre milioni di sfollati e più di tre milioni di persone toccate dalle conseguenze delle disfunzioni sociali e economiche che ne deriverebbero. Di conseguenza, occorrerebbero 63 milioni di dollari per far fronte all’assistenza di emergenza richiesta, aveva ammonito il Segretario Generale.

Il Presidente della commissione di monitoraggio Benjamin Mkapa ha comunque espresso ottimismo, sostenendo che "qualora, come è probabile, gli osservatori e la commissione decidano che il processo si è svolto regolarmente, determinando quindi un risultato credibile, spero che il popolo del Sudan, la gente della regione, e la comunità internazionale nel complesso, accettino tale risultato come base per instaurare nuovi rapporti reciproci e con il nuovo Sudan".

 Per saperne di più:http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=37260&Cr=sudan&Cr1=

 

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