Venerdì, 25 Aprile 2014
UNRIC logo - Italiano

L'ONU nella
tua lingua! 

Un mondo più sicuro - Una responsabilità da condividere

COMUNICATO STAMPA
UNRIC/IT/50/04
Bruxelles, Giovedì 2 dicembre 2004


Il Rapporto in sintesi

Nel suo discorso all’Assemblea Generale, nel settembre 2003, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, disse ai rappresentanti degli stati membri che le Nazioni Unite si trovavano dinanzi a un bivio. La possibilità che l’organizzazione fronteggiasse con efficacia le nuove minacce si contrapponeva al rischio di disgregazione causato da contrasti crescenti tra stati e da azioni unilaterali da essi intraprese. Il Segretario Generale decise allora di costituire un Comitato su Minacce, Sfide e Cambiamenti, con l’obiettivo di elaborare idee innovative sul tipo di politiche e di istituzioni necessarie a rendere le Nazioni Unite un’organizzazione efficiente nel XXI secolo.

Nel suo rapporto, il Comitato delinea un’audace e innovativa visione del concentto di sicurezza collettiva per il XXI secolo. Viviamo in un mondo minacciato da rischi che sarebbe stato impossibile prevedere quando le Nazioni Unite furono fondate nel 1945 – minacce quali il terrorismo nucleare e la dissoluzione degli stati in virtù del micidiale cocktail di povertà, malattie e guerre civili.

Oggi, la minaccia a uno stato è in realtà una minaccia globale. Globalizzazione significa che un attacco terroristico di grande impatto che avvenisse in qualunque paese industrializzato avrebbe effetti devastanti per il benessere di milioni di persone nei paesi in via di sviluppo. Chiunque, tra i 700 milioni di passeggeri che viaggiano in aereo ogni anno potrebbe essere un portatore inconsapevole di una malattia mortale. E il progressivo indebolimento della struttura statale fiacca la capacità di protezione che gli stati possono erigere di fronte a minacce transnazionali come il terrorismo e la criminalità organizzata. Gli stati hanno bisogno di cooperazione internazionale per rendersi più sicuri al loro interno.

Esistono sei gruppi distinti di minacce che il mondo dovrà affrontare,da ora e per i prossimi decenni:

  • Guerre tra stati;
  • Violenza interstatale, compresi genocidi, massicce violazioni di diritti umani e guerre civili;
  • Povertà, epidemie e degrado ambientale;
  • Armi nucleari, radiologiche, chimiche e biologiche;
  • Terrorismo;
  • Criminalità organizzata transnazionale.

L’aspetto positivo è che le Nazioni Unite e le nostre istituzioni di sicurezza collettiva hanno provato di essere in grado di lavorare. I negoziati di pace hanno consentito di porre fine a un numero maggiore di guerre civili negli ultimi quindici anni di quante ne siano state concluse nei duecento anni precedenti. Negli anni 60, c’era una diffusa convinzione che al giorno d’oggi tra quindici e venticinque paesi avrebbero già posseduto armamenti nucleari, il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare ha contribuito in modo decisivo a impedire che ciò accadesse. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha concorso nell’arginare la diffusione della SARS prima che la malattia uccidesse decine di migliaia di esseri umani.

Ma si tratta di successi fragili. Esiste infatti il pericolo reale che questi risulti positivi siano compromessi, a meno che non si agisca in maniera tempestiva per rafforzare le Nazioni Unite, metterle così in grado di rispondere in modo efficace all’attuale vasta gamma di minacce.

Politiche di prevenzione

Se si vogliono fronteggiare le minacce odierne seriamente occorre concentrarsi sulla prevenzione; un atteggiamento lassista nell’affrontare minacce latenti, o nel consentire loro di prendere piede avrebbe conseguenze troppo gravi.

Lo sviluppo deve essere il primo baluardo di un sistema di sicurezza collettivo che consideri la prevenzione sul serio. La lotta alla povertà non solo consente di salvare milioni di vite, ma permette anche di rafforzare la capacità statuale di combattere il terrorismo, la criminalità organizzata e la proliferazione di armi. Lo sviluppo rende tutti più sicuri. Esiste un quadro internazionale concordato sulle modalità per raggiungere questi obiettivi, che è delineato nella Dichiarazione del Millennio e nell’Accordo di Monterrey, anche se purtroppo l’attuazione sta subendo forti ritardi.

La sicurezza biologica deve costituire la prima linea della prevenzione. La reazione internazionale all’HIV/AIDS è stata incredibilmente tardiva e vergognosamente povera di risorse. Fermare e far regredire l’epidemia è ormai urgente. Ma dobbiamo fare ancora di più. Il nostro sistema globale pubblico di sanità è molto peggiorato ed è ormai inadeguato a proteggerci dalle malattie infettive mortali esistenti ed emergenti: il rapporto raccomanda maggiori iniziative nel migliorare la portata della sanità pubblica all’interno dei Paesi in via di Sviluppo, a livello locale e nazionale. Ciò non produrrà soltanto benefici diretti attraverso la prevenzione ed il trattamento delle malattie negli stessi Paesi in via di sviluppo, ma fornirà anche le basi per costituire una difesa globale effettiva contro il bioterrorismo e per sconfiggere la naturale diffusione delle infezioni.

