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DOMANDE E RISPOSTE SUL PROGETTO DEL MILLENNIO

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DOMANDE E RISPOSTE SUL PROGETTO DEL MILLENNIO E SUL SUO RAPPORTO
Investire nello sviluppo: un metodo concreto per raggiungere
gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

Rapporto del Progetto del Millennio: Panoramica (PDF, 1.6Mb)

 

In cosa consiste il Progetto del Millennio delle Nazioni Unite?
Come si svolge il lavoro del Progetto del Millennio delle Nazioni Unite?
Cosa succederà dopo la pubblicazione del Rapporto “Investire nello Sviluppo”?
Perché il Progetto del Millennio ha focalizzato il suo lavoro sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio?
Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sono davvero raggiungibili?
Cosa propone esattamente il Progetto? In cosa le sue raccomandazioni si differenziano dai precedenti rapporti e piani di azione delle Nazioni Unite?
Quali sono nello specifico le “azioni a rapido successo” raccomandate dal Progetto del Millennio delle Nazioni Unite?
Quali sono le lezioni che dobbiamo trarre dalla catastrofe dello tsunami in Asia – e quali le offerte degli aiuti governativi e privati alle vittime?
Perché così tanti Paesi non riescono a tenersi al passo con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio?
Perché l’Africa sub-sahariana è la regione più lontana dal raggiungimento degli Obiettivi?

Di cosa hanno bisogno i PVS per raggiungere gli Obiettivi?
Che cosa devono fare i Paesi industrializzati? C’è bisogno di molto più aiuto per raggiungere gli Obiettivi? L’annullamento del debito non è più importante?
Quale ruolo potrebbe avere il commercio nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio?
Molti critici dicono che gli aiuti allo sviluppo sono stati in passato usati malamente e rubati da governi corrotti e non-rappresentativi. Cos’è che rende diversa la situazione ora?
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In cosa consiste il Progetto del Millennio delle Nazioni Unite?


Il Progetto del Millennio delle Nazioni Unite è un organo indipendente e consultivo incaricato dal Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan di sviluppare un progetto globale per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs) entro il 2015. Il Progetto è diretto dal Prof. Jeffrey Sachs della Columbia University e fa capo al Quartier Generale dell’UNDP a New York.

Il Progetto presenterà i suoi risultati al Segretario Generale nel mese di gennaio 2005. La pubblicazione del Rapporto “Investire nello sviluppo: un metodo concreto per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio” costituirà quest’anno la prima di una serie di più ampie iniziative sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, che culmineranno nel vertice di alto livello dell’Assemblea Generale sugli Obiettivi previsto per settembre. Il 2005 costituisce un’opportunità storica per far progredire la politica mondiale affinché i Paesi più poveri raggiungano gli Obiettivi. Il Progetto del Millennio delle Nazioni Unite offre un programma dettagliato per fare in modo che questo accada.

Se il mondo conseguirà gli Obiettivi, più di 500 milioni di persone usciranno dalla povertà. Altri 250 milioni non saranno più costretti a soffrire la fame. 30 milioni di bambini e 2 milioni di madri che sarebbero verosimilmente condannati a morte certa potranno sopravvivere.

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Come si svolge il lavoro del Progetto del Millennio delle Nazioni Unite?


Il Progetto del Millennio delle Nazioni Unite si basa su più di due anni di ampie ricerche condotte da dieci gruppi di lavoro composti da 265 esperti internazionali del settore, una vera e propria “rosa” di pensatori e fautori dello sviluppo.

Ogni gruppo di lavoro ha analizzato i temi dello sviluppo legati a settori specifici trattati dagli Obiettivi. I membri dei vari gruppi sono stati incaricati di individuare gli ostacoli principali per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, assicurandosi che i Paesi seguano la strada giusta per raggiungere gli Obiettivi del Millennio entro il 2015.

Contemporaneamente al Rapporto “Investire nello sviluppo: un metodo concreto per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio”, i 13 gruppi di lavoro hanno presentato gli Obiettivi finali del Progetto del Millennio delle Nazioni Unite. I Rapporti completi sono disponibili sul sito del Progetto del Millennio delle Nazioni Unite: www.unmillenniumproject.org

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Cosa succederà dopo la pubblicazione del Rapporto “Investire nello Sviluppo”?

Le Raccomandazioni del Progetto del Millennio delle Nazioni Unite costituiscono uno stimolo critico per il Rapporto del Segretario Generale sui progressi fatti dalla Dichiarazione del Millennio, atteso per marzo 2005.

Nel mese di settembre 2005 i Capi di Stato e di Governo mondiali saranno convocati alle Nazioni Unite per il vertice di alto livello dell’Assemblea Generale volto a riesaminare l’attuazione della Dichiarazione del Millennio. Da questa conferenza ci si aspetta la delineazione del calendario dello sviluppo per i prossimi dieci anni, che ambirà al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

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Perché il Progetto del Millennio ha focalizzato il suo lavoro sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio?

