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Dichiarazione SG- Cambogia contro le impunità

Il Tribunale della Cambogia, supportato dalle Nazioni Unite, è vitale nella lotta globale contro le impunità, ha affermato Ban Ki-moon

Il tribunale della Cambogia, supportato dalle Nazioni Unite, che si occupa di genocidi e altri crimini commessi dai Khmer Rossi trent’anni fa, è cruciale per la lotta mondiale contro le impunità, ha affermato il Segretario Generale Ban Ki-moon, in visita nel paese asiatico.

Si reputa che circa 2,2 milioni di persone siano morte nel periodo 1975-79, a cui seguì una lunga guerra civile. Ai sensi di un accordo firmato tra l’ONU e il governo, fu istituita una Camera Straordinaria indipendente, nel Tribunale della Cambogia (ECCC), formata da personale e giudici cambogiani e stranieri. La sua funzione è quella di giudicare le persone ritenute responsabili di crimini e gravi violazioni del diritto cambogiano ed internazionale, commessi tra il 17 aprile 1975 ed il 6 gennaio 1979.  

“Il Tribunale supporta la popolazione della Cambogia nel suo processo di riconciliazione e di costruzione della pace, per un futuro prosperoso”, ha affermato il Segretario Generale. “Il suo lavoro è di vitale importanza per la lotta contro le impunità”, ha continuato, riferendosi ai gravissimi crimini compiuti negli anni 70, che definisce orribili.

Pur riconoscendo che è impossibile processare tutti i responsabili, come in ogni tribunale sostenuto dalle Nazioni Unite, “portare in giudizio i leader dei Khmer Rossi, anche se a distanza di 30 anni, dimostra che la popolazione della Cambogia, il suo governo, le Nazioni Unite e la comunità internazionale saranno intolleranti nei confronti delle impunità.

Nel suo primo verdetto, emanato a luglio, Il Tribunale ha condannato Kaing Guek Eav, detto il Duca, e a suo tempo capo di numerosi campi di concentramento dei Khmer Rossi a 35 anni di carcere per crimini di guerra e contro l’umanità. “Si tratta di una vittoria significante, non solo per le migliaia di vittime, ma anche per coloro che sono sopravvissuti. Giustizia è stata fatta.”, ha affermato Ban Ki-moon, durante una sua visita al Museo del Genocidio.

Nel mese di settembre, l’ECCC aveva già condannato i quattro membri più anziani del regime Democratico di Kampuchea, ancora in vita, per crimini contro l’umanità, genocidio e gravi violazioni della Convenzione di Ginevra, così come del codice penale cambogiano, a causa degli omicidi, torture e persecuzioni religiose commessi dagli stessi.

“Dobbiamo mandare un forte segnale a tutti coloro che potrebbero commettere tali crimini in futuro, ovunque essi siano”, ha affermato il Segretario Generale, il quale ha anche espresso il suo apprezzamento per la cooperazione del governo cambogiano con le altre istanze di difesa dei diritti umani. Ban Ki-moon ha enfatizzato, in particolare, il ruolo d’avvocatura dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati ed il lavoro svolto dall’ufficio di Phnom Penh. Altri temi discussi sono stati la situazione in Myanmar ed il partenariato con l’Associazione delle Nazioni del sud-est asiatico.

Ban Ki-moon ha visitato la Thailandia e si recherà prossimamente anche in Vietnam e Cina.

Per saperne di più:

http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=36580&Cr=cambodia&Cr1=

 

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