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A bordo dei pescherecci a strascico, una rivoluzione silenziosa (FAO)

FAO   COMUNICATO   STAMPA 06/135 it

Un progetto FAO riduce l’impatto della pesca dei gamberetti sull’ambiente.
La BBC ne ha fatto un documentario

 
Roma, 23 novembre 2006 - Il gamberetto, benché piccolo di dimensioni, può avere effetti giganteschi. È il prodotto ittico più ricercato al mondo: ogni anno si stima che ne vengano pescati qualcosa come 3,5 milioni di tonnellate in mare aperto ed oltre 2.4 milioni di tonnellate negli allevamenti d’acquacoltura.
 
Il popolare crostaceo è una vera miniera d’oro per i paesi poveri che lo pescano soprattutto per soddisfare la domanda dei mercati dei paesi ricchi, che ne sono grandi consumatori. I paesi in via di sviluppo forniscono circa il 90 per cento dei gamberetti consumati nei paesi sviluppati, per un totale di ben 8 miliardi di dollari l’anno, dando lavoro a centinaia di migliaia di persone.
 
Ma quella dei gamberetti è anche un tipo di pesca che sfrutta eccessivamente le risorse, che vengono sprecate inutilmente. In alcuni casi, infatti, per ogni chilo di gamberi che si pescano ci sono fino a 20 chili di specie marine pescate accidentalmente che vengono rigettati per morire in mare.
 
Secondo le stime della FAO, in media ogni anno viene scartato l’8 per cento di tutto il pescato – vale a dire oltre 7 milioni di tonnellate.
 
Soluzioni dalle nuove tecnologie
 
Lo scarto delle catture accidentali – una pratica che non soltanto fa grande spreco di risorse ma che può anche avere effetti ambientali più vasti, sia su stock ittici specifici sia sull’intero ecosistema – è da sempre fonte di preoccupazione per la FAO.
 
“La cattura di pesce giovane, che non ha ancora avuto la possibilità di riprodursi, rappresenta una minaccia alla sopravvivenza dell’intera popolazione marina”, spiega Jeremy Turner del Dipartimento Pesca della FAO. “La soppressione su larga scala di pesce catturato incidentalmente è una grave minaccia per la biodiversità dell’intero ecosistema marino, con un impatto negativo anche sulla produttività del settore”.
 
Nel 2002, la FAO insieme al Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), ed al Fondo Mondiale per l’Ambiente (GEF, l’acronimo inglese) ha lanciato un progetto quinquennale di 9 milioni di dollari che punta a ridurre la cattura accidentale nella pesca dei gamberetti.
 
La FAO gestisce le attività sul campo del progetto, lavora con i piccoli pescatori, con le agenzie per la pesca nazionali e con le organizzazioni regionali per l’introduzione di nuovi metodi e tecnologie che aiutino a catturare solo il pesce desiderato, di una certa grandezza ed a lasciar scappare gli esemplari giovani e le specie non desiderate, come per esempio le tartarughe marine (vedi riquadro a lato).
 
La FAO fornisce assistenza tecnica per aiutare i pescatori a modificare le loro reti a strascico e le attrezzature, e tiene corsi di formazione per farne conoscere l’impiego e discutere cambiamenti nelle tecniche di pesca che possano aiutare. L’Organizzazione lavora inoltre con le autorità locali per fare delle prove in mare aperto con imbarcazioni fornite di sensori ad alta tecnologia e monitor subacquei che valutano l’efficacia delle nuove reti a strascico e dei nuovi metodi per continuare a sviluppare meglio queste nuove tecnologie.
 
Contemporaneamente la FAO aiuta i paesi a riscrivere le loro normative in materia di pesca così da promuovere un più ampio impiego delle nuove tecnologie.
 
Notevoli risultati
 
"Abbiamo già avuto risultati notevoli. In alcuni casi le catture accidentali si sono ridotte del 50 per cento”, dice Turner.
 
Questo non solo aiuta gli ecosistemi locali e la popolazione marina, rendendo le zone di pesca più produttive, ma si traduce anche in un risparmio per i pescatori che non devono più spendere così tanto tempo nel selezionare il pescato.
 
In Asia però la situazione è un po’ più complicata. Lì i pescatori possono guadagnare anche solo un dollaro al giorno, e la pesca accidentale spesso non viene gettata in mare. I proprietari dei pescherecci consentono ai pescatori di rivenderla per il consumo sia umano che animale (acquacoltura). “Spesso rappresenta per loro un’importante fonte di guadagno”, spiega Turner, “è evidente che limitarsi a fornire solo nuove tecnologie non basta”.
 
I paesi in cui la FAO realizza il progetto sono Bahrain, Camerun, Colombia, Costa Rica, Cuba, Indonesia, Iran, Messico, Nigeria, Filippine, Trinidad e Tobago e Venezuela. Partecipa inoltre il Centro per lo Sviluppo della Pesca nel sud-est asiatico (SEAFEC).
 
Il documentario della BBC
 
Il progetto FAO è diventato oggetto di un documentario co-prodotto dalla FAO e dalla organizzazione britannica senza fini di lucro “Television Trust for the Environment” che sarà diffuso questa settimana dalla BBC. Il documentario “Potted Shrimp verrà trasmesso dalla BBC World sabato 25 novembre alle 22:30 (ora italiana), domenica 26 novembre alle ore 12:30 ed alla 03:30 di lunedì 27 novembre .
 
Filmato in Messico e nelle Filippine il film di 22 minuti offre un'eccellente visione d’insieme del problema della pesca accidentale e di come cambiare attrezzature e modo di pescare possa fare la differenza.
 
Turner avverte però che “Nonostante questi passi avanti, il problema di un livello di pesca accessoria troppo alto rimane. C’è ancora molto da fare, in realtà le nuove tecnologie sono solo parte della soluzione, non una bacchetta magica che risolve tutto”.
 
 
Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri, Ufficio Stampa FAO
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979
 
Notizie dalla FAO online:  http://www.fao.org/newsroom/it/index.html

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Radio:  Liliane Kambirigi, Responsabile relazioni con le radio, (+39) 06 570 53223
 
TV:  Pina Del Lama, Responsabile relazioni con le televisioni, (+39) 06 570 56515 / 53963
 
Foto:  La fototeca della FAO offre immagini di alta qualità gratuitamente. Visitate il sito:  http://www.fao.org/newsroom/en/photo/
 
Questo comunicato stampa è  pubblicato dall’Ufficio Relazioni con i Media dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO, www.fao.org).

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