Per il miliardo e più di persone costrette a vivere in condizioni di estrema povertà, gli Obiettivi costituiscono una questione di vita o di morte. L’estrema povertà può essere definita come “povertà che uccide”, privando gli individui dei mezzi necessari alla sopravvivenza e utili a far fronte a malnutrizione, malattie e rischi ambientali. Quando gli individui soffrono di estrema povertà, e non hanno a disposizione il reddito minimo sufficiente a coprire i bisogni essenziali, anche il più insignificante malanno, la siccità o un insetto che distrugge il raccolto possono fare la differenza tra la vita e la morte.

Nelle famiglie affette da estrema povertà, la vita media è solitamente di 40 anni: la metà rispetto alle comunità dei Paesi ad alto reddito. Nei Paesi poveri è comune che ogni 1000 bambini, più di 100 muoiano prima del loro quinto anno di vita, mentre nei Paesi ad alto reddito i decessi non superano i 10 ogni 1000 nascite. Un bambino che nasce oggi nell’Africa sub-sahariana ha solamente un terzo di possibilità di raggiungere i 65 anni di età.

Al Vertice del Millennio delle Nazioni Unite, tenutosi nel settembre 2000, 189 Capi di Stato e di Governo hanno adottato all’unanimità la Dichiarazione del Millennio, ribadendo che “Non risparmieremo alcuno sforzo per liberare i nostri uomini, donne e bambini dalle miserabili ed inumane condizioni di estrema povertà a cui più di un miliardo di essi sono attualmente sottoposti”.

La Dichiarazione ha condotto all’emanazione di otto Obiettivi specifici di Sviluppo del Millennio, da raggiungere tra il 1990 ed il 2015:

1. Eliminare la povertà estrema e la fame.
2. Assicurare l’istruzione elementare universale.
3. Promuovere la parità tra i sessi.
4. Diminuire la mortalità infantile.
5. Migliorare la salute materna.
6. Combattere HIV/AIDS, malaria e altre principali malattie.
7. Assicurare la sostenibilità all’ambiente.
8. Sviluppare un partenariato globale per lo sviluppo.

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Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sono davvero raggiungibili?

La riposta è “si”, a patto che si faccia un notevole passo avanti nel corso del 2005. Anche nei Paesi più poveri è ancora possibile raggiungere gli Obiettivi entro il 2015. Il Rapporto sul Progetto del Millennio delle Nazioni Unite evidenzia i bisogni più imminenti, le zone in cui si deve agire immediatamente e i costi delle operazioni. La ricerca del Progetto dimostra che il costo per adempiere gli Obiettivi sarà pari a circa lo 0.5% del Prodotto Interno Lordo (PIL) dei Paesi industrializzati, vale a dire al di sotto della soglia dello 0.7% promessa dalle nazioni benestanti per aiutare i poveri della Terra. Nel 2003 l’ammontare totale degli aiuti ai Paesi poveri è stato di 69 miliardi di dollari, circa lo 0.25% del loro Prodotto Interno Lordo complessivo.

Altra questione fondamentale stabilita alla conferenza di Monterrey è il necessario impegno dei Paesi in via di sviluppo (PVS) a migliorare i metodi di governo ed assicurarne la trasparenza nella gestione pubblica. Sono decine i Paesi meno sviluppati che hanno fornito proposte di riforma a favore dei più poveri. Il Progetto del Millennio delle Nazioni Unite raccomanda un rapido incremento nel sostegno ai Paesi che necessitano aiuti internazionali urgenti per raggiungere gli Obiettivi, e che allo stesso tempo possono e vogliono ricorrere efficacemente a questa assistenza.

Quali sono stati i progressi verso il raggiungimento degli Obiettivi fino ad ora? Molti Paesi stanno raccogliendo i frutti della globalizzazione e sono sulla buona strada per adempiere almeno ad alcuni tra gli Obiettivi entro il 2015. Dal 1981 al 2001, secondo i dati della Banca Mondiale, il numero di persone che vivono in estrema povertà è diminuito da 1.5 miliardi a 1.1 miliardi (Chen de Ravallion 2004).

Inoltre, dal 1990 al 2002, il tasso di mortalità infantile è sceso da 92 decessi ogni 1000 nascite annuali a 73. Le aspettative medie di vita sono cresciute da 62.5 anni a quasi 64 anni. Il 10% in più della popolazione del Terzo Mondo ha avuto accesso all’acqua potabile ed il 14% ha potuto migliorare i servizi sanitari.

Ma il progresso nel raggiungimento degli Obiettivi non può essere definito uniforme. Ci sono enormi disparità sia tra i diversi Paesi che all’interno di essi. Qualche Paese è sulla buona strada per adempiere tutti gli Obiettivi del Millennio, mentre altri riusciranno a malapena a raggiungerne alcuni. L’Africa sub-sahariana resta l’epicentro della crisi, con una povertà sempre crescente e sbalorditivi tassi di mortalità infantile e materna. L’Asia è la regione con la più elevata crescita, ma anche qui centinaia di milioni di persone continuano a lottare contro l’estrema povertà. In altre parti del mondo si riscontrano risultati misti: in America Latina, Medio Oriente ed Europa dell’Est ci sono stati progressi nel perseguimento di alcuni Obiettivi, anche se lenti e a volte impercettibili, e ineguaglianze persistenti che indeboliscono il raggiungimento di altri.

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Cosa propone esattamente il Progetto? In cosa le sue raccomandazioni si differenziano dai precedenti rapporti e piani di azione delle Nazioni Unite?

Il Progetto del Millennio delle Nazioni Unite presenta sia una valutazione comprensiva e completa che una serie di istruzioni per il raggiungimento degli Obiettivi. Le raccomandazioni del Progetto del Millennio sono le seguenti:

  • I Governi dei Paesi in via di sviluppo dovrebbero attuare strategie di sviluppo sufficientemente audaci per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio previsti per il 2015. Per rispettare la scadenza del 2015, consigliamo che tutti i Paesi preparino queste strategie entro il 2006. Dove siano già disponibili i Programmi Strategici per la Riduzione della Povertà (Poverty Reduction Strategy Papers), questi dovranno essere allineati agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.
  • Le strategie per la riduzione della povertà legate agli Obiettivi del Millennio dovrebbero controllare l’aumento progressivo di investimenti pubblici, lo sviluppo del potenziale, la mobilitazione delle risorse interne e l’assistenza ufficiale allo sviluppo. Dovrebbero altresì creare un programma per rafforzare i governi, promuovere la tutela dei diritti umani, coinvolgere la società civile e sviluppare il settore privato.
  • Queste strategie dovrebbero far parte di processi trasparenti e comprensivi, in stretta collaborazione con le organizzazioni attive all’interno della società civile, il settore privato nazionale ed i collaboratori internazionali.
  • I donatori internazionali dovrebbero identificare almeno una decina di Paesi “ad alto potenziale” destinati ad aumentare progressivamente la percentuale di assistenza ufficiale allo sviluppo (Official Development Assistance-ODA) nel corso del 2005, riconoscendo che parecchi Paesi sono già nella posizione ideale per un massiccio incremento grazie al loro buon governo e alla loro capacità recettiva.
  • I Paesi industrializzati ed in via di sviluppo dovrebbero intraprendere una serie di azioni congiunte a “rapido successo”, volte a salvare e migliorare le condizioni di vita di milioni di persone, come anche promuovere la crescita economica. Dovrebbero anche intraprendere un immenso sforzo per formare una classe di esperti a livello locale.
  • I Governi dei Paesi in via di sviluppo dovrebbero allineare le loro strategie nazionali con le iniziative regionali, quali la New Partnership for Africa’s Development e la Caribbean community and Common Market. I gruppi regionali dovrebbero ricevere nuove donazioni dirette per i loro progetti regionali.
  • I Paesi ad alto reddito dovrebbero incrementare la loro percentuale di assistenza allo sviluppo (ODA) dallo 0.25% del Prodotto Interno Lordo del 2003 allo 0.44% circa nel 2006, per arrivare allo 0.54% nel 2015, allo scopo di sostenere la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, soprattutto nei Paesi col più basso reddito, impegnandosi per un miglioramento della qualità degli aiuti (considerando cioè un aiuto armonioso, prevedibile e sottoforma di sussidi finanziari). Ogni donatore dovrebbe raggiungere la percentuale dello 0.7% non più tardi del 2015 per sostenere gli Obiettivi e le altre priorità nell’assistenza allo sviluppo. La restituzione del debito dovrebbe divenire più generosa e a più largo respiro.
  • I Paesi ad alto reddito dovrebbero aprire i loro mercati alle esportazioni dei Paesi in via di sviluppo tramite i negoziati commerciali di Doha ed aiutare i Paesi meno sviluppati ad incrementare la loro competitività attraverso investimenti nei settori più critici e legati al commercio, quali ad esempio le infrastrutture, includendo l’energia elettrica, la rete stradale ed i porti. L’Agenda per lo Sviluppo determinata a Doha dovrebbe essere rispettata ed i negoziati conclusi entro il 2006.
  • I donatori internazionali dovrebbero mettere a disposizione speciali risorse per la ricerca scientifica e per lo sviluppo, volte a rispondere ai bisogni dei più poveri in settori quali salute, agricoltura, risorse naturali e gestione ambientale, energia e clima. Secondo le stime ufficiali, la cifra necessaria dovrebbe raggiungere i 7 miliardi di dollari entro il 2015.
  • Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ed il Gruppo per lo Sviluppo dell’ONU dovrebbero rafforzare il coordinamento delle Agenzie, dei Fondi e dei Programmi dell’ONU per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio sia a livello di Quartier Generale che nazionale. I Gruppi di lavoro nazionali delle Nazioni Unite dovrebbero essere potenziati e dovrebbero collaborare maggiormente con le istituzioni finanziarie internazionali per sostenere gli Obiettivi.

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Quali sono nello specifico le “azioni a rapido successo” raccomandate dal Progetto del Millennio delle Nazioni Unite?

Ogni strategia nazionale per la riduzione della povertà secondo i principi del Millennio deve identificare le azioni necessarie richieste per raggiungere gli Obiettivi. Fortunatamente i passi da fare sono noti. Ad esempio, esistono metodi comprovati per impedire che le donne muoiano durante la gravidanza o il parto, e per stimolare le ragazze ad intraprendere il ciclo scolastico elementare e portarlo a conclusione. Esistono metodi sperimentati per triplicare il raccolto di granturco dell’Africa e per fornire costante energia elettrica alle cliniche delle zone di campagna. Esistono metodi sperimentati per incrementare la copertura boschiva nelle zone disboscate. E lo stesso vale anche per gli altri Obiettivi. I gruppi di lavoro del Progetto del Millennio descrivono dettagliatamente queste politiche e questi investimenti nei loro singoli rapporti, parte integrante del Progetto.

I Paesi in via di Sviluppo potrebbero iniziare immediatamente a dare attuazione ad alcuni tra gli elementi di questi pacchetti e vederne già gli sbalorditivi risultati in tre o quattro anni. Alcune fra le “azioni a rapido successo” comprendono:

  • Eliminare le tasse scolastiche e legate alla divisa degli alunni in modo tale da assicurare che nessun bambino, e soprattutto nessuna bambina, sia privato dell’insegnamento a causa degli scarsi mezzi economici della famiglia. Le entrate a fondo perduto dovrebbero essere sostituite da finanziamenti più equi ed efficienti, tra cui le donazioni.
  • Fornire ai contadini poveri dell’Africa sub-sahariana provviste sufficienti di azoto per il suolo ed altri fertilizzanti.
  • Fornire pasti gratuiti a base di prodotti locali alle mense scolastiche, in particolari razioni che i bambini possono portare a casa.
  • Destinare particolari programmi nutritivi alle donne incinte o in fase di allattamento e ai bambini sotto ai cinque anni che tollerano l’allattamento al seno, garantendo loro ulteriori razioni di prodotti locali e, dove necessario, un supplemento nutrizionale (soprattutto di zinco e vitamina A).
  • Garantire ogni anno una regolare vaccinazione a tutti gli scolari nelle zone a rischio, allo scopo di migliorare la salute pubblica e l’educazione civica.
  • Istruire un vasto numero di contadini (in conformità a programmi annuali) su questioni quali salute, coltivazioni ed infrastrutture, per assicurare una conoscenza di base e servizi essenziali alle comunità rurali.
  • Distribuire a tutti i bambini residenti nelle zone più colpite dalla malaria apposite zanzariere per i letti, che siano resistenti, disinfettate e trattate con l’insetticida, in modo da ridurre drasticamente le vittime di questa malattia.
  • Eliminare le tasse per il ricorso ai servizi sanitari di base e fare in modo che vengano finanziati dalle risorse nazionali per la salute pubblica o dalle donazioni.
  • Ampliare l’accesso alle informazioni ed i servizi sanitari relativi alla riproduzione ed alle malattie trasmissibili sessualmente, creando appositi programmi per le famiglie e servizi informativi sui metodi contraccettivi, colmando i divari nei finanziamenti per i rifornimenti e la logistica.
  • Ampliare l’utilizzo di provati metodi per contenere AIDS, tubercolosi e malaria. Nel caso specifico dell’AIDS, questo significa portare a termine almeno 3 delle 5 iniziative volte a munire 3 milioni di persone di antiretrovirali entro il 2005.
  • Istituire fondi per migliorare la qualità della vita nei quartieri più poveri e destinare parte dei territori statali alla costruzione di case popolari.
  • Garantire a tutti gli ospedali, le scuole e le altre istituzioni sociali libero accesso a elettricità, acqua potabile, sanità, ricorrendo ad una vasta rete di generatori a gasolio, pannelli solari o altre apposite tecnologie.
  • Riformare e garantire il rispetto delle leggi che istituiscono il diritto di proprietà per le donne ed il diritto a godere dell’eredità.
  • Lanciare campagne nazionali volte a ridurre i casi di violenza sulle donne.
  • Creare in ogni Stato, accanto a quello del primo ministro o del presidente, un ufficio per un consigliere scientifico, per consolidare il ruolo della ricerca nella gestione politica nazionale.
  • Mettere le donne in grado di giocare un ruolo centrale nel formulare e controllare le strategie di riduzione della povertà legate al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio ed altri critici processi di riforma, particolarmente a livello di governo locale.
  • Garantire un concreto sostegno alle comunità per permettere loro di piantare alberi ed ottenere fertilizzanti, ombra, foraggio, protezioni spartiacque, e legname.

