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Conferenza stampa sulla ricostruzione di Haiti, un anno dopo il terremoto

Dipartimento di Informazione Pubblica – Unità News e Media – New York

A un anno dal devastante terremoto che ha colpito Haiti, il Coordinatore Umanitario delle Nazioni Unite per il paese ha riferito alla stampa a New York che la maggior parte degli obiettivi umanitari è stata raggiunta, ma la ricostruzione dovrebbe essere accelerata, malgrado si tratti comunque di un processo di lungo termine.

“Accelerare il processo di ricostruzione costuisce una priorità assoluta per il 2011”, ha affermato Nigel Fisher, vice-Rappresentante Speciale del Segretario Generale ONU, e Coordinatore Umanitario a Haiti, in tele-conferenza con New York dalla capitale haitiana Port-au-Prince.

“Tuttavia, si tratta di una sfida pluriannuale”, ha riferito Fisher, ribadendo che Haiti, prima del disastro sismico, era già il paese con i più bassi indicatori di sviluppo dell’emisfero occidentale, con meno del cinquanta per cento di bambini in età scolare effettivamente istruiti e con il 60% della popolazione senza accesso all’acqua potabile.

Fisher ha sottolineato che l’iniziale risposta al terremoto del 12 gennaio 2010 è stata un successo, malgrado la tragica perdita di 102 membri del personale delle Nazioni Unite e del 40% dei pubblici funzionari del già debole governo. Entro 72 ore, la valutazione dei primi bisogni era già stata effettuata, e dopo quattro giorni le squadre di soccorso erano già state dispiegate in tutto il territorio. Nella fase di emergenza, ha affermato, durata fino ad aprile, 1,5 milioni di persone hanno ricevuto un alloggio, alcuni milioni assistenza medica, 11.000 latrine erano state distribuite, e servizi sanitari e idrici di base erano stati resi disponibili per 1,7 milioni di persone.

I donatori hanno finanziato il 72% degli aiuti d’emergenza, per un totale di circa un miliardo di dollari. Malgrado ciò, i servizi di gestione e coordinamento dei campi d’emergenza hanno ricevuto solo la metà dei fondi richiesti, ha aggiunto Fisher, complimentandosi con l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (IOM) e le altre organizzazioni, per aver fatto fronte a tale evenienza.

La priorità della seconda fase è stata, invece, quella di creare servizi di base e occupazione, ha affermato. Dall’inizio dell’emergenza, progetti per un totale di circa tre miliardi di dollari sono stati approvati, con 1,28 miliardi già trasferiti e 1,6 miliardi di dollari promessi. Circa un miliardo di dollari è stato raccolto attraverso gli appelli umanitari, mentre 1,5-2 miliardi di dollari sono stati donati dalla società civile. L’impegno da parte dei donatori a marzo, data dell’ultima revisione delle statistiche, riporta 2,01 miliardi di dollari promessi per il 2010, 2,45 miliardi per il 2011, e 3,9 miliardi previsti per i prossimi anni. Tuttavia, tali cifre sono confuse, perchè non includono la riduzione del debito estero e 800,000 dollari di avanzo da altri progetti o fonti esistenti.

Fisher si dice fiducioso che il nuovo Governo, quando sarà formato, possa accordarsi con la direzione della ricostruzione già formulata dalla Commissione ad Interim, visto che molti progetti sono già stati finanziati e dare loro continuità è fondamentale. Nel 2011, inoltre, occorre restare concentrati su molteplici sfide, inclusa la riduzione del rischio di disastro, in riferimento a future minacce di uragani e la riduzione del numero delle vittime dell’epidemia di colera.

Fisher ha altresì respinto le voci secondo cui alcune attività di assistenza fossero condizionate al sostegno per il governo. Circa le critiche sull’eccessiva attenzione posta sul tema della sicurezza, ha commentato che “lo stato di diritto a Haiti è tra debole e inesistente” e che concentrarsi su di essa fosse pertanto necessario. Sul colera, ha affermato che l’epidemia era inevitabile, data la scarsa resistenza e le condizioni sanitarie del paese, ma che lo sforzo per diminuire il numero delle vittime, sta funzionando.

Fisher ha affermato che esistono circa 4.000 piccole organizzazioni non governative, che danno attuazione a piccoli progetti a livello locale, ma che i progetti più importanti, che rappresentano circa il 90% delle organizzazioni non governative finanziate, sono integrati nella struttura di coordinamento delle Nazioni Unite. Ha riconosciuto inoltre l’iniziale mancanza di coordinamento, ma ha assicurato che tutti i partner hanno compiuti significativi progressi in tal senso. Le ultime stime in merito alle vittime del terremoto riportavano 220.000 morti.

Quando gli è stato chiesto che volto potrebbe avere Port-au-Prince tra qualche anno, Fisher ha affermato che “le unità abitative sociali”, il primo complesso che sarà inaugurato questa settimana, saranno particolarmente in evidenza, anche se alcune zone avranno lo stesso aspetto di oggi. Ricostruire, ha ribadito, sarà un lungo processo.

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