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Le Nazioni Unite e il Darfur
Operazioni di peacekeeping
Le
Nazioni Unite stanno perfezionando un piano in tre fasi per appoggiare
l’AMIS e successivamente dispiegare un robusto contingente di
peacekeeping in Darfur. Il piano è stato concordato il 16 novembre 2006
nelle consultazioni di alto livello di Addis Abeba e approvato in
occasione dell’incontro del Consiglio Africano per la Pace e la
Sicurezza tenutosi il 30 novembre ad Abuja, in Nigeria, e con la
dichiarazione presidenziale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite del 19 dicembre 2006. Il governo del Sudan ha dichiarato ora di
accettare tutte le tre fasi del piano.

L’approccio
consiste in misure volte a potenziare l’AMIS, sotto forma di un
pacchetto di supporto leggero (LSP), un pacchetto di supporto pesante
(HSP) e un’operazione ibrida UA-ONU. Ciascuna fase ha richiesto, tra le
Nazioni Unite, l’UA e il governo del Sudan, una specifica serie di
accordi e intese, per raggiungere i quali le Nazioni Unite hanno
avviato un complesso giro di negoziati su livello e tipo di supporto,
questioni di comando e controllo e quadro normativo sotteso
all’intervento. Questa operazione ibrida UA-ONU è un modello di
partenariato senza precedenti all’interno delle attività di
peacekeeping delle Nazioni Unite.
Il pacchetto di supporto leggero (LSP)
offre sostegno alla capacità di gestione dell’AMIS e comprende 105
ufficiali, 34 consulenti di polizia e 48 civili, oltre a materiale ed
equipaggiamenti. La maggior parte del pacchetto leggero era stata
dispiegata a partire dalla fine di giugno del 2007, ma l’invio di
veicoli corazzati da trasporto truppe era ancora in sospeso.
Il pacchetto di supporto pesante (HSP),
che dovrà essere schierato nel secondo semestre del 2007, mira a
sostenere l’AMIS fino al dispiegamento dell’operazione ibrida, e
comprende 2250 militari, 721 agenti di polizia e 1136 civili al costo
di 287,9 milioni di dollari, sostenuto dalle Nazioni Unite. La
preferenza dovrà essere accordata a truppe africane, ma nel caso non
fosse possibile soddisfare questa condizione, le Nazioni Unite si
impegneranno a reclutare personale competente all’interno di paesi
accettabili da tutte le parti interessate.
L’operazione ibrida UA-ONU
è stata finalmente approvata il 12 giugno 2007 dal governo del Sudan
dopo un’intensa attività diplomatica ad opera del Segretario Generale e
dopo lunghe e complesse discussioni tecniche tra
Nazioni Unite, UA e governo sudanese. La forza ibrida avrà come suo
mandato principale la protezione dei civili, ma dovrà occuparsi anche
di contribuire alla sicurezza degli aiuti umanitari, monitorare e
verificare l’attuazione degli accordi, coadiuvare il processo politico
generale, contribuire alla promozione dei diritti umani e dello stato
di diritto, controllare e fare rapporto sulla situazione lungo i
confini col Ciad e con la RCA.
Nel
momento di massimo dispiegamento, sarà composta da quasi 20.000 truppe,
6147 agenti di polizia e 4860 civili, facendone una delle missioni di
peacekeeping delle Nazioni Unite più imponenti nella storia, superiore
anche all’operazione di pace attualmente in corso nella Repubblica
Democratica del Congo. Ottenuta l’autorizzazione del Consiglio di
Sicurezza, il DPKO avvierà tutti gli interventi necessari per garantire
che le truppe e le forze di polizia siano reclutate in prima istanza in
paesi africani. Il Segretario Generale ha affermato chiaramente che la
rapidità del dispiegamento dipenderà dal rispetto, da parte del governo
del Sudan, degli impegni presi a fornire sostegno incondizionato al
piano in tre fasi, dalla tempestiva fornitura di personale ed
equipaggiamento da parte degli stati membri, e dalla disponibilità di
infrastrutture e risorse, come l’acqua, necessarie per far fronte
all’afflusso degli operatori di pace. Il Segretario Generale ha
insistito affinché la comunità internazionale raccolga i fondi e le
risorse indispensabili per dispiegare l’operazione ibrida in Darfur e,
a questo scopo, ha raccomandato che gli stati membri provvedano al suo
finanziamento attraverso il bilancio delle Nazioni Unite.