Sabato, 20 Settembre 2014
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IL PROCESSO DI GIUSTIZIA E RICONCILIAZIONE IN RUANDA

 

Durante il genocidio del 1994 in Ruanda, morirono fino a un milione di persone e 250.000 donne subirono violenza. Le uccisioni sconvolsero la comunità internazionale, lasciarono la popolazione del paese traumatizzata e le infrastrutture decimate. Da allora, il Rwanda ha avviato un ambizioso processo di giustizia e riconciliazione, che ha l’obiettivo ultimo di ricreare un contesto nel quale i ruandesi  possano ancora una volta vivere fianco a fianco in maniera pacifica.  

 

Giustizia dopo il Genocidio

 

Negli anni che seguirono il genocidio, più di 120mila persone erano in attesa di processo per avere preso parte ai massacri. Il sistema giudiziario per processare i presunti responsabili del genocidio, può essere suddiviso in tre livelli:

 

1.      Il Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda (ICTR), il cui primo processo si è tenuto nel gennaio 1997, fu istituito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’8 novembre 1994. Il Tribunale ha il mandato di perseguire i responsabili del genocidio e delle altre gravi violazioni del diritto umanitario internazionale, commesse in Rwanda tra gennaio e dicembre 1994. Il mandato del Tribunale è stato prorogato dal Consiglio di Sicurezza fino al dicembre 2012.

 

Il Tribunale ha emesso diverse sentenze storiche, tra cui:

  

§         La condanna all’ergastolo di Jean Kambanda, Primo Ministro nel periodo del genocidio. Il processo è stato il primo esempio in cui una persona accusata per il crimine di genocidio ammise la propria colpa di fronte ad un tribunale penale internazionale. Fu anche il primo caso di condanna di un Capo di Governo per il crimine di genocidio.

 

§         La sentenza riguardante un ex sindaco, Jean-Paul Akayeshu, è stata la prima in cui un tribunale è stato chiamato a interpretare la definizione di genocidio così come definita nella Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Crimine di Genocidio (1948). La sentenza Akayeshu affermava anche che stupro e aggressione sessuale costituiscono atti di genocidio nella misura in cui siano commessi con l’intento di sterminare, in modo totale o parziale, un determinato gruppo di persone. Essa ha rivelato che, nel caso del Ruanda, l’aggressione sessuale costituiva una parte integrante del processo di annientamento del gruppo etnico dei Tutsi e che lo stupro era sistematico e perpetrato solo sulle donne di etnia Tutsi, manifestando quella specifica intenzionalità richiesta da tali azioni per potere essere considerate reato di genocidio.

 

§         Il “ Caso Media “ del Tribunale nel 2003, è stato il primo, a partire dalla condanna di Julius Streicher a Norimberga dopo la Seconda guerra mondiale, in cui il ruolo dei media è stato esaminato nell’ambito della giustizia penale internazionale.

 

 

2.      Il Sistema Giudiziario Nazionale Ruandese persegue coloro accusati di avere pianificato il genocidio o commesso gravi atrocità, tra cui lo stupro. Ancora nel 2000, le corti nazionali stavano esaminando più di 120mila sospetti in attesa di processo; a metà 2006 le corti nazionali avevano processato circa 10mila sospettati di genocidio. Nel 2007, il governo ruandese ha abolito la pena di morte, che è stata applicata per l’ultima volta nel 1998, quando furono giustiziati 22 condannati per crimini legati al genocidio. Tale sviluppo ha rimosso l’ostacolo principale riguardante il trasferimento dei casi di genocidio dal Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda alle corti nazionali, nel momento in cui l’ITCR si avviava verso la chiusura.

 

Per affrontare la questione delle migliaia di accusati ancora in attesa di giudizio da parte del sistema nazionale e per riportare giustizia e riconciliazione nella società, il governo del Ruanda ha ripristinato il sistema giudiziario tradizionale chiamato “Gacaca”,divenuto pienamente operativo nel 2005.

 

Le comunità al livello locale eleggono giudici che presiedono lo svolgimento di processi a carico di soggetti accusati di tutti i reati  tranne quello di pianificazione del genocidio. Le corti comminano sentenze più miti nel caso in cui il convenuto sia pentito e cerchi di riconciliarsi con la comunità. Spesso, prigionieri che abbiano confessato fanno ritorno a casa senza ulteriori pene o ricevono l’imposizione dello svolgimento di attività coattive. A tutto maggio 2009, 12mila corti in tutto il paese avevano giudicato più di un milione di casi.

 

Pur riconoscendo che Gacaca non costituisce un sistema equo in base a standard internazionali, il primo Pubblico Ministero presso l’ICTR, Richard Goldstone, ha comunque affermato che nel caso del genocidio in Ruanda, dove il numero dei responsabili equivaleva a quello delle vittime, il sistema Gacaca ha svolto un compito utile.

 

Inoltre, i processi Gacaca hanno contribuito a promuovere la riconciliazione dando modo alle vittime di apprendere la verità sulla morte dei loro familiari e ai responsabili di confessare i propri crimini, mostrare pentimento e chiedere perdono di fronte alle loro stesse comunità.

 

La chiusura delle corti Gacaca è stata ufficialmente prevista quest’anno, dopo l’esame dell’ultimo caso.

 

Unità e Riconciliazione in Ruanda

 

Il processo di riconciliazione in Ruanda si concentra sulla ricostruzione dell’identità ruandese, in un giusto equilibrio di giustizia, fiducia e situazione futura di pace e sicurezza del paese. Il governo ruandese ha adottato diverse misure al fine di permettere che responsabili e vittime possano vivere fianco a fianco in pace. Ad esempio, la Costituzione ora stabilisce che tutti i ruandesi condividono eguali diritti. In questo senso sono state adottate leggi contro la discriminazione e l’ideologia estrema su cui si fondò il genocidio.

 

La Commissione di Riconciliazione e Unità nazionale (NURC) ha la responsabilità primaria negli sforzi di riconciliazione in Ruanda. Le attività principali che essa svolge sono:

 

  • Ingando: Un programma di educazione alla pace in campi di solidarietà. Dal 1999 al 2009, più di 90mila ruandesi hanno partecipato a questi programmi, che mirano a fare luce sulla storia del Ruanda, comprendere le origini della divisione all’interno della popolazione,promuovere il senso di identità nazionale e combattere l’ideologia del genocidio.
  • Itorero ry’Igihugu: Stabilito nel 2007, questo programma si pone l’obiettivo di promuovere i valori ruandesi ed educare i governanti che si pongono al servizio dello sviluppo della comunità. Dal 2007 al 2009, il programma ha annoverato 115.228  partecipanti.
  • Seminari: Prevedono la formazione della classe governativa, leader politici, assistenza psicologica a giovani e donne, tecniche di mediazione e risoluzione dei conflitti, ,sistemi di allerta preventiva.
  • Vertici nazionali: Dal 2000, sono stati organizzati vari vertici su scala nazionale, su temi attinenti a giustizia, buon governo, diritti umani, sicurezza nazionale e storia nazionale.
  • Ricerca: Il NURC ha pubblicato una serie di studi sulle cause dei conflitti in Ruanda e sulle modalità per contenerli e risolverli

 

 

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