Queste “azioni a rapido successo” non sono gli unici interventi necessari per raggiungere gli Obiettivi, ma solo quelli che possiedono un altissimo potenziale per ottenere un effetto a breve termine e che possono essere attuati immediatamente. Gli altri interventi sono più complessi, richiedono decenni di sforzi o portano benefici a più lungo termine. II mondo tuttavia non può permettersi di lasciar passare un altro anno senza investire in queste strategie semplici e comprovate.

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Quali sono le lezioni che dobbiamo trarre dalla catastrofe dello tsunami in Asia – e quali le offerte degli aiuti governativi e privati alle vittime?

Il disastro dello tsunami ci ricorda tragicamente che i poveri sono i soli nel mondo ad essere vulnerabili a tali catastrofi – e che la maggioranza dei poveri nel mondo sono asiatici. La maggior parte delle persone che sono morte – e la maggior parte di quelle che adesso stanno lottando per sopravvivere – sono gli abitanti di povere comunità costiere che per lungo tempo avranno bisogno dell’aiuto nazionale e internazionale per sostenere i costi della ricostruzione. Tuttavia, il fatto che India e Tailandia, in passato tra i maggiori destinatari degli aiuti, abbiano espresso la loro intenzione di far fronte alle conseguenze dello tsunami con le proprie risorse nazionali, è la prova che i Paesi non vogliono essere imprigionati in un ciclo di dipendenza dagli aiuti esterni, ma possono servirsi dell’assistenza solo temporaneamente al fine di raggiungere quell’auto-sufficienza tanto anelata da tutte le nazioni in via di sviluppo.

La risposta estremamente generosa della comunità internazionale alla tragedia asiatica ci ha ricordato anche che i cittadini delle nazioni più benestanti sostengono pienamente l’aiuto destinato ai poveri del mondo – se vedono con chiarezza la ragione per elargire questi aiuti e se sono certi che i fondi che forniscono, in quanto contribuenti o in quanto donatori privati, raggiungeranno realmente chi ne ha più bisogno. La lezione che dobbiamo trarre dalla ricerca del Progetto è che gli investimenti mirati e sostenibili nei servizi sociali essenziali e nei lavori pubblici aumenteranno di molto le capacità delle comunità povere di sopravvivere a catastrofi di questo genere. Per questa ragione, è fondamentale che l’azione internazionale di soccorso ai Paesi colpiti sia finanziata tramite risorse addizionali e non distolga i fondi e l’attenzione dagli obiettivi a lungo termine di sradicamento della povertà in tutti i Paesi.

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Perché così tanti Paesi non riescono a tenersi al passo con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio?

Non esiste una sola ragione per cui un particolare Paese non si tenga al passo con gli Obiettivi. Le dinamiche della riduzione della povertà sono complesse e hanno soluzioni che richiedono sforzi di diverso tipo e coordinati tra loro. Mettere in pratica queste soluzioni è ancora più difficile nei tanti Paesi del mondo che soffrono di una povertà estrema e persistente dovuta a conflitti o a politiche di governo deboli. La regione che è maggiormente alla deriva è l’Africa sub-sahariana.

Sono inoltre in corso importanti fluttuazioni verso gli Obiettivi:

  • Il numero di bambini sottonutriti sta aumentando in molti Paesi dell’Africa sub-sahariana, mentre sta calando in ogni altra regione del mondo.
  • Nel campo dell’istruzione primaria si registra un certo progresso nella maggior parte delle regioni, mentre l’Africa sub-sahariana e l’Asia meridionale sono ancora decisamente fuori strada.
  • La parità dei sessi rimane un obiettivo non raggiunto; al tempo stesso l’obiettivo del pari accesso all’istruzione fissato per il 2005 non verrà raggiunto in molti Paesi, specialmente in Africa sub-sahariana e in Asia meridionale.
  • I tassi di mortalità infantile sono generalmente calati, tuttavia il progresso ha subito un rallentamento in diverse parti del mondo e si sono registrate inversioni di tendenza nell’Africa sub-sahariana. Il progresso è stato anche di minore entità nell’Asia orientale, meridionale e occidentale, in Oceania e nei Paesi della CSI.
  • La mortalità materna rimane a livelli inaccettabili in tutte le regioni in via di sviluppo, riflettendo così la bassa attenzione pubblica rivolta ai bisogni della donna e l’inadeguato accesso ai servizi sanitari ginecologici, come i servizi di ostetricia.
  • Il virus HIV/AIDS infetta oggigiorno circa 40 milioni di persone. E’ pandemico nell’Africa sub-sahariana meridionale e costituisce una seria minaccia, in modo particolare per donne e adolescenti, in ogni altra regione in via di sviluppo.
  • Il mondo non è al passo con gli obiettivi di sanità. I progressi in tal senso sono stati troppo lenti nell’Asia meridionale, nell’Africa sub-sahariana e in gran parte del resto dell’Asia.

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Perché l’Africa sub-sahariana è la regione più lontana dal raggiungimento degli Obiettivi?