La prevenzione di conflitti inter ed intra-statali è parte dell’interesse collettivo di tutti noi. E se vogliamo fare ancora meglio in futuro, le Nazioni Unite avranno realmente bisogno di migliorare il ricorso alla diplomazia preventiva e alla mediazione. Dovremo incrementare il successo delle organizzazioni regionali realizzando regole severe per proteggere i Governi da colpi di stato e per tutelare i diritti delle minoranze. E dovremo collaborare per trovare nuovi modi di regolarizzare lo sfruttamento delle risorse naturali, rivalità per la quale troppo spesso sorgono conflitti.

Prevenire la diffusione e l’utilizzo di armi nucleari, biologiche e chimiche è essenziale se vogliamo realmente costruire un mondo più sicuro. Ciò significa agire per ridurre maggiormente la domanda di tali armi e limitare l’offerta di materiale da guerra. Significa inoltre onorare gli impegni derivanti dagli accordi esistenti, anche per quanto riguarda i negoziati per il disarmo. Significa infine dare maggiore efficacia agli accordi internazionali. Il rapporto propone raccomandazioni specifiche per la creazione di incentivi agli Stati per stimolare lo sviluppo della capacità nazionale di arricchimento e di lavorazione dell’uranio. Il rapporto esorta inoltre l’avvio di negoziati per la conclusione di un nuovo accordo che renderebbe l’Agenzia per l’Energia Atomica in grado di agire come garante per l’offerta di materiale fissile ad utenti civili del nucleare a prezzi di mercato, e richiede ai governi di stabilire volontariamente una moratoria temporanea sulla costruzione di nuovi servizi per l’arricchimento e la lavorazione dell’uranio, unita ad una garanzia per l’offerta di materiale fissile dagli attuali offerenti.

Il terrorismo è una minaccia per tutti gli Stati e per le Nazioni Unite nel loro insieme. Alcuni aspetti nuovi di tale minaccia – come la creazione di una rete terroristica mondiale o il possibile utilizzo di armi nucleari, biologiche o chimiche da parte di terroristi – esigono nuove strategie. L’ONU non ha fatto tutto ciò che è in grado di fare. Il rapporto esorta le Nazioni Unite a creare una strategia anti-terrorismo che sia rispettosa dei diritti umani e dello stato di diritto. Una tale strategia deve comprendere misure coercitive qualora necessario e creare nuovi strumenti che servano agli Stati per combattere la minaccia a livello interno. Il rapporto fornisce una chiara definizione di terrorismo, sostenendo come esso non possa in alcun caso essere giustificato, e prega l’Assemblea Generale di superare le sue divisioni, concordando una convenzione completa sul tema.

La diffusione del crimine internazionale organizzato incrementa il rischio di tutte le altre minacce. I terroristi utilizzano gruppi criminali per i loro spostamenti di denaro, uomini e materiale in tutto il mondo. I Governi ed i ribelli vendono risorse naturali attraverso i gruppi criminali per finanziare le guerre. La capacità degli Stati di stabilire regole precise è indebolita dalla corruzione. Combattere il crimine organizzato è essenziale per aiutare gli Stati ad esercitare la loro effettiva sovranità e per sconfiggere l’orribile traffico di esseri umani.

La risposta alle minacce

E’ normale, la prevenzione a volte può fallire. A questo punto le minacce devono essere affrontate con l’uso di strumenti militari.

La Carta delle Nazioni Unite fornisce una chiara definizione dell’uso della forza. L’articolo 51 sancisce l’innato diritto degli Stati all’autodifesa. Una ormai largamente accettata legge consuetudinaria chiarisce che gli Stati possono intraprendere un’azione armata solo se il pericolo è imminente, se non ci sono alternative, e se l’azione è proporzionata alla minaccia da fronteggiare. Il Consiglio di Sicurezza ha la facoltà di agire in maniera preventiva, ma l’ha raramente esercitata. Il Consiglio di Sicurezza dovrebbe riuscire a prendere più prontamente decisioni in futuro. Gli stati che temono l’insorgere di minacce internazionali hanno l’obbligo di comunicarlo al Consiglio.

Il rapporto sostiene l’emergente regola della responsabilità di proteggere i civili dalle violenze su larga scala, responsabilità sostenuta, prima di tutto, dalle autorità nazionali. Una volta che uno Stato fallisce nel proteggere i propri cittadini, allora la comunità internazionale ha la responsabilità di intervenire, attraverso operazioni umanitarie, missioni di monitoraggio e pressioni diplomatiche, ed eventualmente con la forza, ma solo come ultima risorsa. E in caso di conflitto o di ricorso alla forza, questo implica un chiaro impegno internazionale alla ricostruzione delle società disgregate.