La diagnosi standard formulata per l’Africa sub-sahariana è che soffre di crisi di governo. Questa spiegazione è troppo semplicistica. Molte parti dell’Africa sono ben governate, considerati i livelli di reddito nazionale e la dilagante povertà, tuttavia esse rimangono imprigionate nella trappola della povertà. Le origini di una strategia di successo per lo sviluppo in queste regioni vanno cercate al di là del solo “buon governo”. Molti Paesi hanno bisogno di uno “slancio” degli investimenti pubblici per poter superare: gli alti costi di trasporto nella regione, i mercati di piccole dimensioni, l’agricoltura a bassa produttività, le condizioni agroclimatiche avverse, il grande peso delle malattie e la lenta diffusione delle tecnologie provenienti dall’estero.

Uno degli argomenti chiave del Progetto ONU del Millennio è che le sfide strutturali dell’Africa si possono e si devono superare attraverso un programma intensivo di investimenti pubblici nei servizi sociali e nelle infrastrutture di base come porti, strade, generatori, malaria e zanzariere per il letto, cliniche sanitarie e così via. Visto che la maggior parte dei Paesi nell’Africa sub-sahariana non dispongono delle risorse necessarie a finanziare questi investimenti, essi avranno bisogno di un aumento importante dell’ODA per potere raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Molti governi volenterosi mancano delle risorse fiscali da investire nelle infrastrutture, nei servizi sociali e nell’amministrazione pubblica, necessarie per migliorare la gestione di governo.

Senza strade, fertilizzanti, elettricità, combustibili non inquinanti per la cucina, cliniche, scuole e abitazioni adeguate e di prezzo accessibile, la gente soffre di fame cronica, è oppressa da malattie ed è incapace di sottrarvisi. Questi Paesi sono incapaci di attrarre investimenti privati e di trattenere la manodopera qualificata.

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Di cosa hanno bisogno i PVS per raggiungere gli Obiettivi?

Nel 2005 dobbiamo dotarci di nuovi strumenti per realizzare gli Obiettivi di sviluppo. Le raccomandazioni del Progetto ONU del Millennio mostrano che gli Obiettivi si possono effettivamente raggiungere attraverso: un programma coordinato di investimenti ben gestiti nella sanità, nell’educazione e nelle infrastrutture dei Paesi poveri, una maggiore assistenza da parte dei donatori dei Paesi ricchi e maggiori accordi sulla liberalizzazione commerciale nelle negoziazioni di Doha.

Una seria e tempestiva messa in pratica degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio richiede un cambiamento significativo nella pratica. I Paesi a basso reddito ed i loro partner per lo sviluppo pianificano per il momento modesti aumenti di servizi sociali e infrastrutture. Il Progetto ONU del Millennio, invece, raccomanda un consistente programma di investimenti decennali che mira a raggiungere i traguardi quantitativi dichiarati negli Obiettivi. Invece che strategie volte ad “accelerare il progresso verso gli Obiettivi”, c’è bisogno di strategie “per raggiungere gli obiettivi”.

Il Progetto raccomanda un approccio in quattro tappe.

  • Primo, ogni Paese dovrebbe tracciare un quadro degli elementi chiave cha caratterizzano la povertà estrema – ordinati per regione, località e genere – nella maniera più completa possibile e a partire dai dati disponibili.
  • Secondo, ogni Paese dovrebbe effettuare, in conformità con tale quadro, una valutazione dei bisogni per identificare gli investimenti pubblici specifici necessari per raggiungere gli Obiettivi.
  • Terzo, ogni Paese dovrebbe convertire la valutazione dei bisogni in un programma d’azione decennale che includa investimenti pubblici, gestione pubblica e finanziamenti.
  • Quarto, ogni Paese dovrebbe elaborare una strategia di tre/cinque anni per la riduzione della povertà e basata sugli Obiettivi.

E’ fondamentale che il programma decennale e la strategia per la riduzione della povertà includano una strategia di gestione del settore pubblico con un accento particolare sulla trasparenza, sulla responsabilità, sui diritti umani e su di una gestione basata sui risultati. Se i Paesi sono già dotati di un Programma Strategico per la Riduzione della Povertà, lo si dovrebbe modificare al fine di renderlo così ambizioso da poter raggiungere gli Obiettivi. Inoltre, si dovrebbe elaborare una chiara strategia per il settore privato mirata a promuovere la crescita economica e ad ottenere, nel lungo periodo, Paesi “premiati” dall’assistenza dei donatori.

I partner internazionali per lo sviluppo del Paese – quali i donatori bilaterali, le agenzie ONU, le banche per lo sviluppo regionale, la Banca Mondiale e il FMI – dovrebbero fornire il contributo necessario alla messa in atto della strategia di riduzione della povertà basata sugli Obiettivi. In particolare, l’ODA dovrebbe essere abbastanza generosa da poter soddisfare i bisogni finanziari, considerato che le limitazioni derivanti dal governo non sono impedimenti vincolanti e che i Paesi riceventi compiono a loro volta soddisfacenti sforzi di mobilitazione delle risorse nazionali.

In accordo con il consenso di Monterrey, il Progetto ONU del Millennio afferma che la riduzione della povertà è responsabilità primaria dei PVS stessi. Tuttavia, raggiungere gli Obiettivi nei Paesi più poveri – quelli che aspirano con maggiore convinzione agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio – richiederà aumenti significativi dell’ODA. Le raccomandazioni del Progetto richiedono a tutti i Paesi a basso reddito di aumentare la loro mobilitazione delle risorse per gli Obiettivi, destinando gli introiti fiscali agli investimenti prioritari; laddove invece le risorse domestiche non siano sufficienti, ai donatori viene richiesto di agire secondo gli impegni assunti in precedenza per aumentare l’aiuto di maniera consistente. In breve, il Progetto ONU del Millennio richiede che si co-finanzi un maggiore aumento degli investimenti sulla base degli Obiettivi.

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Che cosa devono fare i Paesi industrializzati? C’è bisogno di molto più aiuto per raggiungere gli Obiettivi? L’annullamento del debito non è più importante?

Ai Paesi donatori il Progetto ONU del Millennio raccomanda non solo un aumento rapido e immediato degli aiuti, ma anche una qualità di questi molto più alta. Attualmente, gran parte dell’ODA destinata ai Paesi poveri manca di coerenza e coesione. Aiuti ben investiti nei Paesi poveri porterebbero strade, acqua e servizi sanitari, elettricità, cliniche, scuole, zanzariere anti-malaria, medicine antiretrovirali e altri comprovati strumenti di aiuto urgente a miliardi di persone.

Se sostanziali aumenti degli aiuti non sono sufficienti da soli, essi sono comunque necessari ai Paesi per raggiungere gli Obiettivi. Così come i PVS hanno bisogno di onorare i propri impegni in termini di migliore governabilità, nello stesso modo i Paesi ricchi devono rispettare gli impegni assunti in Monterrey facendo “concreti sforzi per raggiungere l’obiettivo di devolvere in ODA ai paesi poveri lo 0.7% del Prodotto Interno Lordo (PIL)”. Al fine di realizzare gli Obiettivi i donatori devono assumersi impegni credibili e a lungo termine per innalzare sostanzialmente l’ODA, attraverso l’accesso a maggiori fondi condizionato alla qualità delle strategie di riduzione della povertà e all’impegno credibile dei Paesi nell’attuare le riforme necessarie.

In seguito ad un’approfondita analisi dei costi, le raccomandazioni per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dimostrano che il costo per aiutare i Paesi a raggiungere gli Obiettivi consisterebbe in un aumento dell’ODA dei donatori pari solo allo 0.44% del PIL nel 2006 e allo 0.54% nel 2015. In altri termini, la metà dell’1% sarà sufficiente per raggiungere gli Obiettivi entro il 2015 nel mondo intero.

Il raggiungimento degli Obiettivi richiede una realizzazione rapida ed efficace delle promesse di aiuto formulate alla Conferenza di Monterey sul Finanziamento dello Sviluppo e riaffermate al Vertice dei G8 di Evian, in Francia, nel 2003. Sono inoltre importanti l’immediata attuazione dell’alleviamento del debito e delle riforme commerciali da tempo necessarie. Il Progetto ONU del Millennio calcola che gli Obiettivi possono essere raggiunti con un investimento di circa 0.5% della produzione economica del mondo industrializzato. Le nazioni ricche si sono impegnate da lungo tempo a devolvere lo 0.7% del loro PIL all’assistenza internazionale allo sviluppo. Nonostante ciò, attualmente i maggiori Paesi donatori stanno impiegando solamente circa lo 0.25% del PIL.

Cinque Paesi europei già devolvono in aiuti lo 0.7% o più dei loro introiti, sei altri Paesi hanno annunciato di recente i programmi e gli orizzonti temporali per il raggiungimento dello 0.7% prima del 2015. Se le nazioni ricche fanno ora quello che hanno promesso di fare, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio potranno essere raggiunti anche nelle regioni più povere.

In aggiunta a ciò, il Progetto ONU del Millennio richiede una riduzione profonda ed ampia del debito e un’offerta maggiore di concessioni, più che di prestiti. Per poter giungere nel 2015 senza un nuovo eccesso di debito, l’espressione “sostenibilità del debito” dovrebbe essere sostituita con “livello del debito coerente con il raggiungimento degli Obiettivi”. Per molti Paesi pesantemente indebitati ciò significherà una completa cancellazione del debito. Per molti Paesi a reddito medio e pesantemente indebitati, ciò significherà una riduzione del debito più importante di quanto non sia stata offerta finora. Per alcuni Paesi poveri esclusi dalla lista dei Paesi Poveri Pesantemente Indebitati, come la Nigeria, raggiungere gli Obiettivi richiederà una cancellazione significativa del debito. Un corollario per i Paesi a basso reddito è che l’ASO attuale e futura dovrebbe consistere più di concessioni che di prestiti.

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Quale ruolo potrebbe avere il commercio nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio?

Benché estremamente importante, il commercio è ben lontano dall’essere una formula magica per realizzare lo sviluppo. Lo slogan “commercio, non aiuti” (“Trade, not aid”) è del tutto fuorviante, soprattutto nei Paesi più poveri. Entrambi sono essenziali. Le riforme commerciali sono complementari ad altri aspetti delle politiche di sviluppo, quali gli investimenti nelle infrastrutture e i programmi sociali per sviluppare una forza lavoro sana e ben istruita. Com’è stato definito a Monterrey, una politica commerciale internazionale basata sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dovrebbe focalizzarsi su due questioni dominanti:

  • Migliore accesso al mercato e migliori termini di scambio per i Paesi poveri.
  • Migliore competitività dell’offerta per le esportazioni a basso profitto, attraverso più alti investimenti in infrastrutture (strade, elettricità, porti) e facilitazioni commerciali.

Raccomandiamo che i governanti di tutto il mondo si accordino su di un traguardo di lungo periodo, da stabilire ad una distanza ragionevole (ad esempio, il 2025), entro il quale realizzare la totale rimozione delle barriere per il commercio di beni, la sostanziale liberalizzazione transnazionale del commercio di servizi e l’universale rafforzamento dei principi di reciprocità e di non-discriminazione. Prima, comunque, è necessario sollecitare la conclusione dei negoziati di Doha entro il 2006.

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Molti critici dicono che gli aiuti allo sviluppo sono stati in passato usati malamente e rubati da governi corrotti e non-rappresentativi. Cos’è che rende diversa la situazione ora?

Il Progetto ONU del Millennio riconosce che effettivamente gli aiuti sono stati troppo spesso sprecati in passato e contrasta l’incanalamento di denaro nelle casse di regimi corrotti o dittatoriali invece che in reali investimenti per lo sviluppo. Comunque, un numero sempre crescente di PVS sta riformando la propria economia e aderendo a principi di buon governo per cercare di alleviare le sofferenze dei propri cittadini più poveri, cosa – però – che non può sortire un reale effetto senza l’aiuto allo sviluppo.

Le discussioni sul buon governo nello sviluppo confondono di solito le cause con gli effetti. Esistono due cause molto diverse all’origine di ciò che chiamiamo il “mal governo”. Una è la conduzione autenticamente corrotta di un Paese, in cui governanti disonesti e spietati detengono il potere. Lo Stato in questo caso viene governato per il personale beneficio di una ristretta élite o a vantaggio di un particolare gruppo etnico o gruppo di interesse. Da parte del governo manca ogni volontà di raggiungere obiettivi di sviluppo a lungo termine e, dunque, v’è poca speranza che il Paese riduca sensibilmente il suo livello di povertà.

La seconda causa è la debolezza del governo di un Paese, dovuta non al malgoverno ma al fatto che lo Stato non possiede le risorse finanziarie e le capacità tecniche per gestire l’amministrazione pubblica in modo efficiente. Molti dei Paesi più poveri del mondo si avvicinano a questa seconda categoria, di cui fanno parte quei governi che mancano di risorse per gestire con efficienza il settore pubblico. In casi simili, l’elemento chiave risulta essere investire per migliorare la qualità di governo attraverso la promozione dello Stato di diritto, dei diritti politici e sociali, di politiche economiche importanti, di un’amministrazione pubblica efficiente e attraverso il supporto alla società civile.

Nei PVS in cui il malgoverno è eccessivo, è impossibile accrescere programmi di investimento consistenti che siano basati sugli Obiettivi. Tuttavia, la comunità internazionale ha riconosciuto che molti Paesi a basso reddito possiedono un governo solido e un buon potenziale per programmi di investimento molto più ambiziosi. Nel corso del 2005 raccomandiamo che a questi PVS ben governati sia attribuito lo status di “Paesi ad alto potenziale” da parte della comunità internazionale e che sia loro garantito un aumento dell’aiuto allo sviluppo di cui necessitano per attuare strategie di riduzione della povertà basate sugli Obiettivi.

Si potrebbero usare numerosi criteri preesistenti per identificare questi “Paesi ad alto potenziale”. Tra questi, la realizzazione del piano dell’HIPC per l’annullamento del debito, la qualifica per ricevere il supporto della Società Americana per la Sfida del Millennio, l’accesso al Meccanismo Africano d’Esame del Nuovo Partenariato per lo Sviluppo dell’Africa, o il positivo riesame da parte delle Valutazioni dello Staff Congiunto di Banca Mondiale e FMI dei Documenti Strategici di Riduzione della Povertà.

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Piano d’Azione per Combattere la Povertà presentato oggi all’ONU (Comunicato Stampa, 17 gennaio 2005)
Il Progetto ONU per il Millennio “Investire nello sviluppo” presentato al Segretario Generale Kofi Annan è salutato dagli esperti come traccia economica efficiente per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio entro il 2005

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