Dispiegare truppe militari, sia per operazioni di peacekeeping che di peace enforcement, si è rivelato uno strumento prezioso nel concludere le guerre e garantire la sicurezza degli Stati nel periodo successivo. Ma la dotazione di validi peacekeeper si sta drammaticamente esaurendo. Solamente per svolgere un adeguato mantenimento della pace nei conflitti attualmente in corso sarebbe necessario il doppio delle risorse disponibili. I Paesi industrializzati hanno una particolare responsabilità nell’addestrare i loro eserciti a sostenere operazioni di pace. E volendo affrontare le sfide future, un numero sempre maggiore di Stati dovrà avere truppe a disposizione delle Nazioni Unite, affiancate da mezzi di trasporto aereo ed altri strumenti per assistere le operazioni.

Una volta conclusa la guerra, il processo di costruzione della pace diventa di vitale importanza. Le Nazioni Unite hanno troppo spesso dato scarsa attenzione e risorse limitate a questa critica sfida. Una costruzione della pace di successo richiede un dispiegamento di peacekeepers con mandati chiari e sufficiente capacità di contrastare i nemici di questo processo; fondi per la smobilitazione ed il disarmo, compresi nel budget delle operazioni di peacekeeping; un nuovo fondo fiduciario per colmare le lacune della riabilitazione e reintegrazione dei combattenti, cosi come di obiettivi di ricostruzione; e la concentrazione sulla creazione di una nuova capacità decisionale degli Stati, specialmente dal punto di vista legislativo. Svolgere questo lavoro con successo dovrebbe essere di vitale importanza per le Nazioni Unite.

Le Nazioni Unite nel 21esimo secolo

Per affrontare queste sfide, le Nazioni Unite devono migliorare l’efficienza dei loro organi. Questo significa migliorare l’efficienza dell’Assemblea Generale e del Consiglio Economico e Sociale, assicurarsi che svolgano bene il proprio ruolo, e restituire credibilità alla Commissione per i diritti umani.

Ma questo significa anche migliorare la credibilità e l’efficienza del Consiglio di Sicurezza facendo in modo che la sua composizione rifletta meglio le realtà contemporanee. Il Rapporto fornisce degli spunti per la riforma, e propone due modelli per attuarla, di cui uno coinvolge nuovi membri permanenti senza il diritto di veto, e l’altro nuovi membri a rotazione, rinnovabili ogni quattro anni. Sostiene che ogni riforma sarà comunque da rivedere nel 2020.

Abbiamo altresì bisogno di nuove istituzioni per affrontare le sfide attuali. Il rapporto propone la creazione di una Commissione per la costruzione della pace, un nuovo meccanismo all’interno delle Nazioni Unite, che faccia appello al Consiglio di Sicurezza ed al Comitato Economico e Sociale, ai donatori e alle autorità nazionali. Lavorando in stretto contatto con le organizzazioni regionali e le istituzioni finanziarie internazionali, una commissione di questo tipo potrebbe colmare le lacune esistenti rivolgendo l’attenzione necessaria ai paesi che escono da un conflitto. Al di la delle Nazioni Unite un forum comprensivo dei capi delle 20 maggiori economie mondiali, sviluppate o non sviluppate, potrebbe aiutare la gestione della politica monetaria internazionale, finanziaria, commerciale e dello sviluppo.

Si raccomanda anche una migliore collaborazione con le organizzazioni regionali, e a questo proposito il rapporto stabilisce una serie di principi che regolino una cooperazione più strutturata tra loro e le Nazioni Unite.
Il rapporto auspica un rafforzamento del ruolo critico del Segretario Generale nei temi di pace e sicurezza. Per essere più efficace, il Segretario Generale dovrebbe avere maggior libertà nell’organizzare il segretariato, e dovrebbe esserne ritenuto responsabile. Avrebbe bisogno anche di maggior supporto per il suo ruolo di mediatore, e di nuove capacità per sviluppare effettive strategie di costruzione della pace. Attualmente dispone di un Vice Segretario Generale; con un secondo, responsabile per pace e sicurezza, avrebbe finalmente la possibilità di supervisionare sia le funzioni sociali, economiche e di sviluppo delle Nazioni Unite, che quelle relative a pace e sicurezza.

La strada da seguire

Il rapporto costituisce l’inizio del processo, non certamente la fine. Il 2005 costituirà un’opportunità cruciale per gli Stati Membri nel discutere e progredire sulla base delle raccomandazioni del rapporto, alcune delle quali saranno poi analizzate da un vertice di Capi di Stato. Ma la creazione di un mondo più sicuro richiede molto più di un rapporto o un vertice. Richiederà risorse commensurate alle sfide che si vorranno affrontare; impegni presi e a lungo termine; e soprattutto richiederà capacità di comando, all’interno degli Stati e tra di loro.

* * *

Video della settimana 

Profondamente preoccupato per il deterioramento della situazione della sicurezza nella Repubblica Centrafricana , il Consiglio di Sicurezza ha approvato un'operazione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite per proteggere i civili e facilitare l'accesso umanitario nel paese.

Video della settimana 

In occasione della Giornata internazionale della Madre Terra, il Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite per l'Europa Occidentale, in collaborazione con la  Fondazione Goodplanet,  vi presenta il  progetto “7miliardi di altri”, dei video-messaggi per comunicare paure, sogni, sfide e speranze dei cittadini di tutto il mondo.

 

Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner